Toro News Interviste Roberto Policano: "Espulsione nel derby? Lo ammetto, sono stato uno stupido"

Roberto Policano: "Espulsione nel derby? Lo ammetto, sono stato uno stupido"

Andrea Calderoni
Le parole di "Rambo" a Toro Storia: "Auguro ad ogni giocatore di calcio l'emozione di giocare nel Torino"

"Auguro ad ogni giocatore di calcio l'emozione di giocare nel Torino": esordisce così Roberto Policano intervistato da Toro Storia (il podcast completo sarà ascoltabile tra qualche ora proprio sulla piattaforma di Toro Storia). Il suo viaggio nei meandri dei colori granata va ripercorso. I tifosi lo ricordano soprattutto con il soprannome di “Rambo”, nome d’arte che nacque durante la sua esperienza sotto la Mole, ispirato sia dal suo spirito indomito e battagliero in campo, sia dalla folta capigliatura che ricordava il celebre personaggio cinematografico. Con la maglia del Torino ha vinto la Mitropa Cup nel 1991 e si è distinto nei derby di Torino con gol memorabili contro la Juventus. "Salire a Superga il 4 maggio è da pelle d'oca perché vedi una marea di gente silenziosa e rispettosa. Quando Cravero leggeva i nomi, il magone ti veniva e capivi fino in fondo perché questo club ha tifosi che lo sosterranno fino in fondo" ricorda Policano.

Cos'è stato il Torino? "Una parentesi della mia carriera molto importante. Ho conosciuto un ambiente di cui avevo soltanto sentito parlare. Pensavo ci fossero delle manie di grandezza, come si fa quando si parla abitualmente. Invece, quando sono arrivato al Torino il primo giorno di allenamento mi sono presentato al Filadelfia e ho visto i resti dell'aereo del 1949. Ho capito subito che l'atmosfera era diversa, ho capito che non erano manie di grandezza. Giorno dopo giorno quella maglia ha iniziato a entrare dentro di me, è diventata cucita addosso. Auguro a tutti i calciatori un'esperienza con la maglia del Torino. Dal punto di vista emotivo è stata una tra le più grandi cose che ho provato".

Che stagione fu la 1991/1992, quella della finale di Coppa Uefa? "Mancò la ciliegina sulla torta. Fu una stagione ricca di buoni risultati e di emozioni. Abbiamo incontrato squadre non semplici, Boavista e AEK Atene. Più le cose progredivano più le difficoltà si sommavano, però noi siamo diventati spavaldi nel corso dei mesi. Eliminare il Real Madrid resta bellissimo, però c'è il rammarico della doppia partita con l'Ajax, soprattutto per le occasioni avute".

A capo di quel Toro c'era Emiliano Mondonico: il vostro rapporto? "Beh, il mister è stato un grande, sotto tanti punti di vista. Ammetto che io e Bruno eravamo un po' discoli ma lui trovava sempre la parola giusta per stemperare e non caricare ancora di più la situazione che si era creata. Ci ricordava che eravamo importanti anche quando magari eravamo fuori perché squalificati".

In effetti, ci sono state un po' di espulsioni, le più eclatanti contro Real Madrid e Juventus. A distanza di anni le trova giuste? "A mente lucida è tutto diverso. Ammetto che nel derby sono stato davvero uno stupido: intervento da dietro di Casiraghi, già ammonito, io invece di aspettare il suo secondo giallo reagisco ed esce la mia indole. Ho pagato le conseguenze dei miei atteggiamenti non arrivando dove sarei potuto arrivare con modalità diverse".

Il rapporto con Borsano? "Un rapporto diverso rispetto a quello abituale tra un giocatore e un presidente. Di solito puoi avere remore, con lui no perché era sempre al campo, veniva a salutarci e a parlarci. Ci faceva domande, ha sempre fatto sentire la sua vicinanza alla squadra, anche nei momenti più difficili. Non è il presidente che si vede solo la domenica. Ha dato tanto al Torino, forse troppo, perché poi ha dovuto lasciare essendo l'impegno più grande delle sue possibilità".