Ma davvero Pellegri può essere una soluzione per il Torino?
Il ritorno di Pietro Pellegri nelle cronache quotidiane del Filadelfia porta con sé quel misto di nostalgia, speranza e rassegnazione che solo le storie d’amore e di talento incompiuto sanno regalare al popolo granata. L'ex Genoa ha calcato nuovamente il campo dopo l’ennesimo calvario (la seconda rottura del legamento crociato nel giro di un anno e mezzo) e porta sulle spalle le fatiche personali di un ragazzo che non ha ancora compiuto venticinque anni ma sembra aver già vissuto tre vite calcistiche. La domanda, però, sorge spontanea e divide la piazza: Pietro Pellegri può essere davvero una soluzione concreta per il Torino di Ignazio Abate o è l'ennesima suggestione destinata a infrangersi in infermeria?
Scommessa Pellegri: risorsa vera o eterna illusione? Tutte le volte che il Toro ci ha provato
Per capire lo scetticismo che accompagna ogni sua rincorsa bisogna riavvolgere il nastro. Il Toro ci ha provato, ci ha riprovato e ha insistito ancora, trasformando il centravanti ligure in una sorta di scommessa ad alto reddito ma a rischio altissimo. Prelevato nel gennaio 2022 dal Monaco (via Milan), Pellegri era sbarcato a Torino con l'etichetta del predestinato da rigenerare. Le qualità non si sono mai discusse: una struttura fisica straripante, velocissimo sul lungo, affamato della porta. Quando è stato bene, le risposte sul campo sono arrivate (dalla stoccata alla Lazio al gol lampo a San Siro in Coppa Italia). Il vero nemico di Pellegri non sono mai stati i difensori avversari, ma il suo stesso corpo. Problemi ai flessori continui, ricadute muscolari a ripetizione, fino alla rottura del crociato che ne ha spezzato la continuità proprio nel momento in cui sembrava aver trovato la quadra fisica ad Empoli (dove aveva collezionato 6 reti in 23 presenze). Ogni volta che il Torino ha provato ad affidargli le chiavi dell'attacco o a farlo diventare l'erede designato di Belotti prima e Zapata poi, il motore si è fermato sul più bello, costringendo la società a ritornare sul mercato e la tifoseria a masticare amaro.
Ma non fasciamoci la testa: le caratteristiche sono quelle dell’attaccante vero
Al netto delle perplessità cliniche, il valore puramente tecnico del giocatore non si discute. Pellegri non è un "adattato", non è una seconda punta leggera né un esterno riciclato: è un attaccante vero, una punta centrale d'area di rigore. Possiede quell'aggressività nativa che a Torino ha sempre fatto la differenza, sa attaccare la profondità spaccando le difese alte e possiede una cattiveria agonistica nei duelli fisici che pochi pari età vantano nel panorama italiano. Nel sistema di gioco e nelle idee di Abate, un Pellegri tirato a lucido rappresenterebbe un tassello tattico perfetto.
Oltre la sfortuna: la soluzione Pellegri per il Torino
In coppia con Ché Adams? Lo scozzese ama svariare, dialogare con la squadra e creare spazio partendo da lontano. Pellegri gli offrirebbe il riferimento centrale ideale, fissando i due difensori avversari e riempiendo l'area di rigore sui traversoni degli esterni. E in coppia con il Cholito Simeone? Una coppia formata da Pellegri e Simeone sarebbe un concentrato di pressione, garra e ferocia sui primi palloni. Entrambi sanno fare la guerra con i centrali avversari e si dividerebbero le mansioni di attacco al primo e al secondo palo. L'ultima possibilità: da terminale unico in un 4-2-3-1 o nel 4-3-3? Se Abate dovesse virare con decisione verso la difesa a quattro e un tridente/trequarti pesante, Pellegri ha la struttura e la protezione palla necessarie per fare reparto da solo, permettendo gli inserimenti da dietro di Vlasic, Oristanio o Bragança.
Il verdetto: un’opportunità senza pressione
Oggi il Torino non deve (e non può) commettere l'errore del passato: costruire l'attacco "intorno a Pellegri" non è una scelta che ha senso di esistere. Le gerarchie e la presenza di profili come Adams, Simeone, uno Zapata che se c'è dà il suo contributo e una sorpresa come Kulenovic (che Abate spera si mantenga sui livelli del secondo tempo di Bologna) permettono al club di gestire Pietro senza l'ansia da prestazione o la fretta di doverlo rischiare a tutti i costi. Se Abate e lo staff medico riusciranno a dosarne le energie, gestendolo come un "fattore" da partita in corso o da rotazione calcolata, Pellegri potrebbe smettere di essere un eterno rammarico per trasformarsi nell'arma in più della stagione granata. Le qualità ci sono tutte; adesso serve solo che il destino decida, per una volta, di restituirgli quello che gli ha tolto.
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