Toro News Columnist Culto 1994 - Il Mondiale di Roberto

1994 - Il Mondiale di Roberto

Francesco Bugnone
Culto Mundial / "Poi Roberto butta giù i compagni dall’aereo. O meglio, sono tre Roberti a far sì che la partenza debba essere rinviata"

“Vi ho tirati giù tutti dall’aereo”. É questa la frase attribuita a Roberto Baggio per il gol in extremis contro la Nigeria che ha evitato all’Italia di Sacchi una clamorosa eliminazione agli ottavi di finale di Usa ‘94. “Vi ho tirato giù dall’aereo” è una frase formalmente vera, ma rischia di far dimenticare qualcosa o meglio qualcuno. Per esempio un altro Roberto (o per essere precisi due) senza i quali quel gol non ci sarebbe mai stato. Al Foxboro Stadium Baggio segna nella stessa porta in cui Maradona siglerà la sua ultima rete in un mondiale con tanto di ruggito alla telecamera e lo fa con una zampata dalla precisione millimetrica. Allora vuol dire che non è stato come a Italia ’90 contro la Cecoslovacchia dove ha scartato tutti da solo, ma che qualcuno gli ha portato il pallone fin lì con un ultimo e disperato sforzo. Quel qualcuno è Roberto Mussi e da cinque stagioni gioca con la maglia del Toro anche se dopo quell’estate se ne andrà ed è giusto ricordare il suo ruolo in questa storia.

Mussi inizia alla Massese poi passa al Parma dove incontra Arrigo Sacchi che capisce di avere di fronte un giocatore con tanta voglia di imparare, di correre e di essere utile alla squadra. Gli sta parecchio addosso, ma questo è uno dei casi in cui si può dire davvero che sia per il suo bene. Quando l’Arrigo risponde presente alla chiamata di Berlusconi chiede di portare con sé il fulvo laterale che in due stagioni festeggia uno scudetto e una Coppa dei Campioni da utile riserva.

Mussi vuole giocare di più e allora può scendere di un gradino se questo significa vestire la maglia del Toro di Borsano che sta cercando un’immediata risalita dalla serie cadetta gettando le basi per una grande squadra negli anni successivi. In granata prova anche qualcosa che non aveva mai assaporato in partite di campionato: la gioia del gol. Ne fa addirittura due in un solo pomeriggio contro il Cosenza con una bella azione personale prima e un forte diagonale poi.

Quando arriva Mondonico, Mussi diventa il classico giocatore che non leggi nelle formazioni tipo sui giornali estivi, ma che alla fine gioca più di tutti gli altri sapendo fare molte cose bene il che lo rende papabile per vari ruoli tanto che, coi numeri dall’uno all’undici, sono ben pochi quelli che non ha indossato. Racconterà che ogni estate pensava ad andar via perché si vedeva chiuso, ma poi bastava parlare col Mondo per essere convinto che anche quell’anno avrebbe trovato il suo spazio. Segna il primo gol della cavalcata Uefa 1991/92 con un grande inserimento a Reykjavik, simile alla rete segnata alla prima di campionato a Bari, e avrebbe potuta chiuderla in gloria con un gran tiro da fuori che, deviato, picchia contro il secondo dei tre legni colpiti nella maledetta notte di Amsterdam. Nel 1992/93 segna due gol dell’ex contro Parma e Milan, esultando. Raramente fa qualcosa di poco intelligente in campo: spinge, copre, si fa amare dai tifosi e inizia anche a pensare all’azzurro quando sulla panchina della Nazionale si siede il suo mentore Arrigo Sacchi.

La chiamata arriva per fare il terzino destro, ruolo per cui il ct ha già provato altri sette giocatori in un paio d’anni. Si gioca all’Olimpico di Roma contro la Scozia ed è il penultimo match del girone di qualificazione a Usa ’94. Mussi sa cosa vuole l’allenatore e anche se da qualche anno che non viene più allenato da lui si sente come quando è tanto che non si va in bicicletta: ci si ricorda subito come pedalare. L’Italia batte 3-1 la Tartan Army, Roberto patisce un po’ Durie, complice anche un piccolo risentimento che lo costringerà a uscire al 68’, ma incassa i complimenti del suo allenatore.

Non arrivano altre presenze, ma Mussi riceve il regalo più importante: è fra i ventidue che andranno negli States a giocare il mondiale. Disputa il secondo tempo dell’ultima amichevole prima di attraversare l’oceano, sempre all’Olimpico, stavolta con la Svizzera: uno striminzito 1-0 accolto dai fischi del pubblico romano. Quando ci si qualificava ancora per i campionati del mondo, era quasi tradizione steccare completamente l’ultima partita prima di cominciare, ma stavolta si perde anche quando giunge il momento di fare sul serio.

Una conclusione di Houghton che sorprende Pagliuca dopo una manciata di minuti decide la sfida con l’Eire, sentitissima dagli emigranti negli Usa vista la rivalità con gli irlandesi. Il secondo match contro la Norvegia è quello della riscossa, ma l’Italia passa attraverso una serie di vicissitudini folli: inizia alla grande, ma resta in dieci per un fallo di mano fuori area di Pagliuca. Sacchi deve inserire Marchegiani e richiama Roberto Baggio, che consegna un celebre labiale sulla salute mentale del suo allenatore alla storia. A inizio ripresa gli azzurri perdono anche Baresi per un grave infortunio al ginocchio che sembrerebbe chiudere lì il suo mondiale. Nonostante questo il cuore è infinito e un colpo di testa di Dino Baggio su punizione di Signori regalano un successo epico.

L’illusione di una ripartenza si spegne col Messico con gli uomini di Sacchi che non riescono a mantenere il vantaggio conquistato da Massaro a inizio ripresa. La rete di Bernal costringe gli azzurri al terzo posto, in attesa di possibile ripescaggio tra le migliori terze. Per questo bisogna ringraziare Oleg Salenko di lì a poche ore: il centravanti russo segna cinque volte contro il Camerun, che ha l’unica soddisfazione di siglare con Roger Milla il gol più anziano dei mondiali, con cui la Russia già eliminata estromette i leoni d’africa dai ripescaggi dando via libera all’Italia.

Roberto Mussi ha seguito da fuori questo girone da montagne russe, ma il suo momento sta per arrivare, perché Sacchi lo schiera titolare per l’ottavo di finale contro la Nigeria, rivelazione di inizio torneo. Roberto è ancora fra i più sgridati in allenamento, come ai tempi di Parma, ma ancora una volta è per il suo bene. Il massese sente la responsabilità, ma si gode il momento e chiede aiuto a quella grinta e quel cuore che il Toro gli ha trasmesso negli ultimi anni.

A Boston fa caldo e i ritmi non sono altissimi. L’Italia si fa leggermente preferire nei primi minuti quando anche Roberto Baggio, fin lì pressoché nullo, dà qualche segnale di risveglio, ma al 26’ sono gli africani a passare inaspettatamente in vantaggio. Un angolo da destra di Finidi rimbalza su in ginocchio di Maldini con la traiettoria del pallone che scavalca Mussi e arriva ad Amunike. L’attaccante riesce a prendere in controtempo Marchegiani e tutto si fa in salita. Gli azzurri reagiscono, sfiorano la traversa coi colpi di testa di Massaro e Maldini e reclamano un rigore su Baggio, ma Brizio Carter sorvola.

Dopo l’intervallo Sacchi inserisce Dino Baggio per Berti e l’ex granata coglie subito il palo esterno. Sembrerebbe l’avvio di un secondo tempo alla riscossa, ma pur mantenendo il pallino del gioco l’Italia non ha nessun guizzo significativo. Allora bisogna buttare dentro Gianfranco Zola, giustamente invocato da molti per la meravigliosa stagione al Parma e per rimediare all’abulia di Roberto Baggio. Non entra al posto del Codino, ma di Beppe Signori e si getta nella mischia con la voglia di spaccare il mondo.

