Culto Mundial / A Italia '90 fra gli azzurri non ci sono giocatori del Toro, ma gli occhi sono tutti su due giocatori stranieri

Nell’estate del 1990, quella dei mondiali in casa e delle notti magiche, i tifosi granata sono di ottimo umore: sono tornati immediatamente al piano di sopra sotto la guida di Eugenio Fascetti con una marcia trionfale dopo la retrocessione del 1989, si godono l’arrivo di un allenatore lanciatissimo come Emiliano Mondonico e il presidente Borsano promette che la squadra lotterà per la Coppa Uefa. Nella kermesse calcistica che sta per cominciare fra gli azzurri non ci sono giocatori del Toro (Fusi, che vestirà la nostra maglia di lì a poco, è stato escluso dai convocati così come l’ex Massimo Crippa), ma gli occhi sono tutti su due giocatori stranieri: Luis Muller, attaccante brasiliano che si appresta a vivere la sua terza stagione sotto la Mole, e Rafael Martin Vazquez, il
gran colpo di mercato appena arrivato dal Real Madrid. Saranno loro gli osservati speciali di Maratona e dintorni.

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La predisposizione d’animo verso i due calciatori è molto diversa: Rafa viene visto subito con gli occhi dell’amore essendo l’asso tanto sognato, il giocatore strappato al Real nel fiore degli anni, uno della cosiddetta quinta del Buitre, la generazione d’oro cresciuta nelle giovanili dei Blancos (con lui Michel, Pardeza, Sanchis e, appunto, Emilio Butragueño detto “El Buitre”, l’avvoltoio). Al contrario, di Luis Muller si inizia ad averne un po’ le tasche piene: il talento è indiscutibile, ma le mattane, i ritardi, i tanti problemi causati in due stagioni stanno cominciando a far storcere il naso a parecchi. Di cedere un calciatore della nazionale brasiliana autore di ventidue gol in due anni non se ne parla e quindi tocca sperare in una redenzione.

Il destino regala a Torino proprio il Brasile che giocherà nel nuovo stadio Delle Alpi il suo girone e, in caso di primo posto, gli ottavi di finale. Mentre altrove si teme l’arrivo degli hooligans, il Piemonte apre le porte alla torcida che sin dal ritiro di Asti infiamma l’ambiente con colori, canti e balli. I carioca sono allenati da Sebastiāo Lazaroni, di lì a poco allenatore della Fiorentina e fra i primi tormentoni di Mai dire Gol con le sue interviste sottotitolate, che in patria non convince per il suo gioco considerato troppo difensivo per i gusti verde-oro. La qualificazione brasiliana arriva dopo uno degli episodi più sconcertanti della storia del calcio sudamericano e non solo: nella partita decisiva contro il Cile al Maracanà, il portiere avversario Rojas si accascia al suolo sanguinante dopo un bengala caduto dalle sue parti facendo rischiare ai padroni di casa una clamorosa sconfitta a tavolino con tanto di eliminazione, ma ben presto emergerà come l’estremo difensore si fosse provocato la ferita da solo con una lametta. Fra le amichevoli preparatorie spicca una clamorosa sconfitta contro una selezione umbra in una partita in cui la Seleçao avrebbe potuto segnare una valanga di reti, ma non riuscirà a rimontare la splendida rete su punizione di un certo Ciccio Artistico.

Le condizioni fisiche non perfette di Bebeto e Romario lanciano proprio Muller al fianco di Careca e Luis “festeggia” lanciando qualche frecciata al mondo granata: “Dice che non è contento di me e allora perché non mi vende? Non ha capito che per me la Serie B poteva non essere uno stimolo sufficiente e che io e Martin Vazquez non possiamo portare da soli il Torino in zona Uefa. Bisogna spendere soldi come ha fatto Berlusconi, come sta facendo la Juve. Ma questi soldi Borsano, è la mia impressione, non li spenderà”.
L’andamento del campionato in arrivo smentirà totalmente questa dichiarazione, ma questa è un’altra storia. Il presidente risponde a distanza: “Muller è un mio incaponimento. Adesso mi parla da Asti. Io gli do ancora quest’anno per diventare l’asso che potenzialmente è”. Negli stessi giorni Lazaroni aggiunge che il problema di Muller è la testa, mentre Fascetti, che col brasiliano non ha mai legato per usare un eufemismo, dice che con Luis il Torino sarà sempre incompiuto.

