Toro News Toro Approfondimenti Cairo sfida Abate, ma l'ultimatum non torna: "Tre settimane con quasi tutti"?

Cairo sfida Abate, ma l'ultimatum non torna: "Tre settimane con quasi tutti"?

Andrea Novello
Le parole di Cairo travisano ancora una volta la realtà dei fatti

"Ora ci sono tre settimane di lavoro con quasi tutti". Le parole di Urbano Cairo, alla prova dei fatti, raccontano però - per l'infinitesima volta - una realtà diversa da quella a cui assistono tutti gli altri. Perché le tre settimane sul calendario ci sono state, ma Abate non ha avuto affatto "quasi tutti" a disposizione: quattordici giocatori sono partiti per le Nazionali, compresi elementi importanti della rosa, tanto da lasciare il Toro senza tutti i difensori centrali contemporaneamente. E quelle parole sembrano quasi suonare come un ultimatum all’allenatore. Ma, prima di giudicarne il lavoro, bisognerebbe almeno considerare le condizioni in cui è stato svolto.

La questione è semplice: il Toro aveva bisogno di tempo per costruire automatismi, sistemare una fase difensiva ancora fragile e inserire giocatori arrivati tardi dal mercato. Proprio per questo la sosta avrebbe potuto essere preziosa. Ma la rosa non si è completata da sola e Abate non ha avuto nemmeno durante il ritiro il gruppo al completo. Anche su questo Cairo dovrebbe assumersi le sue enormi responsabilità. Non basta limitarsi a dire: "C’è stato anche un calendario impegnativo e questo può essere una piccola scusante, assieme a qualche giocatore arrivato all’ultimo e quindi in condizione ancora non buone". Poi sono partiti quattordici nazionali, lasciando a disposizione dell’allenatore una squadra inevitabilmente incompleta. I giovani aggregati hanno permesso di allenarsi, certo, ma non possono sostituire gli uomini sui quali costruire una squadra. Dire che Abate ha avuto tre settimane è corretto. Dire che le ha avute con quasi tutta la rosa significa invece ignorare il dato più importante.

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Cairo può chiedere risultati e pretendere miglioramenti da Abate, ci mancherebbe. Ma se quelle tre settimane devono diventare il metro con cui poter giudicare l’allenatore, allora bisogna raccontarle per quello che sono state: rosa completata tardi, ritiro senza tutti gli uomini e quattordici giocatori lontani dal Filadelfia durante la sosta. Altrimenti il rischio è costruire un alibi al contrario: una squadra completata in ritardo che perde una parte importante della rosa proprio quando dovrebbe lavorare sugli automatismi, per poi presentare all’allenatore il conto del lavoro non fatto. I giorni sul calendario non si allenano. Si allenano i giocatori. E soprattutto quelli che poi devono scendere in campo.

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