La nuova presidenza FIGC si accompagna a una rinnovata consapevolezza comune sulla necessità di fare qualcosa per riavvicinarsi ai grandi salotti del calcio mondiale
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1° luglio 2026, benvenuta nuova stagione. Con il 30 giugno, che significa per tanti scadenza di contratto e finale di stagione, diventato passato, è il momento di guardare al futuro con positività rinnovata, con una secchiata di consapevolezza e le maniche rimboccate. La stagione 2026/27 che ci apprestiamo a vivere può essere scritta nel segno del cambiamento. Il calcio italiano si è guardato allo specchio e ha riconosciuto la necessità di fare passi concreti per tornare a sedersi ai salotti del grande calcio mondiale, farlo da piccoli ma necessari passi sembra la soluzione giusta per riconquistare gradualmente il blasone che, invece, anni fa si dava per scontato.
Nella teoria dell'industrializzazione tardiva di Gerschenkron, un concetto chiave è rappresentato dal "vantaggio dell'arretratezza": i paesi in ritardo sulla frontiera dell'innovazione hanno la possibilità di velocizzare il proprio sviluppo mediante l'imitazione di tecnologie più avanzate messe a disposizione dai paesi leader, nel tentativo di anticipare il "catching-up", il salto effettivo sulla frontiera. Negli ultimi anni, e ancora più sensibilmente negli ultimi mesi, il calcio ha assistito a un rapido cambiamento, totale, da un punto di vista tattico ma soprattutto economico. Il sistema dello sport è cambiato e restare al passo richiede l'utilizzo di capitali importanti, ma soprattutto un cambio radicale di mentalità.
Il piano di Malagò: partire dalle strutture
Forte del grandissimo successo con le Olimpiadi, l'elezione a presidente della FIGC di Giovanni Malagò e il suo programma offrono primi spunti per comprendere la direzione che prenderà il calcio italiano proprio a partire dalla stagione 2026/27. Nel piano del nuovo "capo del calcio" in Italia si legge la grande importanza della sostenibilità economica: in un periodo storico in cui un'inglese può permettersi di soffiare un italiano a un'italiana con questa facilità, il punto sembra ancora di maggior rilevanza. A partire da un forte contrasto alla pirateria, certamente, arrivando a un alleggerimento del carico fiscale e a un piano di sgravi legati agli investimenti in strutture.Le strutture, infatti, sono una prima parola chiave del cambiamento italiano. Se gli stadi di tanti club in Europa, per non parlare delle importanti creazione in Arabia o in America, offrono un modello di spettacolo urbanistico, in Italia ci sono ancora tanti passi da compiere. Diversi stadi anche di club importanti di Serie A non rispecchiano il valore che i club e il movimento calcistico stesso vorrebbero tenere: Malagò propone un piano nazionale per stadi e centri sportivi per semplificare le procedure e supportare anche a livello economico gli interventi, nella speranza che un dialogo tra governo e federazione possa rendersi fruttuoso.
L'importanza dei giovani: giocatori e allenatori
Entrando nel rettangolo di gioco, l'impressione - e, arrivati al 1° luglio, non può che essere soltanto tale - è che i club di Serie A abbiano compreso che tra i problemi del calcio italiano c'è un invecchiamento generale, a livello anagrafico in primis e che, inevitabilmente, porta con sé il piano delle idee. Per quanto riguarda i giocatori, l'intenzione è di ridurre il flusso di campioni che scelgono la Serie A per svernare, privilegiando il coraggio, che già in Inghilterra, Spagna e Germania stanno dimostrando di avere, di dare fiducia ai giovani italiani, ricchi in talento ma troppo spesso poco supportati nel salto finale. Un più efficace accompagnamento dalla Primavera ai professionisti, sfruttando l'appoggio delle Serie C e B, con il successivo traguardo del massimo campionato è la strada giusta per dare una necessaria ventata d'aria fresca.E se questo risulta fondamentale sul rettangolo di gioco, un simile cambiamento non potrebbe che partire dalle idee, sia dei club ma anche, e forse soprattutto, a livello prettamente calcistico. Il capitolo allenatori trova nuova linfa in questo senso: scrivendo un record nella storia del calcio italiano, la Serie A 2026/27 sarà la prima che vedrà per i tecnici un'età media inferiore ai 50 anni. Ci saranno ben nove allenatori sotto i 45 anni e addirittura undici sotto i 50. Il dato è più che positivo e fa da cassa di risonanza a un movimento calcistico, quello italiano, che sembra aver preso consapevolezza della necessità di cambiare e vuole fare di tutto per farlo.
Il calcio italiano vuole cambiare: cosa aspettarci dalla stagione 2026/27?
Sulla carta, le aspettative per la stagione 2026/27 non sono basse. Il calcio italiano, a fronte delle suddette riflessioni, sembra aver compreso, almeno dalle decisioni di questi ultimi giorni da parte dei club, la direzione da prendere. Soprattutto, sembra aver compreso le problematiche che fanno del campionato italiano quello meno rappresentato ai Mondiali, la Nazionale azzurra una delle pochissime, tra le big, a non essere in America, l'unica a non essere andata neanche in Qatar e in Russia. Insomma, una ventata d'aria fresca è davvero necessaria.Nella stagione 2026/27 è lecito aspettarsi un salto in avanti sotto questi punti di vista. È lecito aspettarsi più coraggio da parte dei club nel trattamento dei giovani canterani, è lecito aspettarsi più coraggio da parte dei tecnici nel dare spazio a questi giovani. È lecito aspettarsi una collaborazione più stretta tra i vari campionati professionistici italiani, per non rivivere più un'estate in cui "non c'è nessun calciatore italiano che dalla Serie B è andato in Serie A". È lecito aspettarsi, a partire da questo 1° luglio 2026, l'inizio di una serie di cambiamenti che possano iniziare a far tornare il calcio italiano dove merita. O almeno, la speranza è quella.
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