Toro, non ripetere l'errore: arrivare al ritiro con le idee chiare è fondamentale
Presentarsi al ritiro con una rosa piena di esuberi e con molte questioni ancora irrisolte è uno scenario che il Torino ha già vissuto più volte negli ultimi anni. Basta tornare indietro di dodici mesi per trovare un esempio calzante. Alla prima amichevole di Prato allo Stelvio contro l'Ingolstadt, il Toro si presentò con soli due acquisti, Ismajli e Anjorin, e con una squadra ancora affollata da giocatori destinati a lasciare Torino nel corso dell'estate: dai giovani da mandare in prestito, come Ciammaglichella e Cacciamani, agli elementi in uscita come Sanabria, Milinkovic-Savic e Walukiewicz. Ma quello non fu nemmeno il problema principale. L'allora direttore sportivo Vagnati non riuscì infatti a costruire una rosa adatta alle idee di Marco Baroni, acquistando profili che avrebbero salutato già a gennaio, come Ngonge e Asllani, e costringendo il tecnico a modificare il proprio progetto tattico passando dal 4-2-3-1 al 3-5-2. A complicare ulteriormente il quadro, gran parte degli acquisti arrivò soltanto nelle ultime settimane di mercato, quando il campionato era ormai alle porte.
Petrachi: il lavoro da svolgere prima di Pinzolo
A distanza di un anno il Torino si prepara a tornare a Pinzolo, sede del ritiro estivo dal 13 al 25 luglio, preceduto da tre giorni di lavoro al Filadelfia dal 10 al 12 luglio. Quello che si presenterà ai nastri di partenza sarà inevitabilmente un Toro diverso, a partire dalla guida tecnica affidata a Ignazio Abate fino alle operazioni di mercato che dovranno essere portate avanti da Petrachi. Prima di pensare agli innesti, però, sarà necessario fare chiarezza sugli elementi che non rientrano nel progetto. Ed è proprio questo il primo nodo da sciogliere. Anjorin e Kulenovic, riscattati obbligatoriamente, rappresentano ancora delle incognite e dovranno essere valutati rapidamente da Abate. Situazione simile anche per Aboukhlal e Israel, profili sui quali il club non sembra intenzionato a costruire il futuro.
Più definita appare invece la posizione di altri giocatori. Ilic e Biraghi, entrambi in scadenza nel 2027, sembrano aver concluso il proprio ciclo in granata e per loro andrà trovata una soluzione. Anche Maripan è destinato con ogni probabilità a lasciare Torino dopo una stagione chiusa ai margini. Restano poi le situazioni di quei giocatori che hanno mercato, come Simeone e Adams, senza dimenticare il caso Zapata. Insomma, che il Torino sarebbe stato un cantiere aperto era evidente già da tempo. Il mercato aprirà ufficialmente il 29 giugno e Petrachi avrà circa due settimane per impostare il lavoro prima del ritiro, a cui si dovrà arrivare quantomeno con le idee chiare. La vera sfida, però, sarà consegnare ad Abate una rosa quasi definitiva già per l'inizio del campionato. Come sempre, molto dipenderà dalle risorse, presumibilmente poche, che Cairo deciderà di mettere a disposizione. Solo allora si potrà iniziare a giudicare il percorso del nuovo allenatore, concedendogli il tempo necessario per sviluppare il proprio progetto tecnico.
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