Toro News Interviste ''Torino, vinco e resto. Mercato, bisognerà anche spendere''
Interviste

''Torino, vinco e resto. Mercato, bisognerà anche spendere''

Redazione Toro News
di Valentino Della Casa - Da diverso tempo preferisce lavorare fuori dai riflettori, nonostante siano state molte le voci che hanno riguardato il suo futuro a Torino. Non una smentita, non una conferma. Soltanto la certezza, come si è potuto leggere a più riprese su queste pagine, che in caso di promozione il binomio con Ventura non si sarebbe spezzato. In esclusiva per Toro News, il confermato (per altri due anni)...

di Valentino Della Casa - Da diverso tempo preferisce lavorare fuori dai riflettori, nonostante siano state molte le voci che hanno riguardato il suo futuro a Torino. Non una smentita, non una conferma. Soltanto la certezza, come si è potuto leggere a più riprese su queste pagine, che in caso di promozione il binomio con Ventura non si sarebbe spezzato. In esclusiva per Toro News, il confermato (per altri due anni) ds granata Gianluca Petrachi (in foto N. Campo) si confida, tornando sulla stagione appena trascorsa e sui programmi per quella futura.

Direttore, buon giorno. Quest'anno, come l'anno scorso: la sua permanenza in granata sembrava agli occhi di molti piuttosto difficile.
E invece sono rimasto, come qualcuno di voi ha scritto, perché sento di poter ancora dare moltissimo al Toro. Le voci create ad arte non le considero neanche, sono tendenziose e volte a screditare il mio operato e quello della società.

Eppure l'anno scorso disse: “vinco e me ne vado”. Forse non intendeva la Serie A, come vittoria?
Quella frase era una provocazione, perché ero convinto di poter vincere. E, come pensavo, ce l'abbiamo fatta. Tutti insieme. Ma non me ne vado. È vero, ho vinto, ma non ho alcuna intenzione di abbandonare una creatura che con tanto sacrificio, abnegazione e professionalità ho messo in piedi. Sarebbe stato come andare via sul più bello, quando le cose si fanno molto interessanti. Siamo una delle poche società che, con il mercato in attivo, sono riuscite a raggiungere gli obiettivi prefissati. Non mi sembra una cosa da poco.

Già, il bilancio. Qualche mese fa un dossier di Toro News (qui la parte 1, 2 e 3) parlava della differenza di spesa dal primo anno di B con Foschi a quest'ultimo. Il monte ingaggi è crollato quasi del 40%, può confermare?
Sì, confermo, le cifre sono corrette e fanno capire il radicale cambiamento gestionale degli ultimi due anni. Non soltanto per il monte ingaggi, ma anche per il budget di investimento. Quest'anno abbiamo speso pochissimo (circa 3 milioni reali, ndr) e siamo arrivati in Serie A. Guardando anche alle altre, Sampdoria, Padova e Sassuolo hanno speso ben di più. Due di queste non sono neanche più in corsa, una si gioca la finale ed ha finito il campionato al sesto posto. Sempre meglio che niente, certo, ma credo che soprattutto per i blucerchiati ci si aspettasse un campionato ben diverso.

È la dimostrazione che anche senza spendere tanto si può fare molto?
Sì, è la dimostrazione, ma questo non deve essere un alibi. In Serie A le cose cambiano, e dovremo essere altrettanto bravi noi a modificare alcuni criteri. Quest'anno non si può non mettere in conto qualche sacrificio economico, anche perché la rosa, per quanto competitiva, necessita di miglioramenti qualitativi adatti alla categoria. Bisogna essere consapevoli, e lo siamo, che qualche investimento importante andrà fatto, perché dobbiamo confermare la Serie A, dopo esserci arrivati con questa strepitosa cavalcata. Inutile dire a chiare lettere che il nostro obiettivo sarà solo e soltanto la salvezza.

