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Torino, cinque cose che non tutti sanno su Obrador

Irene Nicola
Gli aneddoti dell'infanzia, la giornata tipo, l'Italia: le curiosità su Obrador

Rafael Obrador è arrivato a Torino poco più di due mesi fa. In questo lasso di tempo ha iniziato a conoscere il campionato italiano e farsi conoscere dai tifosi granata. Difficilmente tuttavia si è raccontato a tutto tondo, restando piuttosto riservato. Scopriamo allora cinque cose che non tutti sanno su Obrador.

La vita a Campos, la prima corsa su un campo da calcio: "Vi racconto un aneddoto"

Di recente Rafa Obrador ha svelato al podcast El After qualcosa in più sulla sua infanzia vissuta a Campos, paese di poco meno di 10 mila abitanti nell'isola di Maiorca. "Vengo da una famiglia umile, che dal lato paterno si è sempre dedicata all'agricoltura e all'allevamento. Viviamo in campagna con gli animali" ha esordito. È proprio il padre a instradare il piccolo Rafa al calcio: "Mio papà non era un calciatore professionista, ma ha giocato tanti anni in Segunda B (terza serie spagnola, oggi lega semiprofessionistica ndr). È stato lui a inculcarmi l'idea del calcio, mi ha iscritto nella squadra del paese a tre anni". Rafa si illumina raccontando un aneddoto: "Mi presento alla prima partitella. Calcio d'inizio, prendo la palla in mano, inizio a correre per tutto il campo, arrivo davanti alla porta, tiro e gol. Inizio a esultare come un pazzo. Mio papà sugli spalti era sconsolato (ride, ndr)". Non fu amore a prima vista con il calcio: "A tre anni non mi convinceva del tutto e ho smesso. A cinque ho ricominciato e da allora non mi sono più fermato".

L'esordio in Liga a sedici anni in uno stadio vuoto: "Un giorno ricevo una chiamata e..."

Obrador esordisce nella Liga a soli sedici anni, vestendo la maglia del Maiorca, in una situazione molto particolare. "Eravamo in piena pandemia - ha raccontato qualche mese fa a Riazor Tv-. La Liga aveva ripreso il campionato, le giovanili no e non si allenavano. Ero a casa, un giorno ricevo una chiamata e mi dicono che si era lesionato un laterale mancino della prima squadra, che dovevo andare ad allenarmi con loro". L'occasione è d'oro per il classe 2004: "Ero contento di tornare ad allenarmi, ma non avrei mai immaginato di restare in prima squadra fino a fine stagione e di debuttare". Dopo due mesi al seguito di Vicente Moreno, arriva l'ultima di campionato, la sfida del 19 luglio 2020 in trasferta contro l'Osasuna. Il tecnico del Maiorca decide di ricompensare Obrador per il suo impegno: "Mi volle premiare, facendomi esordire. Ero molto nervoso, anche con lo stadio vuoto per via del Covid". Tuttavia è servito tanto olio di gomito per restare in alto: "Dopo aver debuttato sono tornato alla normalità, è importante non montarsi la testa. Sono entrato nella cantera del Real Madrid, poi nella seconda squadra al Castilla: ci ho messo quattro anni per tornare nel professionismo. Lavorando ogni giorno non è sicuro che arrivi alla meta, ma le possibilità aumentano"

L'adattamento in Italia, il primo impatto al Torino e le opportunità in granata

In seguito a Madrid, Obrador è stato al Deportivo La Coruña per poi passare in estate al Benfica. Dopo sei mesi con pochissimo spazio in Portogallo, è approdato infine in Italia con la formula del prestito con opzione per l'acquisto a titolo definitivo. Lo spagnolo sta familiarizzando con il campionato di Serie A: "Credo che il calcio qui sia più fisico rispetto a quello portoghese. È molto importante andare uomo su uomo, portare pressione. La lega è più competitiva, qui posso crescere tanto". E sui primi passi arrivato a Torino ha raccontato, sempre a El After: "Dal primo giorno sono stato aiutato tanto. Sono arrivato in una situazione un po' delicata: non arrivavano i risultati, è cambiato allenatore, i tifosi non sono contenti, gli ultras non vengono allo stadio perché sono delusi. Non avevo mai vissuto questa situazione". In granata sta arrivando la continuità: "Sono contento, sto avendo opportunità. Sento che qui posso crescere e che sarà molto positivo per me".

L'esordio in Serie A, la maglia di Nico Paz e quella di Otamendi da riscattare

Obrador ha debuttato in Serie A nel finale della partita con il Como, in una gara complicatissima per il Torino. La trasferta sul lago è stata l'occasione per incontrare nuovamente un vecchio amico, Nico Paz: "Abbiamo giocato insieme tre anni. Due al Castilla e uno nelle giovanili del Real Madrid". Terminata la partita, Obrador ha salutato il fantasista di Fabregas con cui ha scambiato la maglia: "Era il mio debutto, mi piace sempre tenere la maglia della prima ed ero indeciso se scambiarla o meno. Ero contento però di avere quella di Nico Paz". In generale Rafa si è detto piuttosto timido quando si tratta di chiedere la maglia di un giocatore: "Non sono uno che chiede scambi, mi imbarazzo e alla fine non chiedo. Tutte le maglie che ho sono di giocatori con cui ho giocato, tutte. Quale vorrei avere? Quella di Otamendi, mi sono pentito di non avergliela chiesta ma sono molto timido: avevamo un buon rapporto al Benfica, mi ha accolto benissimo".

Il legame con il mare, la vita quotidiana

Nella vita privata Rafa Obrador è un ragazzo riservato, ancorato alle proprie radici. Un elemento imprescindibile per lo spagnolo è la vicinanza al mare, come raccontava l'anno scorso ai tempi del Deportivo La Coruña: "Mi piace avere il mare vicino. Andare in spiaggia, sedermi lì con il mio cane, mi dà la tranquillità che cerco". Allora aveva anche raccontato la sua giornata tipo: "Mi alzo al mattino, porto fuori il cane, gli do da mangiare, poi vado ad allenarmi. Quando torno a casa mi riposo, la sera porto il cane fuori. Se ho piani esco, se no me ne sto a casa tranquillo sul sofà, ceno e mi riposo". Infine sulle faccende domestiche: "Non posso dire di saper cucinare, sono molto basico: pollo, insalata e un po' di pesce. Mi trovo meglio a fare le pulizie, metto la musica e mi passa il tempo".