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Le tre sentenze di Torino-Sassuolo 2-1: ecco da chi ripartire per il futuro

Alberto Girardi
Le tre sentenze che ci ha lasciato la vittoria in rimonta contro il Sassuolo

Il Torino continua a vincere in casa e anche se vale poco per la classifica, questa vittoria ci lascia comunque indicazioni interessanti in vista del futuro. Contro il Sassuolo i granata hanno mostrato qualità, carattere e anche un alcuni segnali che D’Aversa spera si possano ripetere ancora una volta nel derby. Da questi tre punti emergono, dunque, tre riflessioni importanti. Alcune parlano di campo, altre di mentalità e tutte raccontano qualcosa del Toro di Roberto D'Aversa.

1. Vlasic e Simeone sono giocatori internazionali

TURIN, ITALY - DECEMBER 13: (L-R) Giovanni Simeone of Torino FC and Nikola Vlasic of Torino FC celebrates a victory for 1-0 against US Cremonese during the Serie A match between Torino FC and US Cremonese at Stadio Olimpico Grande Torino on December 13, 2025 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

In società di nomi importanti e all'altezza di palchi più grandi non si vede nemmeno l'ombra e se c’è una certezza da cui ripartire, il Torino la trova solo nei suoi giocatori migliori. Nikola Vlasic e Giovanni Simeone sono forse gli unici due nomi accostabili alla parola Europa. Hanno dimostrato ancora una volta di essere calciatori di ottimo livello per questa Serie A, elementi che una squadra ambiziosa non può permettersi di perdere. Non soltanto per i numeri, ma per personalità, continuità e capacità di incidere anche nelle partite più difficili. Vlasic, soprattutto, sembra ormai aver trovato definitivamente la sua dimensione in granata. Leader tecnico, ma anche emotivo, il croato ha alzato il livello contro le big, si è preso responsabilità nei momenti complicati e oggi appare il profilo ideale da cui costruire il Torino del futuro: fascia al braccio, numero 10 sulle spalle e libertà di movimento tra attacco e centrocampo. Discorso simile per Simeone, ormai un veterano del nostro campionato. Il Cholito per spirito, atteggiamento e fame sembra perfetto per il mondo Toro. L'obiettivo del club dovrebbe essere quello di tenerlo ancora a lungo, rimandando il ritorno in Argentina il più tardi possibile.

2. Pedersen sembra finalmente un giocatore ritrovato

TURIN, ITALY - MAY 8: Marcus Pedersen of Torino FC celebrates goal with teammates during the Serie A match between Torino FC and US Sassuolo Calcio at Stadio Olimpico di Torino on May 8, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

Per mesi Marcus Pedersen è stato uno dei simboli delle difficoltà granata. Prestazioni confusionarie, errori tecnici, poca incisività e una sensazione costante di incompiutezza. Sembrava un giocatore smarrito, il classico rimpiazzo dell'era Cairo, che vende a caro prezzo un ottimo giocatore come Bellanova e trova un sostituto sottocosto non all'altezza, quasi fuori contesto. Nelle ultime settimane, però, qualcosa è cambiato e bisogna darne il merito a D’Aversa. Il norvegese non è sicuramente diventato un esterno eccellente da un giorno all'altro, ma caratteristiche importanti, come la corsa, le ha sempre avute. Il nuovo tecnico è riuscito semplicemente ha dare ordine, a inserirlo più dentro al campo e soprattutto a renderlo più utile alla squadra. Gli assist trovati nelle ultime gare e il gol contro il Sassuolo raccontano di un giocatore che finalmente sembra aver trovato fiducia e continuità. Il Toro, che su quella fascia ha avuto enormi difficoltà durante tutta la stagione, potrebbe aver ritrovato una risorsa che fino a poco tempo fa sembrava persa.

3. Senza contestazione il Toro rende di più

TURIN, ITALY - MAY 08: General view inside the stadium prior to the Serie A match between Torino FC and US Sassuolo Calcio at Stadio Olimpico di Torino on May 08, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Francesco Scaccianoce/Getty Images)

Anche contro il Sassuolo il Torino ha vinto in un clima surreale, con uno stadio svuotato dalla contestazione e senza quella pressione costante che spesso accompagna le partite casalinghe granata. Questa situazione porta dunque a riflettere sul motivo delle ottime prestazioni interne e del perché siano arrivate solo nel momento in cui la curva ha lasciato la squadra. Le possibilità sono due: la prima, a cui viene più difficile credere, è che il tifo sia un problema o un fastidio e che la contestazione generi malcontento anche tra i giocatori. La seconda, invece, forse più plausibile, apre un discorso sul carattere del gruppo. Perché una squadra di Serie A dovrebbe riuscire a performare anche dentro la pressione, anche quando lo stadio rumoreggia e pretende qualcosa in più. Il Toro di quest’anno, invece, troppo spesso si è sciolto emotivamente nelle difficoltà. E forse anche questa è una delle ragioni per cui la stagione non è mai davvero decollata. Forse il filetto di risultati positivi senza tifoseria ci racconta anche di giocatori incapaci di reggere la pressione di uno stadio.