Quando granata è donna
Sulla bellezza e l’unicità del tifo granata sono state scritte pagine significative, ma c’è una realtà femminile di tifose e calciatrici che merita di essere ricostruita. Intanto, va ricordato che il Torino è stata una delle prime società a disporre di una tifoseria organizzata a livello ufficiale: se la Fiorentina vanta l’Ordine del Marzocco, costituitosi nel 1931 presso il “Bar degli Sportivi” di Firenze, a Torino nacque, nel 1951, il Gruppo Sostenitori Granata, all’interno del Bar Florio, primo vero gruppo organizzato, fondato da Ginetto Trabaldo e Piero Gay; in seguito, il club mutò denominazione in Associazione Tifosi Granata e, nel 1953, in Gruppo Fedelissimi Granata, con sede in corso San Martino. Le riunioni si tenevano ogni mercoledì sera presso i locali della “Vecchia Dogana”, in via Corte d’Appello. E la prima trasferta fu a Bologna, il 23 dicembre di quello stesso 1951: per la cronaca, la partita finì, come avrebbe detto Gay – scomparso il 13 aprile 2020 – a «reti bianche».
Il club organizzava ritrovi per andare a vedere le partite casalinghe e quelle in trasferta e vide progressivamente crescere il numero dei suoi iscritti: la fede calcistica per Trabaldo – morto il 25 febbraio 2025 all’età di 86 anni – è diventata uno stile di vita, quello «di chi non si arrende mai, ma si batte per le proprie idee»; Ginetto era titolare di una ditta di demolizioni e il suo motto preferito era: «Agnelli le costruisce, io le distruggo!». Indomito, carismatico, sempre presente a iniziative, sit-in e manifestazioni in favore del Toro, Ginetto introdusse diverse innovazioni nel mondo di tifare: nel suo luogo di lavoro in via Foggia riceveva spesso i compagni di tifo granata e a volte da lì scaturivano le idee per le meravigliose coreografie che fecero, a partire dagli anni Ottanta, della curva Maratona la più bella d’Italia, per anni premiata dai giornali sportivi europei – a partire dal francese «Onze» – come la curva più bella d’Europa. Trabaldo non ha fatto mai mancare il suo appoggio e la sua presenza e se n’è andato un mese dopo il calciatore scozzese Denis Law che, dopo un’intensa stagione nel Toro (1961-62), mise su un volo per l’Inghilterra affinché non finisse nelle file degli strisciati. Con il suo impeccabile look, fatto di giacca e cravatta, piemontese doc che non mancava mai di far emergere il suo lato sabaudo, Gay è stato sempre presente alle diverse iniziative e dal 2000 è divenuto il volto delle trasmissioni in cui si parlava solo ed esclusivamente granata, dalla prima squadra fino ai pulcini: un «amico di tutti» e un «signore di altri tempi», che ci ha lasciato nell’aprile 2020, all’età di 84 anni. Se Carla Maroso era la “madrina” del Museo, lui ne era il “padrino” e non si risparmiava mai in suggerimenti, consigli, incoraggiamenti.
L’ambiente granata è stato tra i primi in Italia ad accogliere il tifo organizzato femminile negli anni Settanta. Mentre il fenomeno ultras stava affermandosi nella penisola, in Curva Maratona apparve uno striscione destinato a restare nella memoria, S.L.A.S., quattro lettere dietro cui c’erano altrettante ragazze – Susanna, Luisa, Anna e Silvia – che diedero vita a un primo gruppo tra 1973 e 1974. L’idea venne quasi per caso, come ha raccontato una delle fondatrici: «Avevo la bomboletta e ho iniziato a comporre le nostre iniziali: Susanna, Luisa, Anna, Silvia». Nel decennio degli striscioni, gli anni Settanta, questo gruppo si fece immortalare nelle foto in bianco e nero con uno striscione storico: “S.L.A.S. Donne Ultras”. Storico proprio perché ha dato vita a un primo, autentico tifo organizzato che ha registrato un’affermazione femminile in un periodo in cui il femminismo rivendicava spazi di lotta, visibilità e partecipazione.
