Culto Mundial / Meroni aveva assistito da fuori alla disfatta di Middlesbrough, eppure l’Italia si dimostrò ancora una volta moralista sulle stupidaggini
Lo chiamavano “il piccolo Brasile”: parliamo del Mantova allenato da Edmondo Fabbri che in una manciata di stagioni passa dalla serie D alla serie A. Questo piccolo capolavoro porta la Federazione a scegliere il tecnico di Castel Bolognese per guidare la nazionale italiana dopo la dolorosa eliminazione ai mondiali cileni del 1962, per sfidare il Brasile originale e le altre grandi internazionali a Inghilterra 1966.
L’esperienza di “Mondino” parte bene con una vittoria in Austria in amichevole, l’eliminazione della Turchia a suon di gol nelle qualificazione europee e addirittura un 3-0 in un’altra amichevole ai danni del Brasile campione del mondo nel famoso match in cui Trapattoni marcò Pelè a mezzo servizio. Il cammino verso la fase finale di Euro '64 si spegne dopo una sfortunata doppia sfida contro l’Urss campione in carica, ma il vero obiettivo è qualificarsi per la competizione iridata in arrivo di lì a due anni.
Il girone per volare oltremanica include Polonia, Scozia e Finlandia e viene vinto seppur con qualche momento difficile. Fabbri si deve destreggiare fra i blocchi della Grande Inter di Helenio Herrera e del Bologna di Fulvio Bernardini. Questa contrapposizione scatena una stampa sportiva assetata di polemiche (a cui si aggiunge quella sugli “abatini” portata avanti, tra gli altri, da Gianni Brera e riguardante la collocazione tattica di giocatori di classe ma meno portati alla lotta come Gianni Rivera) e inizia a minare la tranquillità del commissario tecnico. Fra i giocatori di Inter e Bologna ci sono anche le novità portate dal campionato, una delle quali veste la maglia granata del Torino e non ha bisogno di particolari presentazioni: Luigi Meroni detto Gigi, nato a Como il 24 febbraio 1943.
Meroni ha già conosciuto Fabbri quando venne convocato nell’Italia B di cui il ct azzurro era supervisore: il tecnico gli chiese di tagliarsi i capelli e lui lo accontentò. Dopo la prima stagione col Toro chiusa in crescendo Gigi viene convocato anche in Nazionale maggiore per la sfida in trasferta contro la Polonia e fa subito scalpore per il suo look tanto da meritarsi gli strali della stampa più bigotta, con Il Tempo in prima fila che invita i dirigenti italici a convincere Meroni “a truccarsi in maniera meno pagliaccesca”. La leggenda vuole che Fabbri avesse chiesto nuovamente al fantasista di tagliarsi i capelli, ricevendo stavolta un netto rifiuto. Gigi non verrà schierato a Varsavia e l’Italia tornerà a casa con un brutto 0-0 foriero di polemiche per il gioco eccessivamente difensivo.
La stagione 1965/66 di Meroni è ancora meglio della precedente e non si può lasciarlo fuori dalla Nazionale, aspetto o non aspetto. Prima tocca ancora all’Italia B, dove imperversa in una gara contro il Belgio, poi alla squadra di Fabbri che deve affrontare la Francia in amichevole il 19 marzo. Gigi, il cui nome è stato urlato a gran voce dai tifosi italiani verso la fine primo tempo, entra in campo a inizio ripresa e riesce a rendersi pericoloso un paio di volte in un quadro non particolarmente esaltante dal punto di vista della prova di squadra.