Di tutt’altro spessore le dichiarazioni di Martin Vazquez nei giorni del ritiro friulano di Magnano in Riviera dove la Spagna del ct Luisito Suarez sembrerebbe vivere una rivalità sotterranea tra madridisti e giocatori del Barcellona. “Se mi sento leader di questa Spagna? No. Sono reduce da un buon campionato e so che questa per me è una grossa occasione anche per presentarmi nelmigliore dei modi visto che il prossimo torneo lo giocherò in Italia”. Rafa e le Furie Rosse si trovano nel girone E con Belgio, Uruguay e Corea del Sud, un raggruppamento duro in cui giocano tre futuri numeri dieci del futuro prossimo granata visto che, oltre allo stesso Vazquez, ci sono Scifo e Francescoli.

Il gruppo del Brasile è il C con Svezia, Costa Rica e Scozia. Alla vigilia dell’esordio contro gli scandinavi Muller prova a chiamare a raccolta anche i tifosi granata: “La curva Maratona mi hasempre sostenuto sin dall’annata della retrocessione. I tifosi mi amano, spero che tutti tifino Brasile”. La prima gara ufficiale del “Delle Alpi”, partita con l’imprevisto fantozziano dello speaker
che legge le formazioni durante gli inni, oltre a far nascere i primi dubbi sulla visibilità nel nuovo impianto torinese, mostra la Seleçao vincere 2-1 con merito grazie a una doppietta di Careca: il secondo gol è un pallone solo da spingere in rete recapitatogli proprio da Muller, segno che l’intesa funziona.

Dopo aver fatto temere un’assenza per infortunio, prontamente recuperato, Martin Vazquez viene schierato regolarmente in mezzo al campo per l’esordio contro l’Uruguay a Udine. La partita
termina a reti bianche con la Celeste che grazia gli iberici (traversa di Alzamendi, botta alta di Paz da ottima posizione e soprattutto il rigore calciato alle stelle da Ruben Sosa, concesso per un mani di Villaroya sulla linea che di lì qualche settimana sarebbe stato punito con l’espulsione per un cambio di regolamento). Nel grigiore Rafa porta a casa un’ottima prestazione soprattutto nel primo tempo: secondo La Stampa “è colui che fa cose più difficili con la massima semplicità. È un costruttore e un ispiratore di talento. Purtroppo agisce in un complesso il cui livello è inferiore al suo”. Si può stare tranquilli.

Il secondo avversario del Brasile è il Costa Rica che ha clamorosamente sconfitto la Scozia all’esordio. Il ct dei centroamericani è il mitico girovago “Bora” Milutinovic che a fine mondiale
lascerà (e una voce incontrollata parla di Claudio Sala come possibile sostituto) e la squadra inizia a essere addirittura temuta dai verde-oro per il suo collettivo. I caraibici si recano a rendere
omaggio al Grande Torino a Superga e per la gara contro Dunga e compagni vestiranno una maglia bianconera. Soltanto le parate di Conejo e quattro legni colpiti dai brasiliani (uno di testa da
Muller) impediscono la goleada col tabellino che indica solo 1-0 grazie a una girata al volo di Luis che trova la deviazione decisiva di Montero, ma tanto basta per scatenare furiose polemiche della stampa, che odia il gioco difensivista di Lazaroni, e degli esclusi Romario e Bebeto. Nonostante la rete decisiva sia merito di Muller, essendo Careca intoccabile, potrebbe essere proprio il granata a doversi accomodare in panchina.

La Spagna non sbaglia la partita contro la Corea del Sud dove Vazquez si prende un bel sette, ma a decidere il tutto è la tripletta di un altro della Quinta, ovvero Michel. Rafa va vicino al gol con due stangate a cui il portiere asiatico dice no, mentre i problemi più grossi per la squadra di Suarez sembrano venire dall’abulia del Buitre, davvero in difficoltà nei primi 180’. I tifosi granata
continuano a leccarsi i baffi.

