Toro News Toro Curiosità Abate, buona la prima? Gli esordi più curiosi degli allenatori del Torino

Abate, buona la prima? Gli esordi più curiosi degli allenatori del Torino

Matteo Curreri
Da Radice a D’Aversa, passando per goleade, disfatte e debutti senza panchina: le prime volte dei tecnici granata

È Ferragosto, ma per Ignazio Abate – da un mese a questa parte – non è più vacanza. A maggior ragione questa sera: il nuovo tecnico si tufferà ufficialmente in questa avventura che lo vedrà tornare allo Stadio Olimpico Grande Torino non più da giocatore, come accaduto nell’annata 2008-2009, ma da chi siede in panchina per mestiere e non per scelta di qualcun altro. La partita con la Carrarese di Coppa Italia consente così di aggiornare la lunga storia che riguarda gli esordi degli allenatori granata. Diversi gli incipit e, soprattutto, gli epiloghi. Da D’Aversa accolto con lo stadio vuoto, a tante illusioni e sentenze poi ridimensionate dai mesi e dagli anni a venire. Vernissage spesso esaltanti quanto drammatici, ma anche legati a curiosi siparietti.

Prima di Abate, D'Aversa nel deserto. Miha e il caso Maksimovic

Partiamo dalla fine, dal predecessore di Abate. Quel Roberto D’Aversa da cui il Toro si è separato dopo quattro mesi. Il primo squillo del tecnico pescarese verso una salvezza tutt’altro che scontata arriva immediatamente contro la Lazio. Un 2-0 festeggiato tra pochi intimi, visto che l’accoglienza riservata a D’Aversa è quella dei seggiolini scarni di tifosi, in contestazione contro la società. Quindicimila spettatori, invece, quasi dieci anni prima, il 13 agosto 2016, alla prima di Sinisa Mihajlovic. Il Toro, trascinato da Ljajic, dilaga con un netto 4-1 in Coppa Italia sulla Pro Vercelli. Ma a prendersi la scena nel dopogara è soprattutto il caso Maksimovic: il difensore non si presenta all'allenamento della vigilia e Mihajlovic lo attacca pubblicamente. "È successa una cosa gravissima, non si è presentato all'allenamento di ieri. La situazione adesso è compromessa. Mi sento deluso innanzitutto dal punto di vista umano, perché l'uomo viene sempre prima del giocatore".

Ventura e il “Yes we can” prima di Obama

Il 13 agosto, ma del 2011, comincia invece il ciclo del predecessore di Mihajlovic. I cinque anni di Giampiero Ventura, il più longevo dell’era Cairo, partono con una vittoria di misura per 1-0 sul Lumezzane di Davide Nicola. Ma a dominare la scena sono le sue dichiarazioni. "Prima che arrivasse Obama, io scrivevo già sulla lavagnetta degli spogliatoi la frase 'Se vogliamo, possiamo'. Qui non lo dico ai giocatori, ma alla tifoseria e alla città". Da lì comincia il viaggio che conduce a Bilbao dalle macerie della B e di un susseguirsi di allenatori. Curiosa la prima che non è la prima di Mario Beretta, rimasto in sella per appena cinque partite. Il tecnico non supera in tempo le visite per l’idoneità fisica ed è costretto a seguire Gallipoli-Torino senza poter sedere in panchina, dove va il vice Daniele Zoratto. Beretta è subentrato momentaneamente a Stefano Colantuono, che farà poi nuovamente ritorno. Per il suo debutto, nell’estate del 2009, il Toro è costretto a emigrare a Ivrea. L’Olimpico è indisponibile perché occupato da un raduno dei Testimoni di Geova. L’avversario è il Figline e in attacco c’è Enrico Chiesa a fine carriera.

Zaccheroni e De Biasi: le prime volte dell’era Cairo

Di solito alla prima di campionato si arriva dopo un lungo lavoro di mesi, tra il ritiro, i carichi e i meccanismi da assimilare. Non vale per Alberto Zaccheroni, che prepara il suo debutto in appena tre giorni. È lui a guidare il Toro nella prima partita in Serie A dell'era Cairo, che coincide anche con il debutto dei granata all'Olimpico dopo gli anni del Delle Alpi. Il Parma passa con Budan, ma al 90' Stellone trova di testa l'1-1. Zaccheroni prende il posto di Gianni De Biasi, che solo un anno prima pone le basi per la ripartenza dal fallimento in quel Torino-Albinoleffe deciso da Fantini. De Biasi dedica il successo al pubblico: "La nostra preoccupazione era quella di non essere alla loro altezza, ci hanno trascinati". E così sarà fino alla promozione nello spareggio con il Mantova.

