Un lento calvario, dal mancato trasferimento al tunnel della depressione: a cuore aperto Schuurs si racconta al De Telegraaf
Toro
L'Inter, l'infortunio e la depressione. Schuurs rivela: "Speravo di non svegliarmi più"
"Cari tifosi granata...", ricordate queste parole? Chi non si è commosso ad ascoltare il saluto di Perr Schuurs ai tifosi granata, probabilmente mente. Sono passati due mesi da quando il difensore olandese non è più un tesserato granata. E ora, è il momento di tirare fuori tutta la verità. "Questa sarà la mia prima intervista in due anni e mezzo. Il motivo per cui sono seduto qui ora è perché sto di nuovo bene". Da un locale di Amsterdam, Perr Schuurs si è raccontato a al quotidiano olandese De Telegraaf. Quel che è emerso, merita di essere letto.
Un calcio dal destino: l'amarezza della sorte, Inter protagonista
L'ex difensore granata ha cominciato il racconto degli ultimi tre anni da dove tutto è iniziato, nel momento in cui la sua vita è cambiata: l'infortunio al ginocchio. "Proprio nella mia miglior partita della stagione. Ho controllato un lancio lungo di petto, ho scavalcato Mkhitaryan con un tocco e ho iniziato a dribblare in avanti. Calhanoglu era alle mie spalle e sono atterrato male. È stato un classico momento da crociato". La sorte, però, è amara, ironica e per molti versi infida. "In estate avevo raggiunto un accordo con l'Inter per un contratto di cinque anni, ma il club non aveva trovato l'intesa con il Torino", ha svelato Schuurs. "Anche il Crystal Palace e il Tottenham volevano concludere l'affare e pagare di più. Loro offrivano 35 milioni di euro, l'Inter 30. Mentre il Torino ne chiedeva almeno 40. Si era creato uno stallo". La scelta del club granata di vincolare il trasferimento non ha avuto un effetto positivo sul giocatore: "Ero amareggiato per non aver fatto quel trasferimento. Lo sono ancora, a dire il vero".Le aspettative alte e la beffa dei primi esami: "Nessuno riusciva a capire la causa"
Un infortunio pesante: crociato anteriore con interessamento del menisco. Non un percorso facile da affrontare, ma certamente fattibile: tanti prima di lui ce l'avevano fatta. "Sembrava tutto molto semplice: la riabilitazione prevedeva nove mesi", racconta Schuurs. Dalla prima operazione, a Bologna, però, le cose iniziarono ad andare diversamente. "Tutto sembrava essere andato bene, ma dopo una settimana ho avuto una reazione nella parte esterna del ginocchio. Morivo dal dolore. Invece di quattro settimane, ho camminato con le stampelle per quattro mesi. Lì sono scattati tutti i campanelli d'allarme". La cosa peggiore? Nessuno riusciva a capire il problema. "Continuava a restare del liquido sulla parte esterna dell'osso. Ho visto i migliori ortopedici d'Inghilterra, Francia, Italia e Paesi Bassi. Ma la causa dei disturbi non veniva trovata. Il crociato era stato sostituito e tutte le altre parti del ginocchio erano a posto. Tutti gli esperti ripetevano in coro la stessa cosa: che l'operazione era stata eseguita bene. Ho fatto risonanze magnetiche, TAC, scansioni 3D… Potevano vedere fin dentro al mio ginocchio. Pensavo: ora devono trovarlo. Ma anche allora non riuscivano a capire la causa", ha raccontato Schuurs con l'amarezza di chi, quell'operazione, ha dovuto viverla per la seconda volta: "Un'artroscopia in cui hanno aggiunto un piccolo legamento per dare ancora più solidità e stabilità".
La depressione e la richiesta d'aiuto: "Non avrei mai pensato di poterne aver bisogno"
"Ero caduto dall'apice della mia carriera e dalla fase più bella della mia vita privata - racconta Schuurs - nel baratro più profondo, uno di cui non sapevo nemmeno l'esistenza. Il calcio è la mia vita; se ti infortuni e ti ritrovi in una situazione senza prospettive, vieni lapidato mentalmente". La situazione è grave, Schuurs non si sente più sé stesso. I dettagli rivelati sono preoccupanti: "Convivevo con crisi di pianto e una rabbia enorme. Una sera, quando non ne potevo davvero più, ho detto alla mia ragazza: «Dormi bene, io spero di non svegliarmi più»". Roos Wijnands, la compagna del difensore, comprende la gravità della situazione e non perde tempo: "Ha capito che avevo bisogno di aiuto professionale immediato - spiega Schuurs - e ha dato l'allarme. Abbiamo cercato d'urgenza uno psicologo, qualcosa di cui non avrei mai pensato di poter aver bisogno". "Quei pensieri mi attraversavano la mente - ha proseguito l'ex granata - ma non ho mai pensato di togliermi la vita. Per quello amo troppo la mia ragazza e la mia famiglia. Non potevo ricevere un segnale più chiaro per cercare aiuto. Altrimenti non so da che parte sarei andato a finire".Gli effetti sulla socialità: "Mi sono rinchiuso. Mi faceva paura vedere com'ero diventato"
Schuurs si aggrappa a Roos ma non vuole pesare sulla propria famiglia: "All'inizio non volevo assolutamente far capire ai miei genitori quanto fossi in conflitto con me stesso. Ma alla fine ho dovuto farlo: ho avuto un colloquio emotivo a quattr'occhi con mio padre. Ho visto che per lui era difficile, così come ha colpito chiunque mi stesse vicino". Un calvario, una tortura. Un tarlo sempre presente, un acufene nell'orecchio di Schuurs: "Durante le cene con la famiglia, spesso non ero presente con la testa. Ero sempre e solo concentrato su quel ginocchio. Non volevo nemmeno più uscire di casa, perché altrimenti tutti mi avrebbero chiesto come stavo. Mi sono rinchiuso. Dei cinque mesi in cui ho fatto riabilitazione a Londra, a parte gli allenamenti, sono uscito solo due volte. Preferivo stare a letto, con le tende chiuse. Ero spaventato dalla persona che ero diventato, per due anni non sono stato me stesso. Non mi sentivo nemmeno più un calciatore, e lo trovavo molto frustrante". Per fortuna, l'aiuto tanto necessario ha portato i suoi frutti: "Sono venute fuori cose che non avrei mai immaginato mi stessero tormentando". E tutti quei pensieri negativi, con il tempo, se ne sono andati: "Se oggi mi venisse detto che non posso più giocare a calcio, riuscirei a elaborarlo più facilmente. Si lavora con uno psicologo anche per questo. Non si tratta solo delle cose che vuoi sentirti dire, ma anche della realtà".