La convocazione per i Mondiali non è in discussione e Meroni arriva col peso di una maxi valutazione di mercato: il Napoli prova a strapparlo a Pianelli offrendo mezzo miliardo e anche il Milan ci prova, ma il presidente resiste e fra i big cede il solo Rosato. L’Italia disputa una serie di amichevoli preparatorie in giro per lo stivale. Si comincia a Bologna contro la Bulgaria: Meroni parte di nuovo dalla panchina e il suo ingresso per Mazzola dopo l’intervallo, accompagnato da quello di Rizzo, scatena l’undici di Fabbri che vincerà addirittura 6-1. La sesta rete è siglata da Gigi ed è bellissima: pallonetto volante a saltare il diretto avversario, controllo orientato sul ricadere della sfera e stangata vincente sull’uscita del portiere. Il pubblico è in delirio e scandisce il suo nome. Paolo Bertoldi su La Stampa si chiede: “Possibile che sia il nome di una riserva della Nazionale?”. La prodezza porta “l’attaccante capellone” sulla prima pagina del quotidiano torinese con un titolo che pone l’attenzione su come la rete abbia fatto ulteriormente lievitare la quotazione di mercato. Vittorio Pozzo magnifica il gol contro chi l’ha definito “una prodezza da circo equestre” e da amante (e sapiente) del calcio esalta la difficoltà del gesto tecnico.
La seconda amichevole italiana è contro l’Austria a Milano e Meroni parte per la prima volta titolare, ma stavolta le cose vanno meno bene. Gigi sbaglia due reti piuttosto semplici nella ripresa (un pallonetto alto e una conclusione addosso al portiere) e si fa apprezzare più in fase di rifinitura che in quella conclusiva, ma a una decina di minuti dalla fine si sarebbe guadagnato un netto rigore che però l’arbitro non ha fischiato. Finisce 1-0 grazie a un colpo di testa vincente di Tarcisio Burgnich, mentre Gigi nei giorni successivi si ritrova a rispondere alle ficcanti domande del grande Enzo Tortora relative alla sua prestazione e all’asta di mercato intorno al suo nome:
“Come si sente con una valutazione da 500 milioni? Che cosa cambia ora nella sua vita?”
“Io veramente sono rimasto lo stesso di prima. Il problema non è mio, è di quelli che mi hanno valutato così”
“Ieri però si è mangiato qualche gol”
Gigi ride e risponde: “Onestamente di gol me ne sono mangiati diversi. Devo dire che ieri mi sentivo in condizione perfetta. Però a Bologna ho avuto fortuna e ho potuto segnare e far segnare. Ieri invece è andato tutto male”. Una risposta candida, onesta, meroniana.
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La terza amichevole è a Torino contro l’Argentina e Meroni deve ripartire dalla panchina davanti al suo pubblico. L’albiceleste gioca duro e picchia parecchio, ma una doppietta di Pascutti porta l’Italia sul 2-0. Il pubblico inizia a beccare Sandro Mazzola, visto come “rivale” di Meroni più dell’ala destra Perani, e il figlio di Valentino, spazientito, rivolge un gesto ai settori popolari che avrà la conseguenza di aumentare i fischi. Nel secondo tempo Fabbri butta dentro Gigi che ripaga la fiducia con una rete stupenda proprio sotto la curva Maratona: scatto a bruciare Perfumo, conclusione parabolica mancina da posizione defilata sulla sinistra e sfera che finisce risucchiata sotto l’incrocio prima della corsa sotto la sua gente con un’esultanza molto diversa da quella più composta dopo il 6-1 alla Bulgaria. Ancora Vittorio Pozzo su La Stampa: “Meroni ha mandato in visibilio il pubblico con una rete di una difficoltà e di una bellezza veramente grandi. La rete di Torino soddisfa ancora di più di quella di Bologna, perché realizzata da posizione più difficile. Quella di Meroni non è tecnica collettiva, ma tecnica individuale di rara, di rarissima finezza”.
Meroni è anche pronto a consolare Sandro Mazzola che, provato dai fischi, si scusa per il gesto verso il pubblico e rilascia una frase che spezza il cuore: “Non possono pretendere di vedere giocare mio padre. Sono nato a Torino e i fischi qui sono più duri. Purtroppo gioco come so giocare”. Nell’ultima amichevole prima di partire per l’Inghilterra Fabbri schiera Gigi al fianco proprio di Mazzola, Rivera e Bulgarelli. il Messico viene travolto 5-0, Meroni non segna, ma si fa apprezzare e sembra essersi conquistato i galloni da titolare, ma di lì a pochi giorni le cose saranno differenti.