È possibile quantificare il budget a disposizione?
No, perché io non ho mai lavorato con un budget fisso. Solo con i Moratti si può avere una lista della spesa con un budget prestabilito. Da quando sono a Torino, mi sono sempre confrontato con allenatore prima, presidente poi per quanto riguarda i nuovi arrivi. Segnatamente, se parliamo di budget: la situazione economica di questo periodo non permette follie. Dobbiamo fare moltissima attenzione a quello che è il bilancio, valutando caso per caso. Se poi c'è un giocatore per il quale siamo convinti che valga la pena fare un sacrificio, allora mi siedo al tavolo con il presidente giustificando per quale motivo il giocatore in questione debba essere acquistato subito e a determinate cifre.

È un meccanismo che funziona?
Sì, anche perché il presidente, io e mister Ventura viaggiamo tutti di pari passo. Ci confrontiamo quotidianamente, tutti e tre, con la consapevolezza che se dobbiamo acquistare qualcuno non sono soltanto io a deciderlo, o soltanto Cairo, o soltanto Ventura. Ma tutti insieme. È forse questo che ci ha permesso di lavorare bene sin da subito, la scorsa Estate.

Già, mister Ventura. Anche quest'anno il tandem con l'allenatore non ha tradito le attese.
Bisogna sempre considerare il fatto che io ho lavorato con Ventura sia da giocatore, sia da direttore sportivo. Posso dire di conoscerlo molto bene, probabilmente qui a Torino sono la persona che lo conosce meglio in assoluto. Non è un caso, infatti, che anche a Pisa quando lavorammo insieme andò tutto a meraviglia, mentre l'anno dopo successe quel che successe. Con Ventura, non lo nego, ci sono stati anche momenti di grande scontro, quando ero giocatore. Ma questo mi ha permesso di capire bene tutti i lati del suo carattere e in questo modo ho anche potuto aiutare i nuovi giocatori, che non lo conoscevano, a saperlo subito prendere per il verso giusto.

Il mister si aspettava un ambiente così caldo, o ne è rimasto anche lui scottato?
Ventura è un allenatore non navigato, di più. Sapeva benissimo, quando accettò la nostra proposta, che l'ambiente granata è molto particolare. Ha patito l'ambiente? Affatto. Però ha lui stesso ammesso che alcune cose, nonostante la sua grande esperienza anche in altre piazze importantissime, non le aveva ancora mai viste. Durante l'anno, anche alla luce di come lo avevo “preparato” nei primi mesi di Torino, ha capito cosa poteva funzionare e cosa, invece, non sarebbe stato efficace. Anche questo lavoro portato avanti insieme ha permesso quella fondamentale coesione tra tutte le componenti per raggiungere il nostro obiettivo.

C'è stato un momento, durante questa stagione, in cui ha temuto che il Toro non ce la potesse fare?
Sapevo della qualità della rosa e sapevo che cosa questa avrebbe potuto dare a Torino. Detto ciò, penso che ci siano stati due momenti fondamentali per la nostra stagione, dove siamo stati davanti ad un bivio, ma abbiamo imboccato la strada giusta. Il primo è quel Torino-Empoli 2-1. Venivamo dalla prima sconfitta stagionale contro il Gubbio, e passammo nel primo tempo in svantaggio. Nell'intervallo cambiò tutto ed emerse completamente la forza del gruppo. Il secondo momento, invece, è la pesante sconfitta subita contro il Verona. Lì, il vero carburante che ci permise subito di ripartire fu il pubblico, che ci incitò, nonostante la bruttissima prestazione. Avevamo sfruttato al meglio quei crediti che ci eravamo guadagnati nell'arco della stagione. E fummo subito capaci di reagire.

