Culto Mundial / Il Toro non dava così tanti giocatori alla Nazionale dal mondiale 1978. Nell'ultima spedizione c'era anche Abate

L’Italia arriva al mondiale del 2014 in Brasile con grandi aspettative dopo il secondo posto all’Europeo di due anni prima e un cammino trionfale durante il girone di qualificazione col pass staccato con due giornate di anticipo. In mezzo all’azzurro c’è anche del granata grazie alle convocazioni di Darmian, Cerci e Immobile. Quest’ultimo, capocannoniere della stagione, ci ha già salutato per volare a Dortmund e con Cerci dato sul piede di partenza l’unico a essere (quasi) certo di ripartire con la maglia del Toro è Darmian. Il Toro non dava così tanti giocatori alla Nazionale dal mondiale 1978 ed è un giusto premio per la stagione degli uomini di Ventura che hanno sfiorato l’Europa League sul campo per poi agguantarla (e onorarla) a causa della squalifica del Parma. Fra i convocati ci sono anche Sirigu, allora al Psg, e il neotecnico granata Ignazio Abate (curiosamente fra i ventitré c’è anche Aquilani, con cui l’ex milanista è stato in ballottaggio a lungo).

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ITALIA-INGHILTERRA 2-1 - MATTEO DARMIAN

Matteo Darmian è nel novero di giocatori che hanno sono stati da Toro seguendo la strada dell’affidabilità come i Mussi, i Fusi, i Venturin: poche parole, lavoro, duttilità, farsi trovare sempre pronti e non tirarsi mai indietro. Questo continuo migliorarsi è stato notato anche dal ct Prandelli che, dopo aver convocato l’ex milanista per uno stage a marzo, ha deciso di puntare forte su di lui dopo una sola presenza in amichevole contro l’Irlanda.

Vinto il ballottaggio proprio con Abate (tra l’altro fu il padre di Ignazio, l’ex portiere Beniamino, a portarlo al Milan), Darmian si ritrova titolare nella gara di debutto contro l’Inghilterra che si gioca a Manaus, vicino alla foresta amazzonica, che gli appassionati di fumetti Bonelli conoscono grazie a Mister No. “Who is Darmian?” si chiedono gli inglesi in tribuna stampa e ben presto lo capiscono visto come ara la fascia il numero quattro.

Il primo tempo si chiude sull’1-1 con Sturridge che risponde subito al vantaggio di Marchisio da fuori area e la gara si decide a inizio ripresa quando Darmian si sgancia in avanti e allarga per Candreva che centra di sinistro per Balotelli il quale vola in cielo per battere Joe Hart. Nessuno può lontanamente immaginarlo, ma è stato appena segnato l’ultimo gol azzurro sino a oggi in una fase finale di un campionato del mondo.

L’esordio di Darmian porta i riflettori su di lui, con ritratto del bravo ragazzo sempre in agguato: fidanzato da sei anni con Francesca, “va regolarmente a messa”, non ha tatuaggi, è “il terzino che ogni mamma vorrebbe come fidanzato per la figlia”. In mezzo a tutto questo c’è un siparietto meno carino con Chiellini che, con la sua proverbiale “simpatia”, dice in diretta tv che Matteo meriterebbe di giocare in una squadra che fa l’Europa. Dossena, in studio, ricorda al difensore che il Toro disputerà l’Europa League, ma lo juventino, per farsi ulteriormente amare, dice che lui sta parlando di Champions in un discorso che sembra dare totalmente ragione ai tifosi del Toro che non simpatizzano per la Nazionale. Chiellini o non Chiellini, bravo ragazzo o meno, Darmian si costruirà una carriera solida anche in azzurro, sebbene con qualche dolore (il rigore fallito contro la Germania a Euro 2016, il palo in Svezia nel 2018).

ITALIA-COSTA RICA 0-1 - ALESSIO CERCI

Alessio Cerci è il primo giocatore del Toro a tornare in Nazionale in pianta stabile dagli anni novanta, visto che Antonino Asta pagò carissimo un infortunio quando stava lottando per un posto in vista dei Mondiali 2002 e Alessandro Rosina non mantenne le promesse. Ci sarebbe anche Ogbonna, ma l’ho sempre visto come un granata per caso e la storia mi ha dato ragione.

