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Abate si presenta: "Non mi spaventa niente, qui con i migliori presupposti"

Matteo Curreri
Oggi la squadra conosce Ignazio Abate: le dichiarazioni del nuovo tecnico in conferenza stampa

Ignazio Abate sarà presentato ufficialmente questa mattina nella sala conferenze dello stadio Olimpico-Grande Torino. Il tecnico è atteso alle 12.30 per rispondere alle domande dei giornalisti.

12.20 Si attende l'arrivo del tecnico in sala conferenze

12.30 Arrivati Abate e Petrachi. Via alle domande.

Petrachi: "Il presidente ha delegato me per la presentazione oggi la conferenza la faremo io e Ignazio. Parto dall'idea di ringraziare Roberto D'Aversa perché ha fatto un lavoro incredibile ha portato dei risultati e tutto sommato avrebbe meritato di stare sulla panchina del Torino. Però sono un direttore che si prende delle responsabilità e credo in un progetto nuovo. Mi sarebbe piaciuto fare un calcio diverso cercando di lavorare sui giovani e un allenatore che ha dimostrato di avere idee importanti, di nuova generazione. Ignazio mi ha trasferito energie, idee che condivido in pieno e il passaggio è stato obbligato per andare in una direzione. È partito dai giovani ed è importantissimo. Per saperci lavorare bisogna avere anche delle esperienze. Viene da esperienze in cui ha dimostrato di essere uscito sempre alla grande. Certamente non ha fatto la Serie A però sono convinto che possa ritagliarsi uno spazio importante in un campionato in cui può dimostrare attitudini e l'umiltà che lo contraddistingue. Sono contento di averlo scelto in piena sintonia con il presidente. Ora inizia questo nuovo percorso, questa voglia di cambiamento che da gennaio ci ha contraddistinto".

Abate: "Devo iniziare ringraziando la Juve Stabia per l'anno trascorso senza il quale non sarei stato qui. Ringrazio il presidente e il direttore per l'occasione che mi hanno concesso".

Le emozioni che hai provato tornando in un città con un ruolo diverso. Che cosa hai trovato di cambiato o diverso rispetto a 17 anni fa?

Abate: "Ho avuto già in giovane la fortuna di incontrare questo ambiente. Tornarci dopo tanti anni è cambiato molto dal punto di vista organizzativo, erano i primi anni del presidente. Ho trovato grande organizzazione e un centro sportivo molto bello in cui sarà bello starci dalla mattina alla sera. Torino è una piaza enorme ed essere qui è un grande responsabilità che cercherò di rispettare giorno dopo giorno".

Che Torino avete in mente?

Abate: “Un Torino riconoscibile, con grande identità. Vorrei un calcio propositivo in cui si cerca di dominare il gioco. Sappiamo benissimo quali sono i tempi del mercato. Non bisogna avere fretta ma andare sui profili più funzionali. Voglio una squadra coraggiosa, su quello non transigo”.

Il 3-4-2-1 sarà modulo di partenza?

Abate: “Riduttivo parlare di numeri. Si parla di fase difensiva. Quello che è importante è il percorso. Cercheremo di impostare a tre, poi dobbiamo essere bravi a trovare soluzioni. Per quanto riguarda i giocatori, dai grandi che hanno vissuto questa piazza mi aspetto molto soprattutto dal punto di vista umano”.

C’è una tua Torino. Un angolo della città che era identificativo per te? C’è una squadra al Mondiale che stai seguendo che può essere un punto di riferimento per il Torino?

Abate: “Quando sono arrivato 20-25 giorni fa sono andato direttamente al Filadelfia e un po’ mi sono sentito casa. Si respira un’anima popolare e siccome vivo di empatia, credo che il centro sportivo ci debba rappresentare. Per l’angolo di Torino non faccio una vita mondana, mi piace vive il centro sportivo e passare il tempo con la squadra invisibile che circonda la squadra che portano punti alla lunga. Al Mondiale ci sono troppe squadre forti, non vorrei mai mettere in difficoltà il direttore. Balza all’occhio l’identità propositiva delle squadre. Voglio una squadra artefice del nostro destino e che i tifosi si riconoscano nel gruppo dei miei ragazzi”.