Camolese allo sbando, poi fu Serie A

L’esordio di Giancarlo Camolese da allenatore del Torino conferma il detto che spesso l’apparenza inganna. Il suo Toro, il 1° novembre 2000, perde 1-0 contro il Cittadella e scivola al quartultimo posto, tanto che La Stampa titola senza mezzi termini: "Toro allo sbando, la C1 più vicina della A". Camolese trova una squadra moralmente distrutta e ammette: "Non è stato un bell'inizio il mio. Prima di parlare di Serie A dobbiamo pensare a migliorare la preparazione atletica e a trovare compattezza di gioco". A completare una fotografia perfettamente primi anni Duemila, in tribuna c'è anche il vicentino Lorenzo Battistello, reduce dalla prima edizione del Grande Fratello. Quel titolo, però, sarà clamorosamente smentito: a fine stagione il Toro di Camolese verrà promosso in Serie A dopo una cavalcata devastante. Al contrario, comincia alla grande Gigi Simoni: 0-3 in Coppa Italia al Varese. "Quando ero all'Inter affrontammo il Varese proprio alla prima partita di Coppa Italia.

Reja e quell'esordio da incubo

Finì 1-1 e già da allora si cominciò a parlare del mio possibile esonero", dice. E solo poche settimane dopo viene appunto sostituito da Camolese. Peggio di così non può andare per Edy Reja che, il 12 ottobre 1997, perde 0-4 contro il Venezia di Walter Novellino. Lo stesso tecnico ammette di non aver mai vissuto nulla di equiparabile: "In genere avevo sempre vinto, mai avrei immaginato una disfatta simile". La soluzione è il ritiro e, a fine anno, la promozione si schianta contro il palo di Tony Dorigo che ancora trema. Poker incassato nella stessa stagione anche dal predecessore Graeme Souness: 4-2 dal Como, non quello di Fabregas o di Nico Paz, ma quello militante in Serie C1. Il match assume tratti davvero surreali quando, a un certo punto, il portiere Casazza viene espulso a cambi esauriti e in porta deve finirci Gigi Lentini. Cronache di un disastro, in questo caso, ampiamente annunciato.

Mondonico e quel poker premonitore

Altri quattro gol all’esordio, questa volta a favore, ma con destini agli antipodi. Franco Scoglio, subentrato nel dicembre 1995 a Sonetti, impiega appena cinque giorni per cambiare volto al Toro: 4-2 al Piacenza, pugno alzato verso la Maratona e una dichiarazione che sembra quasi una promessa solenne: "La gente granata non tema, la retrocessione non è un problema del Torino. Questa squadra va giù se gioca a uomo, ma a zona, con la mia zona, con il 4-4-2 non avremo difficoltà". L’entusiasmo, però, dura poco: Scoglio viene esonerato dopo 14 partite, fino alla retrocessione in B. Ben diverso l’epilogo dell’esordio del 5 settembre 1990 di Emiliano Mondonico, che inaugura la sua avventura travolgendo 0-4 il Verona di quell’Eugenio Fascetti che lo aveva preceduto portando il Toro in A. Cravero, Skoro, un’autorete di Acerbis e Muller firmano la goleada, con il brasiliano che dopo il quarto gol corre ad abbracciare il nuovo tecnico. Mondonico, però, frena subito: "Offriamo momenti di buon calcio, ma dobbiamo essere realisti". Quella prudenza accompagnerà l’ultima bella stagione di un Toro vincente: la Coppa Uefa a due pali e una traversa dal trionfo e la conquista, contro tutto e tutti, a Roma della Coppa Italia.

Da Abate fino a Radice e Giagnoni

Dalla coccarda tricolore a quello che splende sul petto con Gigi Radice in panchina. La prima del Sergente di Ferro è però ben lontana dall’epilogo del 16 maggio 1976. A Verona, nell’agosto 1975, i granata perdono 2-0 in Coppa Italia e vengono stroncati dal presidente Pianelli: "Davanti marmotte, dietro ubriachi. Se la squadra continuasse così, altro che pensare allo scudetto!". Radice non cerca alibi e risponde con una frase destinata, riletta oggi, ad assumere tutt’altro significato: "È toccando il fondo che si può ricominciare". Poi promette: "Garantisco che il vero Torino è un’altra cosa". Sì, avrà ragione. Particolare è, quattro anni prima, l’esordio di Gustavo Giagnoni, l’unico ad avvenire contro una squadra straniera. La prima ufficiale arriva infatti contro il Tottenham, nella finale d’andata della Coppa di Lega anglo-italiana. Gli inglesi, molto più avanti nella preparazione, vincono 1-0 a Torino con un gol di Martin Chivers.