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Toro, Ilkhan sparito dai radar: i dati dicono che a D'Aversa può servire

Matteo Curreri
Nei suoi 103 minuti con il tecnico granata il turco ha garantito meno lanci lunghi, più pulizia tecnica e una manovra più ordinata

Non c’è spazio in questo Toro per Emirhan Ilkhan. Passano le stagioni, cambiano i tecnici, ma per un motivo o per l’altro non è mai il momento del turco. E lo si può affermare in quella che è senza dubbio la sua prima stagione effettiva da giocatore del Torino. Uno dei primi paradossi per un ragazzo che lo scorso 13 marzo – alla terza partita di Roberto D’Aversa sulla panchina granata – contro il Parma veniva lanciato titolare, premiando la scelta con un gol. Sembrava il segnale inequivocabile della costruzione delle basi di una centralità con il nuovo tecnico. Invece, secondo paradosso, al turco sono stati poi concessi appena 27’ contro il Milan, fino a diventare, dopo la sosta, un desaparecido: panchina contro Pisa, Verona e Cremonese, senza nemmeno uno spezzone.

Ilkhan, prima Asllani poi Prati

Ilkhan non è stato granché fortunato. In estate, nonostante le buone impressioni delle prime due partite ufficiali della stagione (Modena e Inter), il Torino ha deciso di puntare su Kristjan Asllani. Poi, una volta naufragata l’esperienza dell’albanese sotto la Mole (trasferitosi al Besiktas, ex squadra di Ilkhan), Petrachi ha puntato su Matteo Prati, nell’ottica di portare in granata un prospetto italiano. Così si è creato un nuovo ballottaggio. Prima del Milan, D’Aversa spiegava: “Prati ha più struttura e porta più fisicità… Ilkhan ha un bel terzo tempo, è bravo negli inserimenti… hanno caratteristiche diverse”. Poi, alla vigilia di Torino-Verona, è tornato sul tema: “Prati è un geometra, Ilkhan è più un portatore di palla e in questo momento è più una mezzala che un play”. Ciò prima che anche Prati venisse 'panchinato' nelle due gare successive, per favorire Cesare Casadei nel duo con Gvidas Gineitis, inamovibile per D’Aversa.

Con il turco meno lanci lunghi

Eppure, i numeri raccolti in queste prime settimane di gestione D’Aversa raccontano che uno come Ilkhan farebbe comodo ai granata. La coppia più fisica offre sicuramente più copertura difensiva e robustezza nei duelli, andando però a discapito di una minore lucidità nella costruzione del gioco. Il turco offre soluzioni e caratteristiche diverse. In tutto, con il tecnico pescarese, ha totalizzato appena 103 minuti: 76 da titolare con il Parma e 27 da subentrato a San Siro con il Milan. Il campione non può che essere limitato, ma è utile a sottolineare alcune tendenze. Contro il Parma Ilkhan ha segnato un gol e partecipato a un match della squadra di D’Aversa caratterizzato da 13 tiri prodotti, 7 passaggi chiave e 20 ingressi in area (dati Opta): questo con Ilkhan in campo. Contro il Milan – pur entrando a partita in corso – i granata hanno mantenuto un peso offensivo di 7 tiri, 6 passaggi chiave e 14 ingressi in area. Ma il dato più interessante che emerge è quello che riguarda lo stile di gioco con Ilkhan e senza Ilkhan. Con il turco, il Toro abbassa sensibilmente il ricorso al pallone lungo: 11,7% contro il Parma e appena 6,5% nei minuti concessigli a San Siro. Mentre, senza di lui e sfruttando la maggiore struttura fisica dei compagni, i lanci lunghi sono quasi una costante: 17,3% contro il Pisa, 18,2% a Napoli, 18,3% a Cremona, fino al 19,6% di Torino-Parma, successivo alla sua uscita.

Ilkhan, c'entra il contratto in scadenza?

La qualità del possesso sembra poi essere differente. Nei 27 minuti finali contro il Milan, con Ilkhan in campo, il Torino ha chiuso con il 91,3% di precisione nei passaggi. Contro il Parma, invece, il dato era dell’83,7%. Ilkhan sembra dunque avere il potenziale per incidere su come la squadra crea, offrendo un quadro con meno lanci lunghi, più fraseggio e una maggiore pulizia tecnica. Così, il Torino si sta privando di un regista in grado di dettare i tempi e offrire linee di passaggio, qualità che potrebbero rivelarsi preziose. Ma quello di Ilkhan e del suo minutaggio ridotto è un tema trasversale che riguarda l’intera stagione. Anche con Baroni, che fino a Capodanno – dopo i 58’ all’esordio stagionale con l’Inter – gli aveva appena concesso 11 minuti. Quando poi ha giocato ha sempre risposto: tecnica, visione, grinta e gol, come quello liberatorio e decisivo a Roma in Coppa Italia. C’è la macchia dell’espulsione di Genova, ai titoli di coda della gestione Baroni, ma per il resto non si può rimproverargli nulla.
E quindi il caso di Ilkhan non può che incuriosire ed essere uno dei temi che accompagnano il Toro da qui alla fine del campionato. E con il contratto in scadenza il 30 giugno 2026 – con l’opzione per il rinnovo di un anno – è naturale chiedersi se le sue esclusioni si riducano a una scelta tecnica o a un piano già delineato per il futuro.