Vediamo di ricapitolare e di capirci qualcosa sulla scelta del nuovo Commissario Tecnico della nazionale italiana di calcio.
Simeone: "River? Non è il momento, voglio stare qui" (VIDEO)
Vediamo di ricapitolare e di capirci qualcosa sulla scelta del nuovo Commissario Tecnico della nazionale italiana di calcio. Quando Giovanni Malago' giunge sullo scranno piu' alto di "Via Allegri" ha praticamente in tasca il contratto come Ct Azzurro per Roberto Mancini. I due fanno parte fanne parte della "loggia" dell'Aniene, quel circolo sportivo che si affaccia sul lungo tevere romano che dell'amichettismo per interessi ne ha fatto un autentico stile di vita. Di piu': ne ha strutturato il manuale per l'uso diffuso in tutto il Paese, facendolo diventare lo strumento culturale con cui si e'andato a sostituire il "familismo amorale" individuato in Italia negli anni 50 dal sociologo Edward Banfield. La carriera da allenatore di Mancini e' giunta ormai su un binario morto, tutte le strade un minimo ambiziose gli sono precluse, ecco perche' si era andato a seppellire nel calcio qatarino. Ma l'apparato pubblico, al quale una federazione sportiva appartiene di diritto, nel nostro sciagurato Paese serve proprio a questo: a distribuire incarichi ben pagati ad amici, parenti, cortigiani. Se come sensale hai il mondo da spirito da loggia dell'Aniene, il gioco e' fatto: non sarai mai solo. Malago' ha una buona stampa da fare invidia a Jannik Sinner, lo osannano manco fosse Cheope o il "Celeste Imperatore" giapponese prima che si andasse ad infilare nel casino di Pearl Harbor convinto dalla sua casta militare. Ogni articolo a lui dedicato e' un peana e la polvere del suo passato e' talmente tanta, che nel tappeto sotto il quale viene nascosta si forma una gobba. Non importa: quel tappetto ingobbito dalla nostra stampa viene visto pianeggiante come il "Tavoliere delle Puglie".
LEGGI ANCHE: Si avvicina il 4 maggio
Intanto tutti gli "amici" dell'Aniene si affannano a propagarne il mito da Mose':"ma perche' criticate Giovannino? E' uno capace e ci ha portato pure le Olimpiadi. La vostra e' tutta invidia". L'invidia, questa categoria dello spirito che solo nel nostro Paese poteva assurgere ad argomento. Dai dell'invidioso a chi critica, e la gobba del tappeto e' in salvo. Dopo qualche giorno, e dopo tutto il bel piacer come non fu mai scritto, Malago' si rende conto che al di fuori dello "specchio delle mie brame", nel Paese viene percepito un po' "polveroso", ovvero una persona di sistema come coloro che hanno trascinato il nostro calcio nel disastro. Inoltre sa bene di non avere le capacita' e soprattutto la necessaria verginita', per poter davvero imporre il nuovo nello sport principe degli italiani. Quando la fuffa si deposita poi servono i fatti, e i fatti sono tanti e con tanti nodi da sciogliere (alcuni da codice penale). Allora il nostro eroe si guarda attorno, ha bisogno di una vestale del calcio che per riflesso gli doni verginita': Paolo Maldini e' l'uomo giusto, inoltre e' libero come l'aria e quindi immediatamente arruolabile. L'ex stella del Milan gode di una stima illimitata da tutti i calciofili del BelPaese(stiamo parlando del piu' forte difensore italiano di tutti i tempi, uno che in campo pennellava tackle con il sorriso) e ha una rete di contatti internazionali da far invidia a qualunque diplomatico di lunghissimo corso. Maldini ha la giusta autostima e ne e' conscio; inoltre, siccome non e' un fesso, sa che Malago' ha un bisogno disperato di lui. La vita e' fatta di opportunita' legata ai momenti, il resto e' conversazione.