Zapata sarà il capitano di questa squadra? Quale può essere l’evoluzione di Cacciamani

Abate: “Credo che sarà Zapata, un giocatore importante. Mi aspetto tanto da lui soprattutto come punto di riferimento nello spogliatoio. Cacciamani è un ragazzo giovane che ha ottime qualità ma i giovani non vanno caricati di responsabilità. È un ragazzo serio che ha grandi margini di miglioramento. L’ho utilizzato come quinto di squilibrio vedremo dove lo porterà la sua evoluzione dal punto di vista tattico. Non mi precludo niente, ha un cambio di passo notevole”.

Cosa ti ha convinto ad accettare il Toro? Cosa vuoi dire ai tifosi?

Abate: “È stato semplicissimo accettare il Torino. È una piazza che pesa. Io ho bisogno di sentire l’ambiente. Ho bisogno che i tifosi si rappresentino in questo gruppo squadra. Mi riconosco nel lavoro, la passione, il senso di appartenenza. Lavoreremo per darvi delle soddisfazioni. Si nota sempre il filtro di vedere il bicchiere mezzo vuoto, ma da fuori il Torino è tanta roba. Noi abbiamo bisogno di ricreare energia, positività. Sono convinto che nelle difficoltà ci riusciremo. Ai tifosi: non sono un ragazzo da slogan. L’impegno che posso prendermi è di vedere una squadra che gioca con passione e orgoglio e farò capire ai ragazzi cosa significa indossare questa maglia”.

La prima partita sarà con il Milan.

Abate: “Il Milan è stato la mia vita. Mi ha dato possibilità di giocare ad alto livello. Quando ho visto i calendari e c’era Torino-Milan speravo di diventare il nuovo allenatore del Torino. Sarà un piacere affrontare la prima giornata”.

Per quali obiettivi deve competere il Torino?

Abate: “Non ho obiettivi in questo momento. Al momento dobbiamo creare fondamenta forti. Senza un gruppo dai valori morali non si va avanti. Dobbiamo prendere gente che vede il Torino come se fosse il Real Madrid. Dove arriveremo lo vedremo strada facendo. I valori morali devono essere alti e in questi 40 giorni dobbiamo porci questo obiettivo”.

In questa squadra ci sono dei buchi. In base ai tuoi concetti quali sono le priorità per lavorare bene in ritiro?

Abate: “Siamo consapevoli che in questo momento abbiamo delle priorità, ma prendere tanto per prendere sarebbe sbagliato. Sappiamo di avere dei buchi, ma in questo momento non ci penso e mi porterebbe via energia. C’è tanto lavoro da fare per individuare i profili giusti. Poi non è facile raggiungere l’obiettivo. Ma ho fiducia che il direttore creerà una squadra che voglia affrontare l’avversario a viso aperto.

Cosa fare ora con la fascia destra?

Abate: “Lavoreremo sulla nostra idea di calcio e senza piangerci addosso. Gli alibi non fanno parte del mio carattere”.

Casadei ha dimostrato confidenza col gol. Cosa si aspetta da lui e dove lo vedremo posizionato?

Abate: “Mi aspetto tanto da tutti. Casadei ha caratteristiche importanti nell’attaccare l’area, deve migliorare nella lettura del gioco ma è un giocatore di livello. Su di lui ci puntiamo”.

Cacciamani può svariare su entrambi i fronti? Cosa ti aspetti da Vlasic?

Abate: Vlasic ha caricato anche me. È un giocatore importante, dobbiamo essere bravi a trovarlo nelle zone di campo in cui può determinare. Un punto di riferimento, uno dei capitani di questo gruppo. Cacciamani lo preferisco a sinistra, quando punta ha questa finta del doppio passo che gli viene naturale. Ha margine per variare le sue giocate. Mi rivedo in lui e può, abbassando il suo raggio d’azione, mettere in pratica le sue qualità migliori”.

Aprirà il Filadelfia al pubblico?

Abate: “Il primo giorno che sono stati al Fila ho messo per il 12 l'allenamento a porte aperte. Non pensavo fosse una novità. Io penso che sicuramente un giorno alla settimana sarà sempre aperto. È giusto schermarsi nei giorni vicini alla partita, ma da quel punto di vista ero molto aperto. Era abituato anche a Castellammare a stare attorno ai palazzi ed era affascinante”.

Come ti rapporterai con i giovani? Alcuni, come Dellavalle e Dalla Vecchia, hanno già fatto la B, avranno una opportunità?

