Culto / A vent'anni dalla promozione con il Mantova riviviamo lo psicodramma dei tempi supplementari minuto per minuto nell'ultima notte vissuta al Delle Alpi
Abate e quel piccolo dettaglio nel contratto legato all'Europa... (VIDEO)
Quanto l’arbitro Farina fischia la fine dei tempi regolamentari c’è qualcuno che esulta, ma meno che nella stagione precedente contro il Perugia perché a furia di rifarli quasi tutti hanno capito il regolamento dei playoff. In caso di parità fra andata e ritorno ci vogliono ancora i tempi supplementari per decretare chi salirà in serie A: se il Toro manterrà il vantaggio di due reti contro il Mantova sarà promozione. L’undici giugno di vent’anni fa sapevamo che ci sarebbe stato ancora da soffrire e da lottare, ma nessuno era pronto all’altalena di emozioni di quei tempi supplementari fra granata e virgiliani nell’ultima notte del Delle Alpi. Rifacciamoci del male e riviviamoli insieme (e se qualcuno volesse rivederli in video sono qui, da 1.55.01 in poi).
91’ Il Toro ricomincia ad attaccare sotto la Maratona, come nella ripresa. Le squadre sono stremate, come dice Valentina Ballarini di Sportitalia, ed è solo più questione di nervi.
92’ Storie tese fin da subito anche nei supplementari. Brambilla, uno dei numerosissimi ex della gara, batte una punizione dalla tre quarti su cui Taibi esce senza problemi. Doudou rimane a terra dopo un contatto con Gabriele Graziani, figlio di Ciccio: dai replay i due si allacciano, forse c’è una manata, ma Diaw si alza senza fare troppe cerimonie dopo qualche secondo.
93’ Rosina prova a mettere un po’ di magia in una gara di randellate, ma la difesa biancorossa se la cava. De Biasi è incontenibile: maniche di camicia tirate su, fischi trapattoniani.
94’ Fantini fa partire in contropiede Lazetic che vola sulla fascia, ma temporeggia quel secondo che basta per far rinvenire Lanzara (ennesimo ex) che mette palla in calcio d’angolo. Come dirà di lì a quindici anni Franco Bragagna “Sta per succedere una cosa”.
95’ Rosina batte di sinistro a rientrare, Davide Nicola colpisce di testa, Brivio prova a opporsi, ma può solo sfiorare: è il 3-0, l’istantanea che ci ricordiamo tutti. Nicola sommerso dai compagni, Ferrarese che sventola la bandierina del calcio d’angolo, giocatori in campo e in panchina che si concentrano in un unico punto mentre la Maratona e tutto quello che c’è intorno, settore ospiti escluso, esplodono. Il ritorno di Balestri verso il centrocampo alzando il pugno è una delle immagini più belle della serata. A quel punto facciamo tutti un errore, crediamo che sia fatta: noi in A, la Juventus retrocessa per Calciopoli, pecchiamo un po’ di hybris ed è una cosa che le divinità non perdonano, figurati il dio del calcio che con noi ama sempre divertirsi con un discreto grado di stronzaggine.
96’ Il gioco non riprende ancora. Di Carlo avvicenda altri due ex fra le file del Mantova: esce Claudio Grauso ed entra Paolo Poggi, l’uomo dei derby della Coppa Italia 1993.
97’ Il Toro recupera palla col pubblico che urla a gran voce come se volesse riscuotere gli interessi di tre giorni di mal di stomaco dopo il 4-2 dell’andata. Su un pallone lungo saltano Fantini e Cioffi, ancora in campo nonostante il taglio dovuto alla gomitata di Doudou durante i 90’, che ha la peggio. Farina fischia il fallo ed espelle severamente il numero sette. Non ci rendiamo ancora conto di cosa sta per succedere, tutto sommato due gol in poco più di 20’ si possono difendere anche con l’uomo in meno.
98’ De Biasi si copre mettendo Melara al posto di Lazetic che esce con tutta la calma di questo mondo e giunto in panchina viene sollevato dall’abbraccio del mister. Ci sono ancora molti sorrisi e un certo ottimismo.
99’ Cross sbilenchi, spazzate, stop sbagliati: siamo già alla disperazione da ambo le parti. Taibi esce in presa alta anticipando Gasparetto: boato. Ogni cosa che ci fa guadagnare tempo è da festeggiare come un gol in piccolo.
100’ Mentre i microfoni di SportItalia portano i fischi di De Biasi nelle case degli italiani, il Mantova staziona in avanti. Poggi mette la sua classe al servizio della squadra liberando al cross Lanzara che trova la deviazione di Brevi: calcio d’angolo e anche qui sta per succedere una cosa.
101’ Sul corner Melara affossa Graziani con un intervento senza senso. Farina fischia il calcio di rigore che può riaprire tutto. Dal dischetto va Paolo Poggi: se confidiamo nel suo cuore tenero siamo fregati. Il pallone va da una parte e Taibi dall’altra. 3-1: una lama di ghiaccio attraversa le nostre schiene anche se fa caldissimo. Sotto di un uomo e col Mantova risorto a cui basterebbe un solo gol per farcela, iniziamo a provare il sapore della beffa, cercando mentalmente un modo per arrivare alla fine con le coronarie in condizioni accettabili, ma i 19’ più recupero che mancano sembrano sei ore.
102’ In un momento in cui sembrano dare tutti del voi al pallone, spunta Rosina che parte al limite della nostra area e ha ancora le gambe per andare dalla parte opposta fra le urla di un pubblico alla disperata ricerca di un conforto. Sacchetti può fermarlo solo con un fallo: ammonito.
103’ Rosina rimane ancora a terra non tanto per il fallo di Sacchetti, ma per quello quasi simultaneo di Notari. Il pubblico si fa sentire.
104’ Rosina esce in barella lasciando il Torino momentaneamente in nove. Gallo batte la punizione a sorpresa verso la porta con potenza, ma poca angolazione e così Brivio può opporre i pugni.
105’ Un anticipo di Brevi spezza il tentativo di ripartire del Mantova e viene accolto dal giubilo del pubblico. Con gli schemi totalmente saltati Oscar ha spazio per avanzare e prova anche la conclusione, ma non è preciso. Dalla parte opposta ci prova Lanzara da fuori, ma va più vicino alla bandierina del corner che alla porta. Preoccupa maggiormente ciò che recita la lavagnetta del recupero: quattro minuti.
105+1’ Rientra Rosina, Brevi regala un corner sbagliando un retropassaggio verso Taibi che però esce con sicurezza. Si respira.
105+2’ Iniziano a sparire i palloni sulle rimesse. Su una sfera che sta schizzando fuori si tolgono tutti costringendo Sacchetti a una corsa solitaria per recuperarla sulla pista di atletica. Quando si gioca Edusei è preziosissimo nel mantenimento del possesso palla.
105+3’ Il Toro è in nove e mezzo, perché Rosina ha ancora i postumi della botta di Notari, ma deve stringere i denti. Anche per questo i due falli in attacco fischiati a Graziani sono oro.
105+4’ L’ennesimo fallo subito di Doudou fa scorrere il cronometro, poi finalmente Farina fischia il primo tempo chiedendo di invertire subito il campo. Il Toro adesso difende sotto la Maratona e visto come si è messa la gara dobbiamo fare la differenza anche noi urlando, soffiando, caricando i nostri.
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106’ Record mondiale di fischi quando il Mantova batte il calcio d’inizio. In un minuto tre grandi cose granata: la protezione di palla di Edusei, uno splendido anticipo di Doudou, una giravolta di Fabio Gallo a mettere in moto ancora Edusei che guadagna un fallo.
107’ Abbruscato non tiene più un pallone.
108’ Elvis non terrà più un pallone, ma il mestiere per prendersi un fallo da Cioffi c’è ancora: altri secondi preziosi. Non osiamo pensare a quanto manchi sia per non illuderci che per non spaventarci. Un minuto alla volta, un respiro alla volta.
109’ Taibi esce su un traversone di Poggi. Edusei per una volta perde palla, ma poi rimedia parzialmente. Il Mantova resta abbastanza lontano dalla zona calda, ma è ancora lunga.
110’ Gallo e Melara lottano con gli stinchi dei virgiliani e alla fine i rimpalli li premiano. Il lancio di Nicola finisce in terra di nessuno: siamo tutti dietro la linea del pallone e per tutti intendo undici più sessantamila.
111’ Rosina gioca da fermo, Balestri sa che anche riallacciarsi le scarpe nel momento giusto serve per guadagnare qualche secondo. Poggi prova il tiro da fuori, deviato, e il sospiro di sollievo è grande quando Farina indica la rimessa dal fondo perché il tocco è di Spinale.
112’ Altro fallo conquistato da Abbruscato che vale un aumento d’ingaggio, anche se non gestiamo benissimo il possesso palla sulla punizione.
