Toro News Toro 4 maggio, Don Carrega: "Noi tifosi siamo orgogliosi di far parte di questa storia"
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4 maggio, Don Carrega: "Noi tifosi siamo orgogliosi di far parte di questa storia"

Andrea Croveri
Il cappellano granata Don Gianluca Carrega ha tenuto la sua predica durante la Santa Messa a Superga in memoria del Grande Torino

Il 4 maggio non è mai una giornata come un'altra. E quella di quest'anno ha rispettato le premesse: tifoseria divisa, tra chi ha contestato la presenza (divenuta assenza) del presidente Urbano Cairo e chi ha voluto fare una tregua nel giorno più importante della Storia Granata.

In occasione della consueta Santa Messa che si tiene ogni 4 maggio alle ore 17:03, c'è stata la predica di Don Gianluca Carrega. In Basilica, era però presente anche Don Robella che è stato vicino ai suoi ragazzi e ai suoi colori, tuttavia non ha celebrato la Messa ma ha aperto la cerimonia con un discorso poco dopo le 17. Don Carrega ha invece utilizzato queste parole per la sua omelia: "In fondo, Superga per noi è una cosa simile al libro degli Atti degli Apostoli. Noi saliamo fin qui ogni anno per ritrovare le nostre radici, perché c'è una parte importante della nostra storia e perché ci insegna tanto sul nostro presente. Noi come tifosi pensiamo che qui ci sia un ricordo prezioso che ci porta in memoria la nostra identità e che ci mostra chi siamo facendoci capire dove dobbiamo andare. Il pezzo degli Atti della prima lettura racconta di un viaggio, di una missione difficile in Turchia. Paolo e Barnaba vanno avanti nonostante le difficoltà, si fanno avanti e il viaggio continua. Fino a quel momento, il capo missione era Barnaba, ma poi le cose cambiano. I ruoli si invertono, Paolo diventa il numero uno e Barnaba il numero due. Non succede anche nel calcio? A volte pensi di essere titolare, parti anche per le prime partite, ma poi perdi terreno. Barnaba avrebbe avuto tutto il diritto di avercela con Paolo, ma si è fatto indietro perché ha capito quale fosse il bene della missione [...] Noi crediamo che i valori vadano conservati, il rispetto del lavoro nostro ma anche degli altri. Si impara ad accettare i limiti, e che non si può fare tutto da soli, ma si può fare insieme. Nella storia del Torino tanti hanno fatto il loro pezzo. Alcuni sono stati tanti anni, altri sono stati delle meteore. E anche noi tifosi siamo parte di questa storia e ne siamo orgogliosi. [...] Erano mortali Paolo e Barnaba ed erano mortali i campionissimi di Superga. E sono mortali i nostri ragazzi che vanno in campo la domenica. Sono esseri umani come noi che soffriamo e qualche volta gioiamo. Questa è la vita, l'importante è non credersi superiori agli altri. Rispettarsi. Dal tifoso che fa fatica ad andare allo stadio a chi guadagna tanto e lavora sotto i riflettori. Noi ci siamo vantati di essere diversi dalle altre squadre, e penso sia vero. Ma va dimostrato. Campioni sul campo e sugli spalti. E tutti, ma proprio tutti, nella vita che viviamo".