Ieri il colpo, oggi il progetto: il Toro ritrova la Roma dopo un anno
Un colpo, tre punti. Esattamente un anno fa, il 14 settembre 2025, il Torino batteva 1-0 la Roma all’Olimpico della Capitale. A guardare il momento delle due squadre, però, il pronostico sembrava pendere dalla parte dei giallorossi: il Toro arrivava dalle prime due giornate senza aver segnato, dopo lo 0-0 con la Fiorentina e il pesante 5-0 subito dall’Inter; la Roma, al contrario, aveva vinto entrambe le prime due partite di campionato senza subire reti e arrivava alla sfida forte di 13 gare consecutive senza sconfitte in casa.
Il Torino trovò però subito il modo per indirizzare la partita. Al 14’, il "Cholito" Simeone si costruì l’occasione con una giocata personale e fece partire un destro a giro che finì sul secondo palo alle spalle di Svilar. Era il primo gol granata in campionato e, soprattutto, il vantaggio che il Toro riuscì a difendere fino al fischio finale. Dopo la rete, la partita diventò una questione di nervi: il Toro rimase compatto, concesse poco e riuscì a proteggere l’1-0 senza lasciare alla Roma lo spazio per trovare il pareggio. Non servì una prestazione brillante, ma la capacità di sfruttare l’episodio e di restare dentro la partita fino all'ultimo secondo.
Torino FC v AC Monza - Coppa Italia
Una fiducia effimera
Quella vittoria raccontava però una storia diversa da quello che il risultato poteva suggerire. Il Torino di Baroni aveva sì trovato tre punti pesanti, ma continuava ancora a brancolare nel buio, cercando una fisionomia chiara. Insomma, quella partita non fu che un pallido lampo di luce.All’Olimpico il tecnico scelse il 3-4-3: Coco, Ismajli e Maripan in difesa; Lazaro e Biraghi sulle fasce; Asllani e Casadei in mezzo; Ngonge e Vlasic alle spalle di Simeone. Un assetto che funzionò, garantendo equilibrio e permettendo al Torino di proteggere il vantaggio fino al triplice fischio. Era però una soluzione costruita sulle caratteristiche della Roma e sulle necessità di quella gara, più che su un’identità ormai definita. I granata dimostravano di saper cambiare pelle in base all’avversario, ma non avevano ancora trovato una struttura stabile da cui ripartire. Quei tre punti furono così un’iniezione di fiducia, ma non il segnale di una svolta. Un lampo, appunto, destinato a spegnersi presto.
Un anno dopo
Dodici mesi dopo, la sfida con la Roma, questa volta al Grande Torino, offre l’occasione per misurare quanto sia cambiato il percorso del club granata. Non sono cambiati soltanto gli uomini e il contesto: oggi il Torino ha una direzione più chiara.Petrachi è tornato in cattedra e in panchina siede Ignazio Abate. Anche il nuovo allenatore, come Baroni un anno fa, ha già cambiato più volte sistema: dal 3-4-2-1 al 3-4-1-2, fino al 4-4-2 a rombo. La differenza, però, sta nella logica che accompagna queste scelte. Abate sta cercando la soluzione più adatta a una squadra profondamente rinnovata e completata soltanto negli ultimi giorni di mercato, fino al ritorno di Rodriguez a mercato chiuso. La direzione è definita: il tecnico sa dove vuole portare il Torino, deve ancora trovare il modo migliore per arrivarci. È qui che il confronto con un anno fa diventa più interessante. Allora, la vittoria dell’Olimpico aveva dato ossigeno a una squadra ancora alla ricerca di certezze. Oggi il Toro ha già imboccato una strada, anche se deve ancora renderla stabile. Il filo conduttore tra le due sfide resta Simeone: dodici mesi fa il Cholito firmò l’1-0 con un destro a giro, stavolta la sua presenza è in dubbio. L’attaccante è alle prese con un problema alla schiena e verrà monitorato fino all’ultimo, prima della decisione definitiva sul suo impiego.
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