''Nonostante tutto, sono grato al Torino''
di Igor Stasi
E’ passato al Torino come una meteora, allenandolo per poche settimane durante l’interregno dei lodisti dopo il fallimento del Torino Calcio per mano di Cimminelli e Romero. Poche settimane durante le quali successe di tutto con l’arrivo di Cairo e la diatriba con Giovannone, e Paolo Stringara vide sfumare il suo sogno di allenare i granata in Serie B.
Sono passati cinque anni e il tecnico che ora allena il Cosenza prossimo avversario in Coppa Italia dei ragazzi di Franco Lerda, si è seduto su molte panchine dopo quella breve avventura granata, Perugia, Lucchese, Taranto, Cavese, ma anche oggi non dimentica quell’esperienza all’ombra della Mole con un po’ di rammarico ma continuando a provare affetto per il Toro.
Buongiorno Mister, allora quest'oggi lei e il suo Cosenza verrete a Torino per giocare con i granata il secondo turno di Coppa Italia. Come vi state preparando la partita e quali sono le sue sensazioni nel ritornare a Torino?
Stiamo preparando la partita nel migliore dei modi, poi naturalmente la preparazione è un conto il risultato finale sarà un altro e quello non dipenderà solo da noi. Nonostante questo c’è da parte nostra tanta voglia di disputare una partita importante per noi, per il Cosenza e per il nostro campionato consapevoli di incontrare una grande squadra come il Torino che punta alla Serie A Ma questo ci permette di venire a Torino senza pressioni a giocarci la partita tranquillamente.
Dopo la breve avventura nel Torino che cosa ha fatto Paolo Stringara in questi ultimi cinque anni?
Ho fatto la mia strada di allenatore serio, onesto e che ha voglia di lavorare senza nessun problema. Ho seguito con molta simpatia il Toro, che è stata un’esperienza che seppur cortissima mi è rimasta dentro.
Di quell’estate del 2005, quando i "lodisti" la chiamarono ad allenare un Toro appena risorto dalle proprie ceneri, che cosa ricorda?
Ricordo che la squadra che alla fine vinse il campionato e raggiunse la promozione era quella che era stata costruita da noi con Padovano nelle vesti di Direttore Sportivo e salvo Taibi e Rosina erano tutti giocatori che avevamo cercato e preso noi, e questo mi fa provare da una parte un po’ di rimpianto ma dall’altra anche un certo piacere perché vuol dire che alla fine nonostante l’emergenza avevamo lavorato bene.
Con i "lodisti" c’era un buon rapporto, mentre con Cairo? Vi siete parlati?
Con i lodisti non ho mai avuto nessun problema, mentre io e Cairo non ci siamo mai sentiti. E’ stato quello magari che mi ha lasciato un attimo interdetto, ma alla fine era un suo diritto scegliere quello che riteneva giusto. Ha cambiato tutto, dal direttore sportivo all’allenatore al magazziniere, ma ripeto non ho mai imputato né imputo nulla a Cairo per questo perché ha esercitato un suo diritto legittimamente.
Quindi non ha uno spirito di rivalsa nei confronti del Torino? Se lo ricorda ancora con affetto?
Assolutamente, anzi provo un sentimento di gratitudine nei confronti del Toro, perché avere l’onore e l’opportunità di allenare i granata anche solo per un mese scarso non capita a tutti.
Tornando al suo Cosenza che tipo di campionato pensate di fare? Quali sono i vostri obbiettivi?
Speriamo in tanto di poter fare questo campionato, poi noi abbiamo la voglia di fare bene anche perché Cosenza è calcisticamente parlando una piazza importante che non merita di stare in questa categoria.
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