Toro News Toro Approfondimenti Il Toro delle ripartenze: da Juric ad Abate, la sfida è non ricominciare sempre da zero

Il Toro delle ripartenze: da Juric ad Abate, la sfida è non ricominciare sempre da zero

Andrea Croveri
2021-2026, il Toro corre indietro nel tempo: le analogie tra Juric e Abate

Sembra passato un secolo, ma sono soltanto cinque anni. Era l’estate del 2021 quando il Torino, dopo una stagione complicata e una salvezza conquistata sul filo del rasoio, provava a voltare pagina affidandosi a Ivan Juric. Oggi, con l’arrivo di Ignazio Abate e la preparazione che inizierà il 10 luglio, il club granata sembra ritrovarsi davanti allo stesso bivio: costruire una nuova identità, puntare su un allenatore in rampa di lancio e ripartire da un gruppo da modellare.

Le analogie tra quel momento e il presente non sono poche. Nel 2020 il Toro aveva chiuso un ciclo difficile: una squadra senza certezze, salvata dal grande lavoro di Davide Nicola dopo il fallimento del progetto tecnico di Marco Giampaolo. La società aveva quindi scelto di cambiare direzione, con idee precise e con il compito di riportare entusiasmo in un ambiente che aveva perso fiducia. Lo stesso scenario sembra ripetersi oggi. Abate arriva dopo una stagione negativa, con il compito di ricostruire un gruppo e restituire al Torino un’identità riconoscibile. Anche il messaggio della società richiama quello di cinque anni fa: giovani motivati, giocatori orgogliosi di vestire la maglia granata e una squadra capace di ritrovare uno spirito che negli ultimi anni è sembrato smarrito.

Estate 2021: Juric in cattedra

Il 2021 fu un anno di cambiamento. Dopo la salvezza ottenuta con Nicola, il Torino salutò il tecnico che aveva rimesso in piedi una stagione compromessa e puntò su Ivan Juric, reduce dall’ottimo lavoro sulla panchina del Verona. Urbano Cairo presentò quella scelta come l’inizio di un nuovo percorso: “Dobbiamo ritornare allo spirito originario del Toro, quello del 2012 quando tornammo in Serie A, con giovani motivati e orgogliosi di essere del Toro”. Juric arrivò con entusiasmo, ma anche con la sua schiettezza: il Toro aveva problemi evidenti, ma aveva anche una base da cui ripartire. Il tecnico croato riuscì a dare immediatamente un’identità alla squadra, costruendo un gruppo aggressivo, intenso e riconoscibile. Il mercato portò diversi elementi funzionali al suo calcio: da Tommaso Pobega, arrivato in prestito secco dal Milan, a Dennis Praet, passando - tra gli altri - per Josip Brekalo, Pjaca, Zima, Berisha e Warming. Quello che si vide fu un Torino diverso: più coraggioso e finalmente con un’identità. La squadra chiuse undicesima, a pari punti con il Sassuolo, mostrando segnali incoraggianti. Il problema, però, fu la continuità del progetto. Molti protagonisti di quella stagione non rimasero: il club provò a trattenere Praet e Brekalo e a convincere il Milan per una nuova formula per Pobega, ma senza successo. L’estate successiva il Toro si ritrovò ancora una volta costretto a ricostruire.

Abate come Juric: la sfida è trasformare l’ennesima ripartenza in un progetto

Cinque anni dopo, il Torino si trova nuovamente davanti alla necessità di trasformare una ripartenza in qualcosa di più duraturo. Il parallelo con Juric non riguarda soltanto la scelta dell’allenatore, ma soprattutto il momento storico del club: una squadra reduce da difficoltà, una società alla ricerca di una nuova direzione e la volontà dichiarata di puntare su giovani e idee nuove. La differenza più evidente riguarda però il contesto societario. Nel 2021 Cairo ribadiva la volontà di restare alla guida del Torino e spiegava che l’arrivo di Juric lo aveva motivato ancora di più. Oggi, invece, le sue dichiarazioni hanno aperto scenari diversi, con la possibilità di una cessione del club che cinque anni fa sembrava esclusa. Ora toccherà ad Abate provare a scrivere un nuovo capitolo. Il precedente di Juric dimostra che una scelta coraggiosa può riportare entusiasmo e identità, ma anche che una rinascita deve essere accompagnata dalla capacità di dare continuità al progetto. Il Toro del 2026 guarda a quello del 2021: la speranza è che questa volta la rivoluzione non resti soltanto una parentesi.