Pellegatti a TN: "Ricordo un Abate incisivo e ambizioso: gli auguro di lottare per l'Europa"
Il Torino ha scelto il nuovo tecnico, ma ora resta una domanda: chi è Ignazio Abate? Un giovane allenatore? Un anziano giocatore? Anche se, in alcune realtà, probabilmente non sfigurerebbe neanche come terzino destro, una volta appesi gli scarpini al chiodo, Abate ha scelto la via della panchina. Partito dalle giovanili del Milan, per poi arrivare ad essere uno dei capitani della formazione rossonera, proprio quelle giovanili dove ha iniziato il proprio percorso da calciatore l'hanno visto muovere i primi passi da tecnico. Poi, con la formazione, comunque molto giovane, della Juve Stabia, il classe 1986 si è messo in gioco e, con qualità, sta conquistando l'esordio in Serie A anche dalla panchina. Resta la domanda: chi è Ignazio Abate? Scopriamolo insieme alla voce per eccellenza sul Milan: Carlo Pellegatti, che ringraziamo per la grande disponibilità.
Buongiorno Carlo, cosa pensa di Abate al Torino? “Mi sembra una bella opportunità. L'avevo visto a Monza, durante Monza-Catanzaro e sperava di ricevere delle buone proposte. Il Torino è una proposta allettante con un buon pubblico. Insomma, una delle squadre di grande blasone del campionato italiano. È un allenatore giovane, ha fatto bene nella Primavera, ha fatto molto bene con la Juve Stabia. Chiaro che è un'incognita, come tutti gli allenatori che salgono da categorie inferiori a categorie superiori. Questo però è normale, come è un’incognita anche un allenatore bravo che arriva dall'estero, per esempio”.
Grinta e impegno: le caratteristiche di Abate
L’ha visto in tutte le sue fasi, dalle giovanili, alla fascia destra, alla panchina. Com’è cambiato Abate in tutti i suoi ruoli a livello di personalità e comunicazione? “È sempre stato un ragazzo molto educato, comunicativo. Non si è mai tirato indietro. Non è uno che palleggia a centrocampo, quando deve dire le cose affonda. Ricordo che da giornalista era bello intervistarlo perché è stato un giocatore da titoli. Non era mai banale la sua intervista. I giornalisti torinesi che lo seguiranno saranno fortunati perché non sarà un allenatore banale. È incisivo. Mi sembra molto ambizioso, nel senso positivo del termine. Mi dispiace per Roby D'Aversa, che ha fatto bene. Però questa è stata la scelta del Presidente”.Abate non era forse il talento più puro del Milan in cui ha giocato, ma in campo ha sempre dato grinta e impegno. Questo lato del suo carattere emerge anche in panchina? “Sicuramente. Perché, pur non essendo un giocatore nato con grande talento, è riuscito ad arrivare dove è arrivato. È un giocatore che giocava innanzitutto in un Milan “berlusconiano”, che poi ha vinto lo scudetto con Allegri. Ha una storia eccellente. E, per quello che riguarda anche l'applicazione, si è sempre molto applicato. Pretenderà questo anche dai ragazzi più giovani. Cioè, anche i giocatori magari sulla carta non fra i migliori cercherà sicuramente di spingerli e pretenderà più da loro che da altri”.
Giovani ed esperti: la sfida di Abate
Sia nelle giovanili del Milan, sia alla Juve Stabia, sembra un allenatore fatto per allenare i giovani. Quanto potrà essere centrale questo aspetto? “Essendo nato con i giovani, adesso il suo salto di qualità è rapportarsi con i meno giovani. Questo sarà importante, perché è un allenatore che si è portato dietro un'esperienza. Lui era uno dei capitani del Milan, quindi si rapportava bene da giocatore con qualsiasi persona. È stato un giocatore che, pur essendo di livello magari inferiore sul piano tecnico, si rapportava bene sia sul campo che a livello umano con quelli più bravi di lui. Non dimentichiamo che giocava con i Seedorf, che giocava con gli Inzaghi, con questi giocatori. Quindi secondo me da allenatore bisogna capire la gestione con i leader della squadra. Questa è un'incognita, come tutti i ragazzi che vengono dal basso, perché devi parlare con Zapata, con i giocatori già affermati, con i giocatori che hanno giocato in grandi squadre, Simeone.... Lì deve fare un salto di qualità”.Proprio perché ha avuto a che fare con i grandi del calcio, i loro insegnamenti possono tornargli d’aiuto nell’esperienza in panchina. “Certamente. Avendo giocato ed essendo stato allenato da queste figure, indubbiamente ha visto come queste figure si comportavano con i giovani e i meno giovani. Potrà prendere spunto da queste esperienze”.
Se dovesse fare un augurio sincero a Ignazio per questa sua nuova avventura in granata cosa gli direbbe? “Il mio augurio è di lottare per un posto in Europa con il Torino”.
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