Luisa, figlia di un ex giocatore della Primavera del Grande Torino, ha preso a popolare il “Comunale” nel 1971 insieme a sua cugina; Susanna è cresciuta invece in una famiglia che seguiva poco il calcio cosicché la sua educazione sportiva si è svolta a scuola, attraverso un moto di ribellione verso gli strisciati: in prima superiore ha conosciuto Silvia, attratta dal suo zainetto in cui c’era scritto “Forza Toro”; da lì all’acquisto dei biglietti per la Maratona il passo è stato breve e nella curva più bella d’Europa hanno conosciuto Luisa; nel 1973-74 si è aggregata la mascotte del gruppo, Anna. Le S.L.A.S. sono comparse nel documentario-cult Ragazzi di stadio (1980) di Daniele Segre, regista alessandrino, uno dei primi film a raccontare dall’interno il mondo delle curve italiane; in questa pellicola hanno peraltro dichiarato: “Come da tutte le parti, siamo state accettate con molte difficoltà. Una volta eravamo trattate molto male. Cioè, il solito ruolo sessuale delle donne e basta”, si legge in un accurato reportage di Valerio Moggia del dicembre 2025.
Susanna e Luisa si sono raccontate in un simpatico servizio nel 2018 per la trasmissione “Nemo” di Raidue condotto da Selenzia Orzella, ancora visibile in rete: “Sono nata del Toro perché odio i gobbi”, ha precisato Luisa per poi sottolineare che sono state inizialmente accettate in un gruppo maschile e maschilista: “Abbiamo vinto le resistenze con il nostro atteggiamento” ha detto Susanna, rammentando che insieme hanno fatto trasferte di ogni tipo, dall’Italia all’Europa, ed esibendo le t-shirt identitarie, da tipico senso di appartenenza granata, tipo quella con la scritta “Grazie a Dio non sono juventina. Negli anni Ottanta il tifo granata si è arricchito di un nuovo gruppo, le Girls, nato da una quindicina di ragazze che frequentavano stabilmente la Maratona e volevano «farsi sentire». Da questi esordi, il tifo granata al femminile è diventato particolarmente attivo anche fuori dallo stadio con iniziative, trasmissioni e progetti di aggregazione, tra cui il format “Noi donne del Toro”, tutte realtà nate per unire la passione per i colori sociali con la vita.
E quante tifose, individualmente, nel loro piccolo, senza essere una showgirl o avere un canale social, non hanno fatto mancare il proprio contributo in termine di tifo, nel ripulire il Filadelfia ai tempi in cui era disastrosamente diroccato, nel marciare tra i 50.000 del 2003, nel fare magari una donazione anonima alla causa del Toro? Ci sono tifose che ci hanno messo la faccia, esplicitando la passione granata riannodando il nastro dei ricordi: le “attiviste” Maria Luisa Bergoglio e Marina Cismondi, la showgirl Simona Ventura, la cantante Simona Sorbara, le numerose giornaliste granata…l’elenco è lungo e lo interrompiamo subito poiché rischia di risultare incompleto.
Per le girl granata il tifo è sempre stata una scelta di vita, di cuore e di casa. Maria Luisa Bergoglio ha dichiarato qualche anno fa, in un bel collage di umori torinisti: “Il Toro rappresenta una grandissima parte della mia vita e mi ha fatto fare delle cose che senz’altro non avrei fatto per null’altro. La cosa più giusta da dire è che il Toro ha scandito la mia esistenza, è stato un compagno che ha avuto la precedenza... quasi su tutto; tipo spostamenti di appuntamenti di lavoro se c’è la partita, rinunciare a cose che mi piacciono, ritornare prima delle vacanze se inizia il campionato, spostarle o addirittura non farle se gioca il Toro. Mi hanno dato sempre della pazza, perché quasi nessuno capiva il mio modo di essere, ma era la priorità su tantissime cose. Il Toro è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio... e l’ultima, prima di addormentarmi”.
