Toro News Interviste ''Toro nel cuore: oggi vesto di granata i ragazzi''
Interviste

''Toro nel cuore: oggi vesto di granata i ragazzi''

Redazione Toro News
Torino e Juve Stabia hanno vissuto per oltre un secolo storie lontane, a livelli diversi, finché il destino non ha deciso -quest'anno- che si incrociassero. Per questo motivo, ben pochi sono i personaggi che hanno potuto viverle entrambe nel corso della loro carriera di calciatori. Uno di questi é l'indimenticato Romeo Menti, caduto di Superga, che visse un anno in riva al Golfo per vicissutudini di guerra; un altro, in tempi molto...

Torino e Juve Stabia hanno vissuto per oltre un secolo storie lontane, a livelli diversi, finché il destino non ha deciso -quest'anno- che si incrociassero. Per questo motivo, ben pochi sono i personaggi che hanno potuto viverle entrambe nel corso della loro carriera di calciatori. Uno di questi é l'indimenticato Romeo Menti, caduto di Superga, che visse un anno in riva al Golfo per vicissutudini di guerra; un altro, in tempi molto più recenti, é Felice Foglia.

“Happy Leaf” lo soprannominò Graeme Souness, allenatore dalla storia fortunatamente breve in granata, scozzese finito negli annali per i risultati disastrosi e per l'incapacità di ricordarsi il nome del compagno di stanza di Foglia, il ragazzo con il quale ancora minorenne arrivò a Torino partiti da Nola: Vincenzo Sommese.
Oggi, Felice ha deciso di appendere presto (a solo 34 anni) gli scarpini al chiodo, insediandosi allo Sporting Nola, e aprendo inoltre una scuola calcio che promette bene: aperta da poche settimane, a settembre, conta già una cinquantina di bambini e quattro squadre già formate.

Una scuola calcio che ha quali colori?
Eh, indovinate un po'...? Sì, é granata: é stata una scelta mia...

Questo dice già molto su quanto ti ha lasciato il Toro.
Scherzate? Certo, il Toro mi ha dato tantissimo. Sono arrivato giovane, e mi ha fatto crescere. Anzi, sono arrivato un po' troppo giovane.

Come mai?
Sono sicuro che se fossi arrivato in una città come Torino qualche anno dopo, con un po' di esperienza sulle spalle, avrebbe potuto andare diversamente, avrebbe potuto andare meglio. Sono contentissimo della carriera che ho avuto, ma ho capito con certezza che se avessi avuto 24 o 25 anni nel momento di accostarmi ad una realtà così importante, la storia avrebbe potuto essere più lunga.

Un rammarico; é il solo?
No, un altro é lo spareggio di Reggio Emilia: se avessimo vinto quel campionato, sarebbero cambiate diverse cose, e anche le carriere di alcuni di noi fra cui la mia. Ricordi di quel giorno? Nitidissimi, il caldo infernale, il suono del palo...non mi ci fate pensare.

Fosti allenato da Edy Reja, e giocasti al fianco di un “cannibale” come Ferrante.
Il mister ha fatto fortuna, e si capiva che sarebbe stato così, perché era bravissimo. Marco era un grande, ed é sbagliato dire che fosse difficile stargli vicino: lui era eccezionale, e basta. Stava a centro area come riferimento, a me piaceva di più svariare su tutto il fronte.

Forse le tue caratteristiche sarebbero particolarmente gradite agli allenatori in questo particolare momento.
Può darsi; vedo che in effetti piacciono a molti tecnici gli attaccanti che sanno allargarsi, svariare, tornare ad aiutare dietro. Ma sono contento di quello che ho ottenuto nella mia carriera.

A quasi quindici anni di distanza da quei momenti, hai deciso di smettere.
Sì, non volevo più avere a che fare con questo calcio. E sì, c'é anche un po' di disgusto: dopo Calciopoli, o Moggiopoli, e tante cose brutte che l'hanno rovinato...

...in alcune delle quali é stato coinvolto anche il tuo vecchio amico, Sommese: siete in contatto?
No, anche se in fondo abbiamo sempre vissuto vicini. Non mi stupisco particolarmente, e non dico solo perché Vincenzo era stato coinvolto già una prima volta qualche anno fa: lo dico in generale per via di questo ambiente dal quale é facile farsi trascinare. E' un po' come il mondo dello spettacolo, in fondo: facile fare soldi, facile avere ragazze, facile avere tutto...ci si può far trascinare. Mi dispiace molto, comunque, anche se capisco.

Tu arrivasti giovane a Torino: come vedi i giovani oggi?
Diversi. Nelle categorie inferiori, poi, c'é l'obbligo di farli giocare, che é una delle cose che sta ammazzando le piccole società; e così spesso vedi questi ragazzi che sono presuntuosi, che perché vengono mandati in campo pensano che domani saranno già delle star... Non é come ai miei tempi, quando noi ragazzi ci sedevamo a guardare, e aspettavamo, con pazienza, che arrivasse il nostro turno. Inoltre, anche per queste ragioni, si é pure abbassato il livello tecnico.

Hai tanta voglia di parlare del Toro, ma ora ricordiamo il tuo anno a Castellammare; che fu pure positivo: segnasti sette gol.
Sì, un buon ricordo: facevo il militare, andai a casa, praticamente, ero molto vicino. Andò bene, la squadra visse un campionato tranquillo. Io ero già cresciuto, e capii altre cose; per questo, mi sarebbe piaciuto -ripeto- arrivare a Torino dopo lo Stabia, e non il contrario. Sarebbe stato diverso...

Per chi tiferai, oggi pomeriggio?
Beh, non é nemmeno da chiederlo. Fra l'altro, ho scoperto che ci sono molti tifosi del Toro anche qui, é curioso ed é bello.

Cosa te ne pare, di questo Toro attuale?
L'inizio é ottimo, e speriamo continui così; ma é il futuro che mi preoccupa. La società vuole sicuramente fare bene, e spende per questo, ma senza una continuità, e io non so se ci sono le basi per tornare a far vivere ai tifosi una Serie A come meritano. Lo spero tanto, ma non ne sono affatto sicuro.

Grazie, e in bocca al lupo per la tua nuova avventura, Felice.
Crepi, e grazie per avermi permesso di salutare i tifosi del Toro, li ricordo e spero che anche loro ricordino me.