Mancini ct riaccende l'asse Toro-Italia: da Luongo a Casadei, occasioni d'oro
Non si tornerà mai all'11 maggio 1947, quando sul rettangolo verde contro l'Ungheria dieci undicesimi della Nazionale erano giocatori del Grande Torino. Quel primato appartiene alla leggenda. Ma dopo anni in cui il granata è quasi scomparso dall'azzurro, qualcosa potrebbe finalmente cambiare. Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell'Italia rappresenta molto più di un semplice cambio di commissario tecnico: è l'inizio di una rifondazione che, se davvero sarà tale, dovrà necessariamente passare dai giovani. E il Toro, oggi, di giovani italiani interessanti ne ha incredibilmente più di uno. Peccato che, ancora una volta, la Figc sia riuscita a trasformare una scelta tecnica in una telenovela. Prima il sogno Pep Guardiola, durato il tempo di qualche indiscrezione. Poi il progetto affidato a Paolo Maldini e Leonardo, con Andrea Pirlo già individuato come nuovo ct. Sembrava tutto fatto, salvo crollare nel giro di poche ore: Pirlo è saltato, Maldini e Leonardo si sono dimessi dopo appena sedici giorni e la Federazione ha dato l'ennesima dimostrazione di improvvisazione. Alla fine si è tornati da Mancini. Un ritorno che sa tanto di piano B, ma che potrebbe rivelarsi la scelta più sensata di tutta questa estate.
Quella tendenza di Mancini con i giovani...
Il primo ciclo (2018-2023) di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale si è inevitabilmente chiuso con la macchia della mancata qualificazione al Mondiale del 2022. Un fallimento pesantissimo, che nessuno può cancellare. Fermarsi però soltanto a quell'epilogo significherebbe dimenticare tutto ciò che era stato costruito prima. Quando prese in mano l'Italia nel 2018 trovò una Nazionale reduce dal trauma dell'esclusione dal Mondiale di Russia e la trasformò, nel giro di pochi anni, nella squadra capace di vincere l'Europeo del 2021 e di stabilire il record di 37 partite consecutive senza sconfitte. Poi arrivò il crollo, improvviso e inspiegabile. La storia, purtroppo, la conoscono tutti. Al di là dei risultati, però, c'è un aspetto che ha sempre contraddistinto il lavoro del Mancio: il coraggio di puntare sui giovani. In cinque anni ha fatto esordire ben 57 giocatori, senza guardare la carta d'identità o il curriculum. Convocò Sandro Tonali e Nicolò Zaniolo quando ancora non avevano debuttato in Serie A, lanciò Federico Gatti e Salvatore Esposito dalla Serie B e combatté una vera e propria battaglia personale per Simone Pafundi, considerato un predestinato fin dai sedici anni e fatto debuttare in azzurro appena maggiorenne. Mancini ha sempre ragionato in un modo molto semplice: se sei forte, giochi. Una filosofia quasi rivoluzionaria per un calcio italiano spesso troppo legato alle gerarchie e ai nomi. Ed è proprio questa mentalità che potrebbe trasformarsi nella migliore notizia possibile anche per il Toro.
In quattro granata sognano l'esordio
In casa Toro c'è chi guarda da vicino la Nazionale e sogna l'esordio. Se il ct dovesse confermare la filosofia che ha caratterizzato il suo primo ciclo, le possibilità per chi si mette in mostra aumenterebbero sensibilmente. Il primo nome è quello di Cesare Casadei, che l'azzurro maggiore lo ha già assaporato con la convocazione ricevuta da Luciano Spalletti nel marzo 2025, senza però riuscire a debuttare. Alle sue spalle c'è Pietro Comuzzo, classe 2005, appena arrivato dalla Fiorentina e già considerato uno dei difensori italiani più promettenti della sua generazione. Più indietro, ma con margini enormi, ci sono invece Andrea Luongo e Cacciamani. Il primo ha impressionato tutti nel ritiro di Pinzolo, prendendosi il centrocampo con una personalità sorprendente nonostante sia soltanto un classe 2008; il secondo, classe 2007, continua a essere uno dei talenti più interessanti usciti dal vivaio granata negli ultimi anni. Certo, tra il sogno e la convocazione c'è di mezzo il campo. Ma se c'è un commissario tecnico disposto a premiare chi merita senza guardare età, curriculum o blasone, quello è proprio Roberto Mancini. Adesso, però, gli alibi finiscono: sta ai giovani del Toro dimostrare di essere pronti a prendersi prima il Toro stesso e poi anche l'Italia.© RIPRODUZIONE RISERVATA