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Ultimo turno del girone e come previsto Muller va in panchina contro la Scozia per far posto a Romario alla prima dal titolare dopo il gravissimo infortunio alla tibia patito pochi mesi prima. La
prestazione di colui che sarà l’eroe del mondiale successivo non è all’altezza e al 65’ Luis si ritrova in campo segnando addirittura la rete della vittoria di puro opportunismo a 9’ dalla fine. Taffarel salva il gol qualificazione della Scozia allo scadere e Muller può presentarsi a petto in fuori reclamando un posto in squadra, dicendo che con lui Careca gioca meglio e che non è più tempo di fare test. Lazaroni si lascia andare a un’affermazione a posteriori inquietante augurandosi di incontrare l’Argentina agli ottavi di finale.

La Spagna chiude il girone alla grande battendo il Belgio e sorpassandolo in vetta alla classifica del gruppo. Ancora una volta Martin Vazquez si prende un bel sette in una gara emozionante.
Sblocca Michel su rigore, pareggia il futuro ascolano Vervoort con una sventola su calcio di punizione e decide un colpo di testa di Gorriz al 39’ anche perché Scifo, nella ripresa, manda un
rigore a sbattere contro l’incrocio dei pali. Sugli spalti del Bentegodi di Verona ci sono anche Borsano e Mondonico e Vazquez dopo avere risposto presente in campo, lo fa anche ai microfoni:“Sono felice di giocare in una gloriosa formazione come quella granata”. Sapessi noi. Gli ottavi di finale vedranno le furie rosse contro la Jugoslavia che sta disputando il suo ultimo mondiale, ma ancora non lo sa.

Il derby sudamericano fra Brasile e Argentina si gioca alle cinque del pomeriggio al Delle Alpi e comunque vada sarà l’ultima partita dei carioca nella città sabauda, visto che la semifinale che si
giocherà in Piemonte interesserà l’altra parte del tabellone. Quasi nessuno pensa che sarà l’ultima partita al Mondiale della squadra di Lazaroni, anche perché l’Argentina arriva come ripescata,
battuta dal Camerun all’esordio, salvata dalla seconda, e meno nota, mano de Dios contro l’Urss e uscita con un pareggio dalla sfida contro la Romania, ma un Maradona più incattivito che mai può tutto. Per il Brasile la partita è stregata sia per ciò che accade in campo che per quello che succede immediatamente fuori con la famosa storia della borraccia bevuta da Branco e corretta
con un narcotico dagli argentini. Limitandosi al rettangolo verde, la Seleçao attacca sin dal primo minuto: Careca si crea una grossa opportunità, ma Goycoechea respinge, Muller è fortemente
impreciso al 6’, in due mancano la deviazione a porta vuota su corner al 12’, al 19’ Dunga colpisce un palo di testa con il portiere avversario immobile. L’albiceleste è qualche azione di
alleggerimento è poco più, ma tiene.

A inizio ripresa il Brasile va ancora a centimetri dal gol nel giro di pochi secondi quando Goycoechea devia contro la traversa un traversone carico di effetto di Careca e Alemao fa tremare
il palo con una sventola da fuori. L’efficacia offensiva dei verde-oro cala col passare dei minuti e un ultimo passaggio sbagliato di poco, un tiro da fuori che prende la traiettoria sbagliata, una
conclusione rimpallata diventano segnali impercettibili del vento che cambia, visto che dal lato opposto Caniggia viene continuamente innescato per volare in contropiede. All’81’ Maradona parte
in slalom dal cerchio di centrocampo e, cadendo, riesce a servire il Pajaro con un assist che è mezzo gol, ma l’altro mezzo bisogna farlo e l’atalantino ci riesce dopo aver dribblato irresistibilmente Taffarel.

