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Interviste

''Porto il Toro nel cuore''

Roberto Maccario
di Roberto Maccario In occasione del match in programma al Garilli di Piacenza sabato pomeriggio abbiamo contattato il doppio ex Gigi Simoni, giocatore e allenatore del Torino e anche mister del Piacenza.  Buonasera Mister, sabato si affronteranno due squadre che lei conosce bene, il Torino e il Piacenza, cosa ci può raccontare dell’esperienza...

di Roberto Maccario

In occasione del match in programma al Garilli di Piacenza sabato pomeriggio abbiamo contattato il doppio ex Gigi Simoni, giocatore e allenatore del Torino e anche mister del Piacenza.

Buonasera Mister, sabato si affronteranno due squadre che lei conosce bene, il Torino e il Piacenza, cosa ci può raccontare dell’esperienza con questi due club ?
Il Toro lo porto sempre nel cuore: ho vissuto sotto la mole tre anni stupendi da calciatore, ho avuto la fortuna di giocare con compagni di grande valore, ho giocato una finale di Coppa Italia e conquistato il terzo posto in campionato. Come allenatore invece ho vissuto un’ esperienza difficile: sono arivato all’inizio della gestione Cimminelli, c’era grande entusiasmo ma purtroppo non ho potuto lavorare con tutti i giocatori fin dal ritiro estivo perché molti vennero acquistati solo in seguito e dopo poche giornate venni esonerato per far posto a Camolese. Mi dispiace molto perché io sono da sempre un tifoso granata e ci tenevo a lasciare il segno. A Piacenza è stata un’annata ancora piu’ travagliata: venivo dall’Inter e la gente si aspettava molto da me, inoltre una frangia della tifoseria mi è stata da subito ostile per il mio passato alla Cremonese, con cui c’è grande rivalità; siamo partiti male, sono iniziate subito le contestazioni, non sono mai riuscito a stringere un bel rapporto con l’ambiente biancorosso ed è giunto l’esonero a metà stagione

C’è qualche episodio che ricorda con particolare piacere legato al suo passato in granata?
Si, uno. Ricordo la convocazione in nazionale da parte di Edmondo Fabbri; alla fine di una partita del Toro Rocco ci radunò tutti negli spogliatoi e disse che tre di noi erano stati chiamati in azzurro : Puja, Rosato ed il sottoscritto, poi ci abbracciò e ci baciò come suo solito.

Lei ha avuto la fortuna di giocare nel Torino negli anni ’60, insieme a Gigi Meroni, come ricorda la ‘’farfalla granata’’?
Era un ragazzo d’oro, meraviglioso,e lo dico senza nessuna retorica. In quel periodo ero a Torino completamente da solo perché la mia famiglia era rimasta a casa e con lui feci subito amicizia: spesso ero a casa sua dove giocavamo a carte in mansarda e spesso andavamo a mangiare insieme al ristorante. Avevamo un rapporto molto stretto, forse alcuni possono pensare che Meroni fosse un tipo un po’ troppo stravagante ma era un artista vero,disegnava l’arredamento del suo appartamento ed i suoi vestiti ed era bravissimo a lanciare delle mode. Inoltre era molto amato da tutti i compagni; noi eravamo le due ali della squadra e ci invertivamo a seconda dell’avversario,per esempio quando incontravamo l’Inter io preferivo incrociare Burgnich e lui Facchetti, Rocco ci lasciava questa libertà di scelta.

Tutti la ricordano per l’espulsione nel match contro la Juventus del campionato’97-’98, quando sedeva sulla panchina dell’Inter, in seguito al rigore negato a Ronaldo, cosa ci racconta di quella giornata e qual è il suo parere sui famosi scandali di quegli anni?
E’una questione di cui si è già parlato fin troppo: in quegli anni si parlava di alcuni favoritismi verso la Juventus, io non sto a sindacare, semplicemente in quel campionato, dopo due episodi dubbi contro Empoli e Udinese, arrivò anche quello contro di noi e allora mi arrabbiai. Ora io non so dire se l’arbitro fosse in malafede o meno, certo è che la mia reazione fu anche figlia del grande nervosismo perché la posta in palio era molto alta, ci giocavamo lo scudetto. Il dolore in quel momento fu struggente e,col senno di poi, è stato un bivio della mia carriera; io però non porto rancore verso nessuno e non nego che in quella stagione la Juventus avesse una squadra fortissima.

Lei è stato a Torino sotto la gestione di Cimminelli, un presidente prima osannato e poi contestato, proprio come Cairo. Potrebbe istituire un parallelo tra i due ?
Da subito Cimminelli non mi ha dato l’impressione di essere un presidente molto interessato alla squadra mentre mi sembra che Cairo ci metta piu’ passione e sia piu’ orgoglioso del ruolo che riveste. Entrambi sono partiti con grandi progetti ma poi hanno commesso molti errori. In realtà però non posso giudicare a fondo perché ho vissuto solo una minima parte dell’era Cimminelli.

Cosa ci dice del Torino odierno?
Purtroppo, nonostante sia un tifoso granata, non ho molto tempo per seguire la squadra perché il sabato spesso sono in viaggio per le trasferte del mio Gubbio. Sicuramente è un organico che ha delle buone potenzialità, con dei giocatori di livello come Bianchi e Iunco, credo però onestamente che nella categoria ci siano squadre piu’ forti come Atalanta, Siena, Livorno e lo stesso Empoli, che mi ha impressionato. Nel calcio però tutto può succedere e spero che i risultati mi smentiscano .Lerda è bravo ma deve essere aiutato dall’ambiente perché allenare in una piazza così importante è molto piu’ complesso che allenare in Lega Pro.

Al momento lei è il direttore tecnico del Gubbio, come stanno andando le cose?
Ho accettato questa proposta piu’ per divertimento che per lavoro perché qui ho molti amici essendo venuto per diversi anni in ritiro con il Napoli. Con la mia esperienza voglio dare una mano alla società per farla crescere; e quest’estate ho avuto anche l’occasione di affrontare i granata in amichevole.

Nella società umbra giocano alcuni talenti interessanti come il gioiellino Emanuele Testardi, di proprietà della Samp, un parere su questo ragazzo?
Purtroppo ha fatto fatica ad ambientarsi da noi, anche perché la Lega Pro è una categoria tosta. Ha avuto un rendimento altalenante, è partito bene ma poi ha subito un infortunio e si è spento. Forse ha pagato un po’ di inesperienza o forse si è montato la testa dopo tanti complimenti.

Grazie mille Mister.
Grazie a voi.