In Inghilterra l’umore apparentemente sereno della compagine azzurra diventa improvvisamente cupo. Fabbri esordisce con un “Adesso siamo in guerra” che se da un lato è fuori luogo, dall’altro mostra alla perfezione come le pressioni, soprattutto interne, siano fortissime. La stampa sta addosso al tecnico emiliano, alcune grandi firme consegnano alcuni foglietti con suggerimenti di formazione scatenando una forte reazione. L’abbondanza di scelte porta il ct a escludere Meroni nell’esordio contro il Cile, rivincita della battaglia di Santiago di quattro anni prima che costò carissima a Giorgio Ferrini. L’Italia regola i sudamericani coi gol di Mazzola e Barison, ma il gioco non particolarmente spumeggiante attira critiche.
Il momento di Meroni arriva nella seconda gara del girone contro l’Urss, forse la partita meno adatta a esprimere il suo valore. Contro avversari decisamente corazzati, che batteranno gli azzurri con una rete di Cislenko a inizio secondo tempo, Gigi non riesce a giocare come al solito, pur impegnandosi e non demeritando tanto che ha impressionato il commissario tecnico del prossimo avversario: la Corea del Nord.
La storia è nota. Un avversario al tempo stesso sottovalutato e incredibilmente temuto, una partita in cui basterebbe un pareggio per accedere ai quarti di finale, la scelta di puntare su Perani all’ala mettendo fuori squadra Meroni, l’insistenza su un malconcio Bulgarelli che sarà costretto a lasciare i suoi in dieci per infortunio, la rete decisiva di Pak Doo Ik e una squadra che sembrava perdere qualsiasi logica e coraggio nell’assalto finale. Pagina vergognosa per la Nazionale, ma forse le reazioni sono ancora peggio soprattutto perché colpiscono anche la figura di un giocatore come Gigi che quel giorno ha assistito da fuori alla disfatta di Middlesbrough. Ancora una volta l’Italia si dimostra paese davvero attento al moralismo sulle stupidaggini, guidato da una stampa bacchettona e da un popolo che non vede l’ora di appendersi al dito invece di guardare la luna, esaltandosi per ciò che placa la pancia e non serve concretamente a nulla.
L’aereo della Nazionale atterra a Genova per evitare una brusca accoglienza, ma la notizia si diffonde e gli azzurri vengono accolti dai pomodori. Edmondo Fabbri salta, la Corea per lui diventa condanna e il tecnico arriverà ad adombrare una congiura interna ai suoi danni con dichiarazioni che gli costeranno la squalifica. Meroni è un altro dei pochi a pagare e non verrà più convocato nonostante nel campionato 1966/67 sia trascinante, ma essere se stessi prima delle rivolte sessantottine evidentemente si paga.
Un articolo di Gino Palumbo scritto pochi giorni dopo l’eliminazione per il Corriere della Sera è paradigmatico riguardo quanto detto. Il titolo è già fortemente allusivo: “Ecco le colpe di Fabbri e dei calciatori da mezzo miliardo”, guarda caso proprio la quotazione di Meroni (che, ribadiamolo ancora una volta, ha giocato una partita su tre, la più difficile). Un passo dell’articolo recita: “Se Meroni vale mezzo miliardo, non c’è bisogno di arrivare ad Eusebio per trovare uno che ne valga molto di più: ci si può fermare a Pak Seung Zin, mezz’ala della Corea”. Infine un “Vogliamo giocatori veri, non signorine da mezzo miliardo” ad aprire l’ultimo paragrafo. Gli schemi del discorso restano sempre gli stessi nei secoli dei secoli: testa ai bei tempi andati, critiche moraleggianti, erbe del vicino sempre più verdi. Mancano solo i bambini che non giocano più per le strade.
Con una grande intuizione Orfeo Pianelli sostituirà Nereo Rocco proprio con Fabbri, puntando sulla sua voglia di riscatto. Le urla “Corea Corea” segneranno l’animo dell’allenatore, ma i risultati arriveranno visto che nel 1968 il Toro alzerà il suo primo trofeo dopo Superga, la Coppa Italia. Il problema è che Gigi non potrà toccarlo, perché la vita ha scelto una parabola diversa, la più crudele e, a distanza di decenni, la più inaccettabile nei modi e nei tempi.
FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.
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