LEGGI ANCHE: La città e il calcio. L'esempio di Madrid, lo scempio di Torino
A questo punto l'ex capitano del Milan fa quello che farebbero quasi tutti: si fa pregare a lungo per accettare il ruolo in Fgci, in modo da acquisire potere e rendere innocua l'eventuale invadenza di Malago' sul suo agire. Il messaggio arriva forte e chiaro: Maldini all'atto della firma dell'accordo con la Federcalcio si porta dietro Leonardo nel ruolo di advisor (prima o poi spiegheranno cosa vuol dire?), e soprattutto mette in chiaro che sara' lui a scegliere il nuovo Ct, che non potra' mai essere uno individuato precedentemente al suo arrivo. In quel momento il contratto di Mancini si autodistrugge nella tasca della giacca di Malago' come un qualunque messaggio di "Mission Impossible". Trattasi di normale vicenda di demarcazione del territitorio, chi conosce le dinamiche del potere lo sa fin troppo bene. Pep Guardiola non e'un obiettivo reale, solo chi non ha capito (e sono tanti) la personalita' paracula del catalano puo' aver sperato che accettasse di far naufragare il suo aristocratico curriculum da allenatore nel pantano azzurro, e' un diversivo per arrivare alla scelta di basso profilo, a torto o a ragione individuata come la via giusta da percorrere. La scelta di una irrilevanza panchinara come Andrea Pirlo, serve per far agire nel dietro le quinte Leonardo, colui che realmente decidera' le sorti sportive della nazionale maggiore nei prossimi quattro anni a venire. Ecco il motivo per cui non poteva essere scelto Antonio Conte, che alla guida della nazionale sarebbe tornato volentieri. Stabilito che Leonardo sara' l'advisor di Pirlo, il quale non poteva far altro che accettare vista la sua fino ad ora fallimentare carriera di allenatore (alla Sampdoria lo ricordano ancora come un incubo), si e' andati dritti verso la firma del contratto dell'ex centrocampista campione del mondo. Due giorni fa la "Gazzetta dello Sport" fa un ritratto di Pirlo che pare una agiografia da "causa dei santi", e tutto ricorda Malago' planato in carrozza alla presidenza della Federcalcio. Nelle ultime ore pero'si e' mossa qualche manina maliziosa, e ha fatto venire allo scoperto due pietre di inciampo per il Ct designato: una semiseria, l'altra da tipica comicita' italiana. Quella semiseria, capace addirittura di smuovere le retrovie della politica italiana con in testa il comandante della "Brigata Parioli" Carlo Calenda, e' il ruolo del Ct designato di testimonial per una societa' di scommesse russe. Uno, evidentemente scemo come il sottoscritto, istintivamente pensa: "bene, finalmente il nuovo corso del calcio pensa all'etica. Un ruolo importante e portatore di valori culturali nazionali, non puo' essere affidato a chi e' stato sodale di un biscazziere". Come ho detto, sono scemo e anche ingenuo. Il problema non e' il gioco d'azzardo, ma l'egida russa sopra di essa: Pirlo e' complice di Putin, quindi un traditore della patria. Uno, lo scemo che sarei io, pensa sia finita qui, e invece il meglio arriva subito dopo. I figli di Maldini e Pirlo, sistemati dagli illustri genitori nel mondo della procura sportiva (l'Italia e' il Paese de "Un Borghese Piccolo Piccolo" di Mario Monicelli e Alberto Sordi, sara' bene non dimenticarlo mai) nel ruolo ancora di avventizi e praticanti, sarebbero un conflitto di interesse per i loro genitori. Siamo alle "Atellane" di Plauto, ovvero alla farsa. Dalla Fgci fanno trapelare che i legali sono a lavoro per risolvere la questione (ma vi rendete conto?), che e' di autentica lana caprina copiata da quel genio comico che fu Steno. Mentre pensi sia sul serio finita, arriva il commento del Ministro dello Sport Andrea Abodi:"non so se Guardiola ci abbia pensato. Credo che aprire, anche nella comunicazione, a un'opzione del genere, o hai una ragionevole certezza di arrivare al risultato, oppure e' meglio tenerla in maniera discreta". Siamo amici da tanto tempo con Andrea Abodi e gli voglio davvero bene, forse non ha capito una cosa: un diversivo per essere tale deve essere per forza esposto in modo indiscreto. O forse ha capito benissimo (Andrea non e'scemo), e ha approfittato di questa occasione per lanciare un siluro a Malago', suo eterno nemico. Ora voi capite quanto il bene del calcio in questa vicenda c'entri poco. Siamo ripiombati nell'Italia pre risorgimentale, dove tutti volevano l'unita' del Paese a parole, ma poi nei fatti badavano solo all'interesse del proprio contado. Il calcio e' specchio. Stiamo sprofondando, e l'orchestrina del "Titanic" continua a suonare. Forse sono io a vederla cosi': sono invidioso, che ci volete fare?
LEGGI ANCHE: L'Argentina non dimentica il calcio
CARMELO PENNISI
Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.
Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA