Torino: in difesa la costante è Coco, cambiano gli allenatori ma lui resta titolare
Al Torino passano gli allenatori, cambiano i moduli, si ribaltano le gerarchie. Ma Saul Coco resta sempre lì. È l’unico difensore che, negli ultimi due anni, non è mai finito davvero in discussione: né quando la squadra ha cambiato guida tecnica, né quando la linea difensiva è stata spostata a tre o a quattro, né quando qualcuno è stato promosso o bocciato nel pacchetto dei centrali. Prima Vanoli, poi Baroni, adesso D’Aversa. Tre idee diverse, tre modi di stare in campo, ma un punto fermo identico: Coco gioca. E non per inerzia, non per mancanza di alternative. Coco gioca perché ogni tecnico, alla fine, ha trovato in lui un elemnto su cui appoggiarsi.
Va detto: il contesto non aiuta. La difesa granata in questa stagione ha retto poco e i numeri lo certificano. Il Torino è finito tra le peggiori retroguardie del campionato e, tra cambi tecnici e cambi di modulo, ha spesso dato l’impressione di sbandare. Dentro questa instabilità, Coco è rimasto l’unico punto fermo.
Passano gli allenatori, ma Coco è sempre lì
Lo raccontano i numeri, prima ancora delle impressioni. E a darci una mano, è ancora una volta la grafica di Sofascore:
31 presenze, tutte da titolare, 2430 minuti giocati. Tradotto: Coco non è mai stato un’opzione, ma un punto di partenza. Sempre dentro, anche quando la difesa granata è stata rimescolata più volte tra cambi di assetto e momenti complicati. Attorno a lui si sono alternati compagni, coppie e gerarchie: Maripan, ad esempio, arrivato con l’etichetta del punto di riferimento, è finito sotto esame prima con Baroni e poi anche con D’Aversa, altri hanno avuto alti e bassi. Coco no: lui è rimasto l’unico centrale che nessuno ha davvero tolto dal quadro.
E i numeri aiutano a capire perché. Lo 0,4 nei dribbling subiti racconta un dato chiaro: saltarlo non è semplice. Il 56,2% di duelli vinti dice che non domina, ma regge. Gli 1,7 contrasti e le 2,4 palle recuperate a partita completano il profilo: interventi continui, senza forzare troppo. Dentro una stagione in cui il Torino ha concesso parecchio e la difesa, nel complesso, ha faticato, Coco è rimasto una costante. E quando cambiano tre allenatori e il risultato è sempre lo stesso, non è un caso. È una scelta.
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