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Stadio Olimpico “Grande Torino”: cos’è il partenariato pubblico-privato e cosa può portare al Toro

Gianluca Sartori
Cosa c'è dietro la svolta annunciata venerdì 24 aprile dal club granata e dalla Città di Torino: intenzioni comuni e una forma giuridica che può essere idonea agli interessi di entrambe le parti

Il futuro dello stadio Olimpico “Grande Torino” va verso il partenariato pubblico-privato. Il Torino formulerà a breve una proposta ufficiale alla Città di Torino per sottoporre un progetto di valorizzazione dello Stadio Olimpico Grande Torino e del Centro Sportivo Robaldo. Per realizzare questo progetto, il club granata si avvarrà della collaborazione del Politecnico di Torino.

Ecco cos'è il partenariato pubblico-privato

Al fine di approfondire la notizia diramata oggi dalle parti protagoniste, occorre anzitutto specificare cosa è il partenariato pubblico-privato. Come da definizione contenuta nel vigente Codice dei contratti pubblici (d. lgs. 36/2023), “il partenariato pubblico-privato è un'operazione economica in cui ricorrono congiuntamente le seguenti caratteristiche:
  1. a) tra un ente concedente e uno o più operatori economici privati è instaurato un rapporto contrattuale di lungo periodo per raggiungere un risultato di interesse pubblico;
  2. b) la copertura dei fabbisogni finanziari connessi alla realizzazione del progetto proviene in misura significativa da risorse reperite dalla parte privata, anche in ragione del rischio operativo assunto dalla medesima;
  3. c) alla parte privata spetta il compito di realizzare e gestire il progetto, mentre alla parte pubblica quello di definire gli obiettivi e di verificarne l'attuazione;
  4. d) il rischio operativo connesso alla realizzazione dei lavori o alla gestione dei servizi è allocato in capo al soggetto privato”.

In questo caso, l’ente concedente è la Città di Torino, mentre l’operatore economico privato è il Torino FC. Il risultato di interesse pubblico, per utilizzare le parole del sindaco Lo Russo, è “la riqualificazione dello stadio, all’interno di un più ampio progetto per una città dello sport” che comprende anche il Centro Sportivo Robaldo.

Come si nota dalla definizione legislativa, dunque, si può configurare una situazione in cui l’ente pubblico resta proprietario dell’impianto, ma il privato si occupa di gestione e operatività, fornendo le coperture finanziarie a tal proposito (altro impellente obiettivo della Città, che come noto voleva liberarsi degli oneri di manutenzione previsti dalla formula dell’affitto attualmente in vigore). Dal canto suo, il Torino da un lato eviterebbe un significativo esborso collegato a una compravendita dell’impianto, ma dall’altro sarebbe libero di investire su sviluppo e ammodernamento dell’impianto, puntando a ottenere migliori ricavi. Come si è evinto anche dal bilancio 2025, il club ha una grande necessità di trovare ricavi strutturali che siano meno volatili di quelli relativi ai diritti tv e alle plusvalenze del player trading, per consolidare la struttura finanziaria.

Riqualificazione stadio Olimpico Grande Torino, le tempistiche

Come previsto dal Codice dei contratti pubblici all’art.174 comma 3, il partenariato pubblico-privato può assumere diverse forme: tra queste la concessione, (anche nelle forme della finanza di progetto) la locazione finanziaria e il contratto di disponibilità. Solitamente, si tratta di accordi di lungo periodo, che consentono al privato che investe di ammortizzare i finanziamenti su più bilanci di esercizio. Il Torino non ha ancora reso pubblico la forma giuridica precisa attorno a cui strutturerà la proposta. Ciò che è certo è che questa proposta, con i suoi dettagli, dovrà arrivare a breve: l’attuale contratto d’affitto scade il 31 dicembre 2026, ma già prima della stagione 2026/2027 il Torino dovrà ovviamente indicare lo stadio dove giocherà per tutta la stagione. L’intero processo sarà ovviamente ad evidenza pubblica e seguirà i dettami della Legge Stadi (decreto legge 96/2025, convertito con modifiche dalla legge 119/2025), che mira a semplificare la costruzione e l'ammodernamento degli impianti sportivi in vista anche (ma non solo) di Euro 2032. Oltre a richiamare esplicitamente il Codice degli Appalti per la regolamentazione del partenariato pubblico-privato, questa legge istituisce un fondo rotativo denominato "Fondo italiano per lo sport" come strumento per le Pubbliche Amministrazioni al fine di sostenere la promozione, l'aggiudicazione e l'organizzazione di grandi eventi sportivi internazionali e di ottimizzare gli investimenti a favore dello sport e dell'impiantistica sportiva.

La collaborazione del Politecnico di Torino

Ma cosa farà il Torino con lo stadio Olimpico Grande Torino? Nei piani del club, che coincidono con quelli della Città, l’impianto dovrà essere integrato in un progetto di rigenerazione urbana che comprende un territorio esteso fino al Centro Sportivo Robaldo, quartier generale delle giovanili attualmente in via di ultimazione. Non è utopia, in tal senso, pensare alla possibilità di integrare strutture commerciali e immobiliari per garantire la sostenibilità economico-finanziaria del progetto: questo è esattamente uno degli obiettivi della Legge Stadi, che a tal fine ha introdotto procedure amministrative semplificate. Per sviluppare questo progetto, Cairo e i suoi uomini hanno scelto di avvalersi della collaborazione del Politecnico di Torino, che mette a disposizione il suo know-how in termini di competenza tecnica a seguito della firma di un protocollo d’intesa. Sarà interessante scoprire se si chiuderà il cerchio tra pubblico e privato, all’insegna – come nelle intenzioni annunciate delle parti – di un’innovazione infrastrutturale orientata da criteri di sostenibilità e qualità ambientale. Ne beneficerebbero il Torino FC e la Città.