Abate: “Non dipende da me, ma dipende da loro, da quanto avranno fame di emergere. Noi siamo aperti a tutto, non metto croci verso nessuno. Non faccio distinzioni tra giovani e vecchi. In campo scende chi merita. Carrascosa, Pellini, qualche ragazzo bravo c’è”.

Sei il ventesimo allenatore dell’era Cairo. Non ha il timore di subire il fatto che sei al primo anno in Serie A? Non hai paura che la società possa sfruttare questa situazione e trovarti una squadra il 31 agosto?

Abate: “Mi stai chiedendo se rischio? Non mi spaventa niente. È la verità. Ho ringraziato direttore e presidente. Io ho vissuto anche ambienti difficili e ho conquistato tutto. Mi hanno stimolato a tirare fuori gli artigli. Non vengo qui per fare curriculum ma per dare il mio meglio e metterci fame. Vengo qui cercando di far bene con i migliori presupposti. Devo pensare e sognare che allestiremo una squadra con grande spirito. Il percorso sarà tortuoso ma dobbiamo superare queste difficoltà senza piangerci addosso. Se pensiamo che il calendario è complicato non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo pensare che anche per gli altri sarà difficile affrontare il Torino. Dobbiamo toglierci dalla testa ogni minimo alibi e cercare soluzioni”.

Porterai il Torino al Museo del Grande Torino?

Abate: “Io non sono qui per giudicare le strategie della società, per giudicare il passato. Sono qui per cercare di costruire presente e futuro di questa società, creando un’identità forte e riconoscibile. Magari anche andando al Museo si può trasferire qualcosa”.

A fine mercato trasmettere idea delle ambizioni realistiche di una squadra, può influire sul rapporto con la tifoseria?

Petrachi: “Dire anticipatamente gli obiettivi a volte è controproducente. Dobbiamo concentrarci sul cambiamento. Quando sono arrivato a gennaio c’erano più cose che non funzionavano ed è stato difficile salvarsi. Vorrei ricreare un circolo virtuoso, portare giocatori che hanno l’ambizione di giocare nel Toro e diventare la mina vagante del campionato. Mi piacerebbe che si verificasse. Portare delle idee che possano essere delle visioni. Io condivido appieno le idee di Ignazio. È vero che adesso siamo corti, ma perché non dare la possibilità ai ragazzotti che abbiamo di mettersi in evidenza e dimostrare di essere da Torino? Nel calcio vince la meritocrazia, ma è pur vero che servano giocatori funzionali. Ma sicuramente lavorerò sui prospetti. Sicuramente arriveranno dei giovani. I difensori centrali saranno comprati. Cercherò di fare investimenti e produrre giocatori che saranno importanti nei prossimi anni. Così sul portiere: non ci accontentiamo di coprire la casella. Preferisco non essere pronto per il ritiro ma portare un portiere che possa essere un valore aggiunto per la squadra”.

È complicato comprare nel campionato italiano? Per questo girano tanti nomi stranieri? C’è l’idea di portare identità italiana?

Petrachi: “Sono partito da quell’idea ma più volte sono stato rimbalzato. Ci sto provando in tutti modi ma ci sono prezzi inaccessibili. Pensiamo a quanto è stato venduto Palestra. Siamo arrivati a numeri insostenibili. La sostenibilità parte dal fatto che il Torino fattura 80 milioni in un circolo virtuoso devi starci dentro. La politica della società è ben nota da parecchi anni. Bisogna fare le cose in maniera virtuosa. La cosa che devo cercare in tutti i modi è far tornare la visione di far tornare un calcio sostenibile e di ragazzotti affamati di confrontarsi con la Serie A. L’ambizione è questa. Altri metodi non li conosco”.

Ci sono giocatori che hanno chiesto di andare via? Qual è la situazione di Adams?

