Oskar, gli Statuto, il Toro e 'Le strade di Torino'
Oskar, leader degli Statuto, gruppo autenticamente torinese e
granata. Oggi esce il vostro nuovo album “Le strade di Torino”.
Cosa rappresenta per la vostra carriera?
“E’ il primo live fatto in vent’anni di carriera. E’ una raccolta
dal vivo di tutti i nostri più grandi successi, da ‘Abbiamo vinto
il festival di Sanremo’ a ‘Grande’ fino alle canzoni più recenti.
Ci mancava un’esperienza del genere, abbiamo colmato il vuoto.
Facendo una cosa gradita, almeno spero, nei confronti
del nostro pubblico”.
Anche la scelta del prezzo di copertina, 15 euro, per un doppio cd,
mi sembra fatta per venire incontro alle esigenze del pubblico.
“Mi sembra una questione di rispetto. Non si può pretendere,
in un momento come questo, che la gente spenda 35 o 40 euro per un
disco”.
Parliamo di Toro, innanzitutto dando come ufficiale una notizia
nell’aria da tempo. Saranno gli Statuto a fare il nuovo inno del Toro.
“Ci è stato commissionato questo lavoro e ringraziamo la società
che ci ha dato questa opportunità.
Ora aspettiamo che decida chi è deputato a farlo.
Il sogno? Farlo ascoltare allo stadio il 17 maggio se… ma non
diciamo nulla per scaramanzia”.
Ma se dovessi scegliere tra l’inno ufficiale e il ritorno in serie A
del Toro?
“La seconda che hai detto, ovviamente. Il risultato sportivo
viene prima di tutto”.
Come stai vivendo questa stagione, da artista e da tifoso?
“Con l’entusiasmo di chi ha visto rinascere la propria squadra,
dopo averla vista sparire. Per questo, dico calma e gesso
in questo momento: non dimentichiamoci cosa abbiamo passato in estate,
le difficoltà che abbiamo superato.
Qualche mese fa nessuno avrebbe immaginato di poter lottare per la
serie A, ora ci siamo anche noi e se la squadra ha perso qualche colpo
ultimamente, è proprio adesso che bisogna fare gruppo e restare uniti.
Con l’appoggio di tutta la tifoseria”.
Ma riesci a conciliare la tua attività con la passione granata?
“Giocando il sabato pomeriggio, per me è una tragedia.
La domenica era diverso, ma tant’è. In questo periodo, fino a febbraio,
non siamo in tournée, per cui riesco ad andare a vedere un po’ di partite.
Però quello che è incredibile è l’affetto che trovo anche lontano
dal Piemonte. Il Toro ha tifosi in tutta Italia e riscuote simpatie
anche da parte dei tifosi di altre squadre, ce ne rendiamo conto durante
i nostri concerti”.
Chiederti chi è il tuo giocatore simbolo è fin troppo facile…
“Per noi è stato un onore avere Paolo Pulici in uno dei nostri video.
Per me è stato il simbolo del Toro del dopo Superga. Ricordo ancora
le emozioni e la paura di quel pomeriggio contro il Cesena,
il giorno dello scudetto.
Allora giocavo nei ragazzi del Toro ma non ero stato scelto per fare il
raccattapalle, sono andato in tribuna. Che sofferenza, ma alla fine si
è liberata una incontenibile gioia”.
Per chiudere, Oskar, ma quando risentiremo gli Statuto in concerto
a Torino?
“Mai. Abbiamo chiuso con il concerto dell’ottobre 2004.
Qui c’è un cartello che domina su tutto nell’ambiente musicale,
che vuole decidere tutto e controllare tutto,
noi non ci stiamo e abbiamo deciso di farci da parte”.
Ma neanche se vioffrissero di suonare dal vivo al Filadelfia?
“Vogliamo la ricostruzione del Fila, ma noi non ci canteremo. Forza Toro!”
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