Toro News Interviste Padovan a TN: "Cairo inizia a pensare che avere un club non sia un vantaggio"
Interviste

Padovan a TN: "Cairo inizia a pensare che avere un club non sia un vantaggio"

Andrea Calderoni
In esclusiva su Toro News le parole dell'ex direttore di Tuttosport che fa il punto sul calcio italiano e sul futuro di Urbano Cairo nel Torino

Giancarlo Padovan torna a parlare in esclusiva su Toro News. L'ex direttore di Tuttosport fa il punto sul calcio italiano e sul futuro di Urbano Cairo nel Torino.

Buongiorno Giancarlo. Come vede il futuro del nostro calcio a una settimana dalla disfatta bosniaca? "Vedo nero perché sono ancora scosso dall'eliminazione, la terza consecutiva, la quarta complessiva, dal campionato del mondo. Vedo nero perché domenica in Udinese-Como c'era un solo italiano in campo. Vedo nero perché temo che le elezioni federali di giugno non porteranno a modifiche sostanziali, cambierà l'uomo al comando ma non so quanto i programmi, che ancora non conosciamo, saranno aderenti a un cambiamento strutturale. Sono parecchio pessimista, nel mio pessimismo incide molto l'eliminazione in Bosnia".

Cosa può fare nel suo piccolo o nel suo grande, dipende dai punti di vista, il Torino? "Tradizionalmente il Torino ha avuto un grande settore giovanile. Deve tornare a sfornare giocatori dal proprio settore giovanile: il Torino è chiamato a fare questo. Deve tornare ad avere una vocazione formativa per i giovani e per la sua Prima Squadra. Si può avere un ceppo italiano che gioca in campo regolarmente sia in Primavera sia in Prima Squadra. Le leggi non pongono obblighi ma nessuno impedisce a una squadra italiana come il Torino di avere un nucleo di italiani in campo. Almeno fino all'Under-21 tanti nostri ragazzi sono molto bravi, del resto le Nazionali giovanili ben si comportano. Bisogna però avere coraggio nelle Prime Squadre. Mi è balzata all'occhio una frase di Klinsmann, uno che non considero un filosofo del calcio; però ha detto una cosa, secondo me, molto veritiera: in Italia Yamal sarebbe in Serie B e non farebbe quello che sta facendo con il Barcellona in Liga e in Champions League".

Quanto ha inciso la contestazione nella scelta di Urbano Cairo di aprire a una fase di studio per la cessione del club? "La contestazione non ha aiutato il presidente a rimanere sereno al suo posto. Il presidente aveva una grande passione per il calcio, l'ha presa ormai ventuno anni fa coronando la sua ambizione. Al tempo ero direttore di Tuttosport e come giornale appoggiammo l'ascesa di Cairo. Non l'appoggiammo soltanto noi ma un po' tutto il mondo granata perché si pensava potesse essere una svolta. Purtroppo non è stata una svolta. Adesso, secondo me, Cairo vuole concentrarsi maggiormente sulla sua attività di editore e inizia a pensare che avere un club di calcio non sia un vantaggio, soprattutto perché proprietario del quotidiano sportivo più importante d'Italia. Detto questo le minaccie e le continue scritte sui muri non lo stanno invogliando a restare".