Cerci esordisce in amichevole contro il Brasile subentrando a Pirlo e ricordo di aver seguito la sua partita con gli stessi patemi d’animo che avevo quando Lentini iniziò il suo cammino azzurro contro il Belgio in amichevole nel 1991. Esattamente come Gigi Alessio farà bella figura, brasiliano fra i brasiliani in un match che termina con uno scoppiettante 2-2 in rimonta. Alessio colleziona dodici presenze, per lo più subentri, anche perché la concorrenza è molta, ma la grande stagione disputata che ha appena disputato potrebbe regalargli più spazio.

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Contro l’Inghilterra guarda i compagni dalla panchina, ma nella seconda partita arriva il suo momento. L’Italia è incredibilmente sotto contro il sorprendente Costa Rica che ha già battuto 3-1 l’Uruguay all’esordio: Ruiz ha segnato di testa alla fine del primo tempo dopo due occasioni fallite da Balotelli davanti al portiere che lo porteranno sul banco degli imputati ben oltre i suoi demeriti. In una Nazionale che sembra lontana parente di quella vista contro l’Inghilterra il numero undici non riesce a incidere in alcun modo: “Non salta l’uomo e non crea superiorità numerica” il giudizio con cui Alessandro Bocci motiva il cinque del Corriere della Sera.

Il mondiale di Cerci finisce qui, la sua avventura in azzurro terminerà a novembre in un’amichevole contro l’Albania. C’è un universo parallelo dove Cerci è rimasto al Toro diventando un pilastro dell’Italia allenata da Ventura, trascinando entrambe le squadre a successi importanti: purtroppo non è il nostro.

ITALIA-URUGUAY 0-1 - CIRO IMMOBILE

Ciro Immobile ha appena vinto la classifica dei marcatori con la maglia del Toro, ma la Ciromania esplode nello stivale dopo una tripletta al Fluminense molto laboriosa da seguire in tv a causa dei numerosi problemi col collegamento. La scarsa fantasia giornalistica che ha chiuso Darmian nella categoria “ragazzo della porta accanto” qui si può scatenare grazie alla provenienza campana del centravanti che diventa subito “lo scugnizzo dal volto pulito”, mentre a Prandelli viene attribuita la frase “Potrebbe essere il nostro Schillaci”.

Immobile gioca uno spezzone al posto di Balotelli contro l’Inghilterra, sta fuori contro il Costa Rica e viene inserito dal 1’ a furor di popolo in coppia con Balotelli contro l’Uruguay, nonostante Prandelli in principio non li vedesse compatibili. La notizia è accolta con giubilo e speranza sulla stampa che guarda con simpatia verso l’attaccante. Nel suo blog sul Fatto Maurizio De Fazio lo definisce “ragazzone simpatico e alla mano che non s’è mai montato la testa (fa testo il suo matrimonio con una normalissima ragazza della provincia di Pescara, e la sua scarsa produzione di selfie)”, in quell’incredibile cercare moralità nelle sciocchezze che caratterizza il nostro paese di musichette mentre fuori c’è la morte.

Come molte gare in cui basterebbe il pareggio per passare (Corea del Nord nel 1966 o Polonia nel 1974) la partita contro l’Uruguay è uno psicodramma. Nel primo tempo, a parte un doppio intervento di Buffon su Suarez e Lodeiro, domina il nervosismo. La coppia d’attacco non gira e Prandelli decide di lasciare negli spogliatoi l’ammonito Balotelli temendo un secondo giallo. Entra a sorpresa Parolo, una scelta che descrive bene lo stato d’animo del momento.

L’Italia resta ugualmente in inferiorità numerica quando l’arbitro Rodriguez espelle Marchisio per un intervento rude sul polpaccio di Rios. Suarez imperversa nel bene e nel male: costringe Buffon a una grande parata, poi morsica sulla spalla Chiellini con uno dei suoi colpi da villain puro. Il Pistolero la fa inizialmente franca, poi verrà squalificato con la prova televisiva. A 9’ dalla fine un colpo di testa (o meglio di spalla) di Godin sancisce il passaggio del turno della Celeste. L’Italia non riesce a rendersi minimamente pericolosa, Immobile è uscito da un po’ per crampi venendo buttato giù in fretta dall’altare costruito poche ore prima: si va a casa per restarci. La carriera in Nazionale di Ciro sarà dignitosa e potrà anche fregiarsi del titolo di campione d’Europa nel 2021. L’Italia è ancora prigioniera degli stessi errori commessi in quel mondiale a livello di scelte, di ambiente e di cose verso cui prestare attenzione.

Ringrazio Matteo Curreri per il numeroso materiale che mi ha dato per questo pezzo e per tutto quello che riguarda le puntate di Culto Mundial: è stato preziosissimo.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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