Le ha fatto eco Marina Cismondi: “Impossibile dire quando sono diventata granata; lo sono inevitabilmente nata, in una famiglia di soli granata. Il mio nonno materno mi raccontava la “leggenda” del Grande Torino, la sua passione, i suoi viaggi in bici la domenica da Carmagnola a Torino per raggiungere il Fila. Anche mio padre da ragazzino raggiungeva in bici il Fila, pur se il più delle volte la partita la “guardava” da fuori, troppo povero anche per il biglietto. […] Il mio ingresso al Fila risale ai primi anni ‘60; avevo ancora i sandaletti, quelli che avevano i due buchi sulla parte superiore e ricordo che ci entrava dentro la ghiaia del cortile del Fila. Era la mia seconda casa”.
Quanto al calcio femminile, la situazione è un po’ più articolata. Nel 1981 la squadra del Torino femminile, nata alla fine degli anni Sessanta e vincitrice nel 1970 come Real Torino FCF del campionato e della Coppa nazionale, militava nella serie D piemontese. Il Torino Women Associazione Sportiva Dilettantistica (Torino Women), ha sede a Pianezza, nella città metropolitana di Torino, ed è presieduta da Roberto Salerno. Milita in Eccellenza, quarto livello del campionato italiano femminile di calcio e ha disputato 27 campionati consecutivi di Serie A dal 1986-1987 al 2012-2013, vincendo 4 Scudetti Primavera (2005-2006, 2006-2007, 2010-2011 e 2011-2012), categoria di cui detiene il record di titoli a livello nazionale. Nella stagione 2024-25 il Torino Women è giunto terzo nel girone A dell’Eccellenza Piemonte.
Questa formazione non va confusa con la prima squadra femminile del Torino Football Club femminile – Società di Urbano Cairo – che ha esordito in Eccellenza il 24 settembre 2023, vincendo 4-1, con reti di Martina Medici, Linda Bazzocchi, Carola Munafò e Giada Guarini (per le albesi ha segnato Marta Giacosa); l’esordio casalingo, presso il campo Bacigalupo di Torino, si è tenuto una settimana dopo, il 1° ottobre, contro il Racco 86 (squadra della provincia di Cuneo) e si è concluso per 5-0 per le granata: le calciatrici allenate da Giovanni Russo hanno segnato nella ripresa, nell’arco di 15 minuti: Giuffrida (56’), Dindo (60’), Bazzocchi (62’), Musso (65’) e Iuliano (71’). Tra le affermazioni più recenti delle giovanili femminili del Torino FC, va ricordata la vittoria, per il quarto anno consecutivo, del prestigioso Torneo Magico, disputato presso il Centro Federale di Coverciano, con partecipazione delle migliori squadre nazionali; la conquista del Campionato regionale da parte dell’Under 17 femminile; e il secondo posto ottenuto dall’Under 19 Femminile del Torino FC che si è arresa al Catania per 2-0 nella finale nazionale disputata allo Stadio Città dell’Aria di Guidonia Montecelio.Insomma, il mondo granata pullula sempre più di tifo e militanza calcistica femminile.
MARCO SEVERINI - Storico contemporaneista dell’Università di Macerata, è autore di importanti volumi, per lo più di storia politica e storia delle donne, presentati in Italia, Europa e negli Stati Uniti. Nel 2016 ha pubblicato Senso di appartenenza granata (Edizioni Zefiro, due edizioni), che coniuga la storia del Toro con quella della sua famiglia, partendo da suo nonno paterno, Virgilio, classe 1906, che ha giocato nelle Giovanili granata. Lo scorso maggio è uscito 120 anni (e motivi) per tifare Toro (1797 edizioni), presentato al recente Salone del Libro di Torino e la cui prima edizione è già esaurita. La seconda sarà presentata venerdì 26 giugno 2026 all’Hotel Raffaello di Senigallia, in un’iniziativa promossa dal Toro Club “Le Tre Valli” di Jesi, nell’ambito della quale sarà ospite la giovane promessa granata Alessio Cacciamani.
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