Dopo una decina di minuti Zola cade in area, non perde tempo a protestare e si fionda a recuperare il pallone fra i piedi di Eguavoen. L’intervento è energico, ma sembra regolare. Brizio Carter non solo fischia il fallo, ma sventola un incredibile cartellino rosso in faccia al fantasista sardo che incrocia le mani sul petto incredulo, come se stesse provando tutto il dolore del mondo, poi crolla in ginocchio. L’Italia è in dieci.

Sunday Oliseh è un giovanissimo centrocampista nigeriano che di lì a poche settimane giocherà nella Reggiana e, qualche stagione dopo, nella Juventus. Dopo queste esperienze dirà che se ai tempi avesse già giocato in Italia avrebbe detto ai compagni che il modo di gestire in vantaggio nel finale di partita era sbagliato: una melina senza affondare, con qualche finezza di troppo, quasi un modo per stuzzicare il can che dorme. I fatti del campo sembrano lontani dall’infliggere la punizione a Icaro che si è avvicinato troppo al sole con Maldini risparmiato da un rosso per aver fermato Yekini, Roby Baggio e Mussi dilaniati dai crampi e il pallone sempre troppo lontano dal portiere Rufai. Bruno Pizzul inizia un duro commento in telecronaca man mano che si avvicina quello che sembra l’inevitabile. Poi Roberto butta giù i compagni dall’aereo. O meglio, tre Roberti fanno sì che la partenza debba essere rinviata.

Il primo è Roberto Donadoni che avanza sulla destra vicinissimo alla linea laterale. Vede uno spiraglio per servire il secondo Roberto, Mussi, e lo fa con un passaggio in diagonale. Il nostro mette la freccia per superare l’avversario con uno scatto inaspettato, giunge in area, fa qualcosa tra un mezzo dribbling e un rimpallo vinto e si ritrova con tutto lo spazio possibile per servire il terzo Roberto, Baggio, che inizia lì il suo mondiale col diagonale rasoterra che farà urlare “Santo Dio, era ora!” a Sandro Ciotti in radiocronaca. Mussi non ha nemmeno la forza di andare a festeggiare con i compagni e crolla a terra, stremato.

Nei supplementari, dopo un salvataggio di Marchegiani in uscita bassa su Yekini, Roberto Baggio inventa un pallonetto a lanciare in area Benarrivo. Eguavoen frana sul parmense e Brizio Carte non può che indicare il dischetto. Il numero dieci dell’Italia manda la palla a baciare il palo e poi in rete per il 2-1. La Nigeria prova a ribellarsi al destino con una grande azione sulla destra di Emenalo che getta nel panico la difesa italiana. La palla schizza su Yekini che non riesce a controllarla bene e Dino Baggio può spazzare quasi sulla linea. Manca ancora un tempo, ma in quei pochi minuti il Dio del calcio ha già deciso chi passerà ai quarti.

L’Italia tifosa si butta nelle strade a gioire con le esagerazioni che ci sono sempre in questi casi, per esempio ci sono persone mezze nude che si buttano nelle fontane, lanci di oggetti in strada e un campionario di cose che oggi farebbe indignare vari profili social (o li farebbe indignare solo se potesse portare un tornaconto elettorale). A Ercolano il dramma: un bambino di sette anni muore perché colpito accidentalmente da un colpo di pistola sparato per far festa ed è qualcosa che è impossibile da razionalizzare.

Tornando con fatica a parlare di calcio, Mussi torna in panchina contro la Spagna, ma la squalifica di Tassotti per la gomitata impunita sul campo a Luis Enrique gli riapre le porte della titolarità nella semifinale contro la Bulgaria e addirittura nella finale contro il Brasile, ma dopo 34’ uno stiramento lo costringe a uscire. Vedrà i rigori da fuori. Quei rigori che senza il suo disperato inserimento a 2’ dalla fine dell’ottavo di finale contro la Nigeria non ci sarebbero nemmeno stati.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.