Toro News Interviste Muliari: mi piace esaltare il colore granata nei miei quadri.
Interviste

Muliari: mi piace esaltare il colore granata nei miei quadri.

Redazione Toro News
Un cuore Toro artistico, le sue opere sono intrise di bellezza e romanticismo, ha ridato vita agli Invincibili di Superga colorando i loro visi, spesso conosciuti solo in bianco e nero.

Un cuore Toro artistico, le sue opere sono intrise di bellezza e romanticismo, ha ridato vita agli Invincibili di Superga colorando i loro visi, spesso conosciuti solo in bianco e nero, ha saputo soprattutto cogliere l'essenza di un'arte chiamata Toro. Incontriamo Giampaolo Muliari per farci raccontare la sua fede secondo un pittore di gran fama. Intanto ci racconta com’è nata la sua passione per il Toro?  “Vivo da sempre a Lainate, un paese della provincia di Milano, e come tanti di noi anch'io ho avuto la fortuna di nascere tifoso del Toro. E' stato mio padre, tifoso dai tempi del Grande Torino, a trasmettermi questa passione meravigliosa. I miei primi ricordi sono legati al Torino targato Pulici e Graziani, mica roba da poco. Nell'anno d'oro dello scudetto frequentavo la quinta elementare e ricordo ancora bene la gioia di mio padre. "Un'educazione familiare" che ho trasmesso sin da subito a mio figlio Alessandro: oggi ha 13 anni ed è tifosissimo”. Parliamo anche dell’artista Muliari, la sua attività artistica non si svolge solo in chiave granata, immagino. “Dopo il Liceo Artistico e l'Accademia Belle Arti ho iniziato un percorso artistico che continua ancora oggi. Lo strumento preferito è quello della matita e pastello su carta. Mi piace lavorare al tratto, una tecnica che ritengo ideale per rappresentare la tematica che da sempre ricerco: quella della vita e dell'infanzia in particolare. Poter disegnare lo ritengo un grande dono. Il disegno mi offre ogni giorno la possibilità di esprimere i miei sentimenti e di confrontarmi con gli altri potendo manifestare il meglio di me, e questo non è poco”. La prima conoscenza che abbiamo fatto di lei è stata la splendida mostra dei suoi quadri sugli Invincibili che fu allestita a Superga proprio all’inaugurazione del Museo. Che ricordi ha di quel momento? “Tutte le mostre dedicate al Torino sono per me un ricordo di gioia. Quella realizzata nella Basilica è stata particolare per alcuni aspetti. E' stata la giusta conclusione di una mostra itinerante intitolata "Un fiore a Superga chiamato Torino" che per tre anni ha girato l'Italia con cinquanta esposizioni. Una mostra realizzata con i cimeli dell'Associazione Memoria Storica Granata presieduta da Domenico Beccaria, un amico fraterno che non mi stancherò mai di ringraziare per avermi fatto partecipe di questa esperienza meravigliosa. Ma l'aspetto più significativo è stata l'inaugurazione del Museo dedicato ai campioni eterni del Grande Torino. Un Museo piccolo, ma emozionante, allestito con i cimeli della Memoria e impreziosito da altri reperti donati da diversi familiari dei Campionissimi. Il Museo è diretto con grande competenza e tanto amore da Franco Ossola, che più di ogni altro ha dedicato (e continua a dedicare) tempo, passione e cuore al ricordo incancellabile del Grande Torino. Il giorno dell'inaugurazione me lo ricordo bene, tutti noi della Memoria Storica ci siamo arrivati stremati, ma felici, consapevoli di aver regalato alla città di Torino (spesso ingrata) e a tutti gli sportivi (non solo granata) la possibilità di ricordare (attraverso i cimeli) una squadra inimitabile che ha onorato Torino e l'intera Italia”. C’è qualcosa di particolare che le ispirano i Campioni di Superga? “La motivazione principale che mi ha spinto a iniziare un percorso artistico dedicato al Torino (e al Grande Torino in particolare) è stata quella di esaltare il colore granata della nostra maglia, visto che tutte le fotografie d'epoca sono in bianco e nero. Mi sento sempre perfettamente a mio agio nel raffigurare i volti dei giocatori e attraverso il disegno dei loro tratti somatici cerco di esprimere tutta la loro umanità”. E’riuscito a dipingere meravigliosamente anche un certo Meroni, cosa ha rappresentato per lei la farfalla granata? “Come i campioni del Grande Torino anche Gigi Meroni è per me un sogno. Non l'ho mai visto giocare (quando è mancato avevo solo due anni) e l'idea che mi sono fatto di lui è quella di una persona mite, semplice, legata alla sua terra, e soprattutto libera. Questo è Gigi per me”. Ha anche curato due libri sul Toro, può raccontarci com’è nata l’idea delle due pubblicazioni? “Prima di tutto non sono scrittore, non ne ho la capacità e competenza. Le mie esperienze granata editoriali sono due e molto diverse da loro. La prima è legata alla pubblicazione di un volume molto consistente (420 pagine per oltre cinque chili di peso!) intitolato "Un fiore a Superga chiamato Torino", stampato a spese proprie (cioè senza editore.. anche perchè per un libro del genere non l'avrei mai trovato!) per raccontare tutte le mostre dedicate al Grande Torino, ma soprattutto per ricordare tutti gli amici che hanno condiviso e sostenuto questo sogno.
Per realizzare tutto il volume, impaginazione compresa, ho dedicato due anni di intenso lavoro, ma ne è valsa davvero la pena. Non avrei mai immaginato di dare un seguito a questa esperienza fino al giorno in cui ho ricevuto una telefonata da Franco Ossola, sua è l'idea di questo ultimo libro. Franco, dopo aver consultato il suo editore ("Il Punto" di Torino) mi ha proposto di realizzare insieme un'opera dedicata ai cento anni del Torino. La mia partecipazione a questo libro è merito unicamente suo. Le specifiche competenze sono state subito ben definite: a Franco (lo storico) il compito di scrivere i testi, al sottoscritto (l'artista) il compito di realizzare una serie di tavole pittoriche (ottanta) e di curare l'impaginazione. Abbiamo cercato di approfondire al meglio soprattutto i primi decenni che fino ad oggi sono stati un po' trascurati nella pur vasta editoria granata, un impegno gratificato dalla pubblicazione di molte fotografie e documenti fino ad oggi inediti. Il libro, con le sue 320 pagine tutte a colori, si presenta comunque agile nella lettura e coinvolgente per le sue tante fotografie. Il riscontro è stato davvero confortante: la prima edizione numerata è già esaurita e ai primi di gennaio andrà in ristampa una seconda tiratura (questa volta con una edizione più economica non numerata)”. Vista la sua amicizia con Franco Ossola, al quale va il merito di aver sempre lavorato per la memoria del passato, le è mai venuto in mente di dipingerlo? “E' una domanda davvero curiosa. Fino ad oggi ho dedicato diversi disegni al padre di Franco (insieme a Gabetto è il mio giocatore più rappresentato), ma non ho mai disegnato Franco come figlio. Se chiudo gli occhi per un istante immagino questo disegno con Franco figlio che abbraccia finalmente suo padre.
In questi ultimi anni ho avuto il privilegio e la gioia di frequentare da vicino Franco. E' una persona dolce, ma anche tenacemente legata al ricordo del padre che, anche se non ha mai conosciuto e visto, lo ha sempre sentito vicino. Fino a quando ci saranno persone come lui la nostra memoria storica non potrà mai morire”. Venendo all’attualità cosa ne pensa di Cairo? “Non posso che parlarne bene. Il suo merito principale è quello di aver ridato entusiasmo alla nostra tifoseria ormai esausta. Era dai tempi di Emiliano Mondonico (un caro amico) che non rivedevo tanto entusiasmo intorno al Toro. Quello che chiedo al nostro Presidente è di conservare sempre un cuore granata e soprattutto di non tradire mai il valore della memoria”. C’è un giocatore attuale che le piacerebbe dipingere? “Tra i giocatori attuali quello che maggiormente mi affascina è Roberto Muzzi. Mi piace il suo attaccamento alla maglia, la sua voglia di lottare su ogni pallone. Un giocatore da Toro”. Cosa ci riserba in futuro l’artista Giampaolo Muliari? ‘Per quanto riguarda il mio cammino artistico granata il 2006 sarà un anno molto impegnativo. Sto illustrando un catalogo curato da Gianluca Tartaglia che ha raccolto 100 testimonianze dedicate al Torino. Un'opera molto significativa che sarà stampata in proprio e distribuita gratuitamente. Come Associazione Memoria Storica realizzeremo sicuramente alcune mostre dedicate ai cento anni della nostra storia. Sarà una bella occasione per rivedere molti cari amici lontani! E per concludere: un grande abbraccio e tanti auguri a tutti gli amici di Toronews da parte di Giampaolo Muliari’