Petrachi: “Adams è in vacanza, beato lui. Quando tornerà siamo pronti a parlarci e capire cosa vuol fare. A gennaio mi sono confrontato con lui e mi ha detto che a giugno avremmo capito cosa fare. Contano le emozioni dei calciatori per capire cosa vogliano fare veramente. Zapata è leader silenzioso, ma quando parla incide. Si è spalmato lo stipendio e ha fatto un gesto importante. Il Zapata visto da gennaio in poi può darci tantissimo. Per quanto riguarda Simeone, c’è stata la situazione di voler tornare a casa, ma gli abbiamo fatto capire che è ancora giovane e ha ancora tanto da dare. Lo ha capito mettendoci entusiasmo. Il ragazzo l’ho visto, ha le idee giuste e siamo contenti di avere questo ragazzo. A Vlasic ho chiesto categoricamente di rimanere al Toro perché rappresenta il Toro. Sono profondamente innamorato calcisticamente di lui perché dà esempio. Potrei citare anche Paleari, un ragazzo a cui rinnoveremo il contratto e farà da chiocchia per chi arriverà. Credo che ci siano tanti elementi sui cui lavoreremo”.

Arriverà un giocatore più esperto a centrocampo?

Petrachi: “Il centrocampo è dove abbiamo più giocatori. Giocheremo a due e non più a tre. Noi stiamo lavorando su più fronti. Una cosa che non ci manca sono le idee chiare. Il portiere e due difensori centrali sono le priorità. Abbiamo puntato su delle prime scelte e le stiamo aspettando. Su due elementi saranno fatti investimenti e mi augurò che questi giocatori arrivino il prima possibile. C’è da fare trattativa per portarli a casa”.

Qual è il mercato del futuro?

Petrachi: “Noi guardiamo un po’ dappertutto. L’indicazione che mi ha dato Ignazio è di difensori che siano bravi a giocare a calcio. Sia Coco che Ismajli sono due marcatori meno propensi al gioco da dietro. L’idea è portare elementi che sappiano fare l’uno e l’altro”.

Gill è una prima scelta?

Petrachi: “Un mese prima del Mondiale l’avevo contattato e stavo portando trattativa con presidente del San Lorenzo. Poi ci sono state le elezioni ed è saltato. Cambiano gli interlocutori, arriva al Mondiale che nessuno lo conosceva. È evidente che se vai su quelle idee e quelle idee le vedono tutti è difficile arrivare all’obiettivo. Non è una trattativa che ho completamente chiuso ma non voglio illudere nessuno. Si è quasi triplicato il prezzo da quando l’avevo sostanzialmente bloccato. Ho un portiere di primissimo livello che vuole venire al Toro in maniera incredibile. Lunedì spero di incontrare i dirigenti di quella squadra”.

I giovani in rosa.

Petrachi: “Noi abbiamo 4-5 elementi di valore. Oggi ho detto a loro che non sono venuti qui per fare numero per giocarsi la vita. Non è detto che alcuni di loro non possano rimanere nella rosa di quest’anno. Non mi interessa il curriculum di ognuno ma chi ha fame e chi ha coraggio”.

Non c’è Cairo a presentare Abate.

Petrachi:“Scelta rispettabilissima. Non so cosa abbia scaturito tutto ciò. Mi sta lasciando la possibilità di lavorare. Ho messo dentro Gazzi che rappresenta lo spirito del Toro che farà capire che cos’è il Toro. Noi stiamo andando avanti nel nostro percorso. Mi è spiaciuto che qualche volta ho incontrato un tifoso che mi diceva che preferiva retrocedere se il presidente fosse rimasto. Io preferisco affrontare l’onda. Io credo che questo Torino stia nascendo con dignità importante e mi auguro di incontrare la gente allo stadio che pensa che il Toro sia la prima cosa. Comprendo, c’è tanta amarezza. Io mi auguro che il tifoso possa identificarsi con una squadra che lo rappresenti”.

È un obiettivo il rinnovo di Vlasic? Su Obrador?

Petrachi:Se prendo Obrador rischio di non valorizzare Cacciamani e dobbiamo aiutarlo. Spendere 9 milioni per Obrador non è una condizione. Ho interesse a valorizzare Cacciamani perché è un nostro ragazzo. Per Vlasic a gennaio è arrivata una richiesta ma lui è rimasto: è stato top. Per me è un ragazzo strepitoso. Oristanio l’avevo concluso e bloccato. Una squadra l’aveva contatto in maniera importante per non venire al Torino, ma il ragazzo ha tenuto la barra dritta e ha scelto il Toro. Amo giocatori che arrivino con questo tipo di caratteristiche: gente che voglia venire al Toro".

13.35 Finisce qui la conferenza stampa.