Il rapporto con il Torino: "Il club è sempre stato buono con me, a parte quando..."
Sono passati poco più di due mesi da quando, insieme a quel video commovente, il Torino e Schuurs hanno deciso di separarsi, almeno per il momento. "Il club ha scelto di incassare i soldi dell'assicurazione - ha spiegato Schuurs -. Era un loro diritto. A parte quando all'epoca il club bloccò il mio trasferimento all'Inter, il Torino è sempre stato buono con me. Mi hanno pagato lo stipendio per due anni, quando dopo sei mesi avrebbero potuto pagarne solo la metà".La verità sull'infortunio e i piani futuri: "Voglio fare il ritorno più spettacolare di sempre"
Come spesso accade, un infortunio così importante può avere ripercussioni anche al di fuori della zona interessata. "Per tutto questo tempo si è guardato solo al ginocchio. Ma è emerso che il comando nervoso verso il ginocchio non funzionava correttamente", ha spiegato Schuurs, che poi si è mostrato nuovamente positivo: "Non ho dolore ormai da settimane e mi sento sempre meglio". Chi conosce bene l'olandese, ne parla come di una persona sempre positiva, con il sorriso sulla faccia e il bicchiere mezzo pieno nelle parole. Parlando di futuro, si può rivedere un barlume di quel vecchio Schuurs: "Vedremo quanto tempo sarà stato dal mio infortunio. So di potercela fare. Voglio fare il ritorno più spettacolare di sempre". Da quando ha lasciato Torino, Schuurs è tornato in Olanda, dove si sta allenando per poter calcare nuovamente un campo da calcio tra i professionisti. "Ora mi sento molto meglio - spiega Schuurs -. Ho riunito intorno a me un team di specialisti della riabilitazione e mi concentro per essere al top della forma a fine giugno. Poi cercherò un club. Se ci penso, mi vengono le lacrime agli occhi. Come se non avessi vissuto per due anni e mezzo".
L'appoggio della sua fidanzata: "Se non ci fosse stata Roos..."
Oggi Schuurs è di nuovo lui e, mentre cerca di tornare al meglio sui campi, può vivere una parentesi molto felice della propria vita privata. "Ci conosciamo da quando avevamo quindici anni - racconta Schuurs riguardo a Roos -, se non ci fosse stata lei, probabilmente non avrei avuto la motivazione per lottare e tornare dai momenti difficili che ho vissuto". "Per fortuna non ha mai influenzato la nostra relazione - prosegue l'olandese -, non ci sono mai state tensioni. Dall'estate scorsa posso chiamarla la mia fidanzata, dopo che le ho chiesto di sposarmi su una barca a Portofino. Ci sposeremo il prossimo giugno. È una prospettiva meravigliosa".Da Blind a Deulofeu, il supporto dei colleghi
Tanti i calciatori con cui, nel periodo dell'infortunio, Schuurs ha avuto contatti. "Ho persino avuto contatti con Gerard Deulofeu, un ex giocatore del Barcellona. Per quanto ne so, è l'unico giocatore che è rimasto infortunato al ginocchio ancora più a lungo di me", ha raccontato l'ex granata. "Se sentivo qualcosa, chiedevo ad alcuni colleghi se conoscevano quella sensazione. Cercavo tutto online. A volte impazzivo completamente. È stato travolgente. Un messaggio di Daley Blind mi ha colpito in modo particolare. Quando arrivai all'Ajax, lui era il mio punto di riferimento. Daley è sempre stato protettivo con i ragazzi giovani. Mi ha scritto: «Conoscendoti, ne uscirai sicuramente più forte». Penso che avrà ragione", conclude Schuurs con una nota di grande positività e speranza per un futuro che, dopo questo calvario, merita di essere felice.© RIPRODUZIONE RISERVATA