Il finale del Brasile è in inferiorità numerica perché Ricardo Gomes viene espulso per fallo da dietro su Basualdo lanciato a rete. La parata di Taffarel sulla punizione di Marafona tiene ancora in vita i suoi e la situazione potrebbe cambiare a 2’ dalla fine proprio con Luis Muller, sotto la Maratona. Su un lancio lungo due difensori argentini saltano per anticipare Careca e la sfera finisce al numero quindici che è completamente solo a due passi dall’area piccola con la possibilità di una conclusione piuttosto comoda col destro che viene ciabattata in maniera indegna terminando sui
cartelloni pubblicitari. La squadra di Lazaroni perde la partita che ha giocato meglio, Muller si ritrova in mano la maglietta di Maradona che ha scambiato con la sua e un pugno di mosche.
Dopo la gara se ne va senza rilasciare dichiarazioni. L’Argentina va avanti pronta a distruggere altri sogni, soprattutto uno in semifinale.

Chi vince tra Jugoslavia e Spagna incontrerà proprio la squadra di Bilardo (quindi sarebbe stato possibile un Muller vs Martin Vazquez). Rafa è dominante, gioca la sua miglior partita così come la compagine di Suarez, ma il calcio in certi pomeriggi è maledetto. Al 9’ Vazquez calcia con forza da fuori e Ivkovic non trattiene, ma Butragueño è ancora lontano parente dell’attaccante letale che tutti ricordano e calcia in maniera sbilenca un pallone che doveva essere soltanto buttato dentro. Il portiere slavo si inventa anche un’involontaria parata di faccia su pallone sfiorato di testa da Salinas in una prima frazione che ha visto le Furie Rosse stazionare nella metà campo avversaria per quasi tutti i 45’.

A inizio ripresa Vazquez si crea due occasioni da solo (stupenda la seconda con un dribbling bruciante con cui converge in area da sinistra), ma in entrambi i casi non è preciso nel concludere
sul primo palo. Successivamente batte un insidioso angolo a rientrare per Gorriz e ancora una volta Ivkovic non si capisce come riesca a cavarsela. Al 63’ Butragueño, tutto solo, potrebbe
riscattarsi, ma è anche sfortunato visto che il suo colpo di testa a incrociare è quasi perfetto e colpisce clamorosamente il palo con l’estremo difensore fermo a guardare. Dopo tanto sbagliare il
castigo arriva al 78’ con un gran pezzo di bravura di Stojkovic: sul pallone che arriva prolungato di testa da Katanec su cross di Vujovic, “Pixie” finta la conclusione col destro saltando il difensore
che gli si sta facendo incontro in scivolata e poi batte con freddezza Zubizarreta con lo stesso piede.

La Spagna si ribella: Julio Salinas prima reclama un rigore e poi, a 6’ dalla fine, corregge in rete un diagonale rasoterra di Martin Vazquez ridando fiato ai suoi. Si va ai tempi supplementari che iniziano subito con la stilettata decisiva: è ancora Stojkovic, stavolta con una pennellata su punizione, a bucare Zubizarreta. La stanchezza stavolta porta a una reazione meno lucida (un paio
di colpi di testa pericolosi, una conclusione rimpallata di Michel) e il più vicino ad andare in gol è Savicevic che si divora il 3-1 in contropiede. Come pochi giorni prima sono i numeri di un grande dieci a mandare a casa la squadra che avrebbe meritato di più.

I tifosi del Toro si stropicciano gli occhi dopo aver visto uno dei più forti centrocampisti europei all’opera e sognano con le voci di mercato che indicano Cantona o Lineker come possibili spalle di
Muller, ma purtroppo le due piste si areneranno. Rafa partirà alla grande col Toro, ma patirà anche qualche problema fisico che ne limiterà la stagione, prima di giocarne una molto buona e più
continua al fianco di Scifo nel 1991/92: solo due anni sotto la Mole per lo spagnolo, ma che gli sembreranno molto di più per intensità come ha raccontato anche pochi giorni fa durante la Partita
della Leggenda. Muller segnerà ancora tre gol fra campionato e coppa Italia prima di chiudere anticipatamente la sua esperienza in granata senza lasciare nessun rimpianto nella tifoseria: al
Toro per arrivare in coppa Uefa basteranno gli altri, soprattutto Bresciani e Lentini, vere frecce del Mondo prima versione. Qualificazione in coppa davanti alla Juventus di Maifredi: altro che notti magiche.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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