Buio pesto e zero punti per il Toro: altro che cessioni, servono rinforzi subito
Lenti, confusi e zavorrati dalle solite, croniche lacune difensive. Il Toro esce dal Mapei Stadium con le ossa rotte e una seconda sconfitta di fila che certifica un avvio di campionato da incubo. Il 2-1 incassato contro il Sassuolo non è solo un passo falso, ma il sintomo di una squadra apparsa scollegata, priva di idee brillanti e strutturalmente fragile.
La cronaca della gara racconta di un approccio tattico fin troppo rinunciatario. Nel primo tempo i neroverdi prendono il comando delle operazioni e passano in vantaggio con Volpato, mettendo subito a nudo le amnesie di una retroguardia granata costantemente in affanno. L'illusione di poter raddrizzare la serata, e forse l'inerzia di questo inizio di stagione, arriva in extremis nel recupero della prima frazione, quando Comuzzo trova il colpo di testa del pareggio che manda le squadre negli spogliatoi sull'1-1. Ma è un fuoco di paglia, un sussulto che non riesce a nascondere i problemi di fondo. Nella ripresa, il fragile equilibrio viene definitivamente spezzato dal solito lampo di Berardi, che consegna la partita e i primi tre punti in campionato alla formazione emiliana, lasciando il Toro malinconicamente fermo al palo a quota zero in classifica.
Se l'undici titolare ha palesato limiti evidenti, le mosse dalla panchina hanno assunto i contorni del disastro sportivo, rivelandosi del tutto inadeguate. L'ingresso di Aboukhlal è stato per l'ennesima volta inguardabile, una presenza confusionaria che ha tolto ulteriore fluidità alla manovra. Non è andata minimamente meglio con Ilkhan, letteralmente impalpabile e sovrastato dai ritmi avversari in mezzo al campo, o con un Kulenovic completamente nullo, incapace di dare peso, sponde o profondità a un reparto offensivo apparso asfittico. Zapata, a corto di preparazione, ci ha messo almeno un pò di grinta, ma non può bastare.
Questa batosta consecutiva su due uscite ufficiali deve suonare come un allarme rosso per la dirigenza. Il campo ha emesso una sentenza inappellabile: altro che cedere l'esterno destro titolare, Pedersen e un giovane forte e brillante come Njie (venduto ai viola). A questo organico servono innesti urgenti e di qualità, come continua a reclamare anche mister Abate.
Anche perché il tempo per leccarsi le ferite è già scaduto, o non è mai iniziato.
I giocatori attualmente a disposizione di Abate, venuto meno lo svedese, gli consentono tra l'altro di utilizzare un modulo non suo. Già a Sassuolo si è visto un inedito (per lui) 3-5-2, con Simeone e Adams davanti, Vlasic e Gineitis mezzali e Fitz-Jim play (fuori ruolo). Non essendoci sviluppi in uscita per Adams e Kulenović, il Toro potrebbe trovarsi a finestra chiusa con 4 punte centrali (più Pellegri, ancora indisponibile). A questo punto il cambio modulo sarebbe l'unica strada, snaturando il 3-4-2-1 con il quale ama giocare il mister. Che ha chiesto un centrocampista (Braganca sul taccuino), un difensore centrale mancino (la vera priorità) e un esterno (Belghali resta il candidato principale).
Sia come sia, l'undici granata è chiamato a un sussulto d'orgoglio immediato: prima ospitando il Monza in Coppa Italia il 1 settembre per tentare di rianimare il morale, e poi andando a caccia di un'impresa per muovere finalmente la classifica nella difficilissima trasferta contro la Fiorentina, il 5 settembre, anche lei a quota zero e con 7 gol subiti, ma che avrà proprio Njie tra le sue fila. La stagione è appena iniziata, ma per il Toro non c'è già più margine d'errore.
MICHELANGELO SUIGO - Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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