Toro News Interviste Policano: ''Mancano giocatori di carattere''
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Policano: ''Mancano giocatori di carattere''

Edoardo Blandino
di Edoardo BlandinoRoberto Policano è un giocatore che il pubblico ricorda bene. Aveva una grinta da vendere e una propensione a offendere non indifferente. Non sono tanti i calciatori che come lui hanno lasciato il segno nello spogliatoio granata. Da calciatore ha indossato le maglie di Genoa, Roma, Torino e Napoli e proprio con i Grifoni ha dei ricordi bellissimi: «Certamente i Grifoni...

di Edoardo Blandino

Roberto Policano è un giocatore che il pubblico ricorda bene. Aveva una grinta da vendere e una propensione a offendere non indifferente. Non sono tanti i calciatori che come lui hanno lasciato il segno nello spogliatoio granata. Da calciatore ha indossato le maglie di Genoa, Roma, Torino e Napoli e proprio con i Grifoni ha dei ricordi bellissimi: «Certamente i Grifoni sono stati il mio trampolino di lancio. Ho esordito nel derby e ho bellissime memorie. L’unico rammarico per me è stato l’addio a quella maglia. L’allora presidente Spinelli spinse i tifosi a credere che la decisione di andare via da Genoa fosse mia. Invece non è stato affatto così, anzi lui incassò un bel po’ di soldi grazie alla mia cessione». Adesso però che ha smesso con il calcio giocato è rimasto nell’ambiente e oggi lavora per l’Udinese.

Roberto Policano, iniziamo parlando dell’attualità. Come si trova a Udine?
Decisamente bene. Sto lavorando in una società che mi da fiducia e sto bene qui all’Udinese. Si lavora bene, c’è gente seria e si da fiducia ai giovani. Lavoriamo molto sullo scouting e sulla ricerca dei giocatori. È difficile trovare in questo momento un’organizzazione migliore. Se ho avuto contatti con il Toro per un ruolo in società? Assolutamente no, però è certo che se dovesse arrivare una chiamata dai granata con certi progetti e certe mansioni sarebbe difficile dire di no...

A proposito, a Torino rimpiangono ancora Asamoah. Non conveniva fare di tutto per tenerselo stretto?
C’era un discorso diverso sul ragazzo. Non gli è stata data l’opportunità di giocare, lo ha fatto solo con la Primavera. Era molto giovane all’epoca, appena 18enne. Per un giocatore come lui è stato più facile trovare spazio a Udine, una Piazza dove si punta molto sui giovani. Al Toro dare spazio ai baby purtroppo è difficile e non dovrebbe essere così.

Entrando invece in argomento campionato. Domenica c’è Torino-Genoa, una partita importantissima per i granata. Che match sarà?
Prima della gara con il Napoli parlavo di motivazioni. Adesso il discorso è identico, anzi ancora più valido. Una vittoria sarebbe un grande passo in avanti verso la salvezza. Credo che i ragazzi ce la metteranno tutta in campo e raddoppieranno le forse per raggiungere l’obiettivo prefissato. Il Genoa? Ormai hanno raggiunto ciò che volevano. Non ci sarà più la tensione e l’approccio alla gara che abbiamo visto in altre occasioni e il Toro dovrà sfruttare questo fattore psicologico per portare a casa tre punti.

La classifica oggi non sorride al Toro. Cosa è successo?
È stata una stagione difficile. Purtroppo ci si sono messi in mezzo anche infortuni a ripetizione e scelte tecniche, ma quando si sbaglia si sbaglia tutti quanti: società, allenatori, giocatori, sono tutti responsabili. Io credo che in fondo sappiano di non aver fatto il massimo. Ma quando le annate nascono storte è difficile raddirzzarle.Ora però bisogna concentrarsi e raggiungere l’obiettivo minimo.

Parlando di stagione difficile, è quasi impossibile non pensare che in questi anni il Toro sia al punto di partenza, rispetto a quando è tornato in Serie A.
Non sono dentro la società, ma da fuori ho avuto l’impressione che non ci sia stata continuità nel lavoro. Si sono cambiati tanti, troppi giocatori. Peccato, perché tornando su dalla Serie B c’era l’opportunità davvero di gettare le basi per un nuovo progetto.

Lei era considerato un giocatore tosto. Questa stagione si sono visti giocatori svogliati. Se lei fosse stato nello spogliatoio granata avrebbe strigliato un po’ tutti i compagni?
Qualcuno nello spogliatoio qualche strigliata l’ha data di certo. Purtroppo il carattere è una cosa che o possiedi o non è possibile imparare. Penso che un errore della società sia anche stato quello di non acquistare giocatori caratterialmente forti. Due o tre uomini possono bastare per scuotere l’ambiente e dare una sterzata importante.

Di gol in carriera ne ha segnati parecchi. Oggi, però, nel calcio italiano, sembra che i terzini pensino più a difendere che ad altro. Come mai?
A dire il vero io non mi considero neppure un difensore. Noi giocavamo con un attaccante e con i centrocampisti che si inserivano. La verità è che il mio compito era addirittura legato più alla fase offensiva che difensiva. È normale che in moduli come il 4-4-2 si chieda ai terzini di coprire di più, anziché offendere. Ecco tutto.

Allora ci dica la verità, esistono suoi eredi in quel ruolo?
Giocatori buoni in giro ce ne sono. Mi piace molto Pasqual della Fiorentina, anche se in questa stagione a Firenze è arrivato Vargas, che è un ottimo giocatore. A destra c’è Santon, che è il futuro della Nazionale. Ma anche per quanto riguarda il Torino credo che Pisano abbia fatto bene: è un calciatore lineare, capace di fare bene la fase difensiva.