Direttore, facciamo un piccolo passo indietro per farne due avanti. Parliamo della rete degli osservatori: le voci che si rincorrono parlano di un avvicendamento, con il ritorno di Matteo Lauriola al posto di Antonio D'Ottavio. Può confermare?
Sì e no. Partiamo con una premessa fondamentale: quando ci sono dei cambiamenti, ci vuole del tempo, perché prima di tutto bisogna conoscersi. L'anno scorso arrivò un blocco di osservatori completamente nuovo, senza nessuno che conoscessi di persona, senza nessun mio uomo di fiducia. Detto questo, quest'anno sono state fatte cose buone e altre da migliorare. Gli osservatori hanno girato moltissimo, stendendomi anche numerose relazioni, ma qualche volta non ci capivamo. Stiamo valutando con il presidente cosa fare, sicuramente qualche correttivo verrà apportato, ma adesso è difficile capirne l'entità. Si saprà comunque qualcosa a breve.

E ora i due avanti: è anche grazie alle relazioni che state scandagliando così in profondità il mercato estero? Anche se resta ancora da scogliere il nodo degli extracomunitari.
Sì, stiamo guardando molto al discorso dei giocatori senza passaporto comunitario e ci piacerebbe portarne due in rosa. Come? Già questo Inverno ci siamo messi a studiare questa norma particolarmente limitante, sperando che venisse apportata qualche modifica per la prossima stagione. Così non è stato, purtroppo. Stiamo vagliano alcune soluzioni differenti: la prima è cercare di accelerare i tempi per fare in modo che la Lega dia il visto di lavoro (reputando quindi comunitario, ndr) a Gomis; la seconda è muoverci per le cessioni verso l'estero, così da liberare un altro posto.

Per acquistare magari Francisco Silva dal Cile?
Silva è un giocatore che ho seguito particolarmente, sì. Ha dei numeri molto interessanti.

Sarà un mercato all'insegna di molte scommesse e poche certezze?
L'ideale sarebbe, naturalmente, avere il giusto mix, ma sicuramente guarderemo molto all'estero e ai giovani. Per tanti motivi, che vanno dal fattore entusiasmo a quello economico, in ottica futura. Ripeto, in tempo di crisi sarebbe assurdo fare un mercato senza pensare alle plusvalenze che possono generarsi dall'acquisto di questo o quel giocatore. Posso garantire che ci metterò tutto l'impegno per fare in modo che la squadra sia competitiva e possa raggiungere il nostro obiettivo.

Quanti innesti serviranno?
Sette, otto giocatori, in grado di dare quel quid qualitativo in più alla rosa, che lavorerà ancora sul 4-2-4.

Mentre l'ossatura resterà invariata? Si vocifera che Iori, a differenza dei vari Darmian, Glik e Basha, possa per esempio non rimanere in granata.
Su questo punto preferirei non sbilanciarmi troppo, anche perché rischierebbe di essere controproducente per i nostri piani. Il presidente, io e il mister abbiamo già le idee molto chiare sui giocatori che devono assolutamente rimanere in granata, ma è ancora troppo presto per dare certi alcuni riscatti, che magari poi non si concretizzeranno. Sarebbe una promessa non mantenuta, e io non voglio prendere in giro nessuno. Capisco che i tifosi vogliono saperlo già ora, ma preferiamo agire sottotraccia. È proprio una nostra strategia, preferiamo non giocare, in questo momento, a carte scoperte con i nostri interlocutori. Ma, ribadisco, le idee sono già chiare.

Anche sulla percentuale di completezza dell'organico che partirà per il ritiro di Sappada?
Per esperienza personale, dopo averle sbagliate nell'Estate 2010 (quella con Lerda allenatore, ndr), ho deciso di non dare più percentuali. Detto questo, ma non sono certo io il primo a dirlo, è importante che la rosa sia il più possibile completa fin dalle primissime battute del ritiro, perché Ventura imposta da subito alcuni discorsi tattici, che necessitano di diverso tempo per essere completamente assimilati. Più si arriva tardi, più si fa fatica ad incamerare questi discorsi. Ma nel mercato, ed è bello e brutto allo stesso tempo, è difficile dare previsioni, quando gli scenari possono cambiare dall'oggi al domani. Però posso nuovamente garantire tutto quanto in mio potere per fare in modo che si verifichino situazioni simili a quelli dello scorso anno, che poi ci hanno permesso di fare la differenza. La A è solo l'inizio. Ora viene il bello.