113’ Gaetano Caridi ci ha fatto venire matti all’andata, mentre al ritorno è stato piuttosto letargico. Ha un lampo da grande giocatore in un momento importante che lo vede liberarsi benissimo al tiro dai venti metri, ma fortunatamente la conclusione è in linea con quanto fatto vedere fin lì e Taibi para a terra.
114’ Minuto in cui non succede sostanzialmente nulla e in questi casi il nulla è veramente bene accetto.
115’ Non pago di essere il giocatore con più polmoni tra i granata, Edusei si inventa uno spunto offensivo che potrebbe chiudere tutto: prima triangola involontariamente con un avversario e poi volontariamente con Gallo, quindi un destro da posizione angolata su cui Brivio è bravissimo ad alzare sopra la traversa. Sarebbe stato il gol della sicurezza, invece sta per arrivare la grande paura. Sul corner gestiamo il pallone e rubiamo una quarantina di secondi.
116’ Dopo una perfetta chiusura in scivolata di Lanzara su Nicola, arriva l’antipasto del terrore sportivo che proveremo di lì a poco con un pallone che carambola al limite dell’area dove ci sono due giocatori del Mantova da soli. Sacchetti calcia in corsa e la palla schizza sul fondo. Sospiriamo di sollievo.
117’ Ormai si va solo sui nervi, nessuno capisce più nulla. La leggenda narra che a un certo punto Brevi chiese a Gallo “Ma così passiamo noi?”. Il rinvio di Taibi termina nella metà campo virgiliana dove Abbruscato è solo contro mille. Il Mantova riparte e un fallo in attacco di Graziani è ancora manna. Ora si comincia davvero a guardare il cronometro con l’orizzonte che va più in là del singolo minuto.
118’ Valentina Ballarini dice che Nicola è il vero allenatore in campo. Il futuro le darà ragione.
119’ Su un lungo cross di Sacchetti Graziani manca la rovesciata mandando fuori giri la difesa del Toro: il pallone sbatte addosso a Gasparetto che controlla è calcia col sinistro. Taibi è immobile, si gira e probabilmente prega. Chi era in asse col tiro, allo stadio, l’ha visto dentro, si è sentito le viscere in gola, aspettava solo la rete che si gonfiasse. Invece la palla è leggermente larga, accarezza la base del palo ed esce. Taibi si mette le mani nei capelli, anche se per un motivo diverso dalla panchina del Mantova. Il labiale di Gasparetto è un incredulo “Palo”. In quel preciso istante, dopo aver ritrovato i battiti giusti, abbiamo capito che ce l’avremmo fatta e non era hybris stavolta, ma la consapevolezza che l’ultimo colpo del destino avverso non era andato a segno e nulla avrebbe più potuto colpirci quella notte. Lo stadio urla “Toro Toro” aizzato anche da De Biasi.
120’ Viene indicato 1’ di recupero. Gasparetto ha un altro pallone in area da posizione molto più difficile della precedente e calcia altissimo per la gioia di Maratona e dintorni.
121’ Sull’ennesima mischia, la palla schizza impazzita prima di arrivare a Nicola che spazza per la milionesima volta. L’ultimo pallone lungo calciato dal Mantova vede Rosina scattare per recuperarlo in una zona morta, nonostante la schiena martoriata. Viene messo giù da un avversario e Farina fischia un calcio di punizione che non è la fine, ma qualcosa che ci si avvicina. Cronometro alla mano, è davvero fatta, ci si comincia ad abbracciare, De Biasi si mette la giacca sorridente, l’arbitro fischia finalmente la fine con un labiale inequivocabile. Il Toro ce l’ha fatta, il Toro è in serie A.
Vent’anni dopo ricordare quella sera significa farsi del male non solo perché, al termine di quella gara, eravamo tutti pronti per il cardiologo, ma perché sembrava veramente che la storia stesse cambiando e invece non è stato così. L’attesa di un domani luminoso si è polverizzata in promesse, parole, mediocrità, numeri citati per rafforzare tesi insostenibili e un popolo che voleva tornare a sognare più in grande e rivedere il granata stabilmente in Europa sta vivendo altro. Però quella sera in campo c’era uno degli ultimi Tori veri della storia recente e quello che è successo dopo con le numerose delusioni portate da questa presidenza non dovrà mai cancellare le emozioni di quella sera e la gratitudine che dobbiamo a quella squadra che ha capito subito cosa volessimo e ce l’ha dato spremendo ogni singola goccia di energia sul campo.
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