Toro News Columnist L'Editoriale Procrastinatore seriale

Procrastinatore seriale

Andrea Calderoni
Dalla questione stadio all'imminente ritiro a Pinzolo: l'analisi del direttore di Toro News

Procrastinatore seriale. Non si può trovare epiteto più calzante per Urbano Cairo nella sua lunga esperienza calcistica. Difficilmente ha fatto tesoro del famoso proverbio "non rimandare a domani quello che puoi fare oggi". E l'ultimo caso è davvero eclatante e riguarda la casa del club che presiede da 21 anni. Nemmeno questa volta l'operazione si è conclusa, si è preferito andare in proroga per avere la concessione fino al termine del prossimo campionato. Temporeggiare per vivere, meglio per sopravvivere, proprio come accade ormai da diverse stagioni nel rettangolo verde. Del resto, la formula prescelta anche in sede di scelta di calciatori è sempre stata il prestito con diritto di riscatto: la formula della procrastinazione per eccellenza. Detto che nessuno aveva dubbi sul fatto che si sarebbe trovato un accordo per il prolungamento della concessione di sei mesi e che il Torino non avrebbe rischiato lo sfratto per la stagione 2026/2027, bisogna evidenziare l'ennesima occasione persa. E se una società si misura per gli immobili che possiede, oltre che per il capitale umano a disposizione, allora il Torino vale proprio poco perché ogni qualvolta si può progredire ci si ferma per rendere l'affare il più vantaggioso possibile perdendo tempo e soprattutto credibilità.

La gestione della partita stadio "Olimpico-Grande Torino" è emblematica. La questione si sta trascinando per le lunghe, si vorrebbe arrivare a un accordo di parternariato tra pubblico e privato, un accordo a lungo termine che consente al privato di ammortizzare i finanziamenti su più anni di bilancio. La formula si può anche non discutere, le tempistiche sì. Non essere riusciti in due decenni abbondanti di gestione a intendere un investimento di questo tipo come prioritario ed essersi ridotti soltanto ad aprile 2026 (con scadenza il 31 dicembre dello stesso anno) per presentare al Comune di Torino una manifestazione di interesse per il paternariato pubblico-privato lascia tanto amaro in bocca e fa sorgere una domanda. Ma se nemmeno chi governa il Torino ci tiene alla casa in cui la stessa squadra gioca, perché i tifosi dovrebbero popolarla settimanalmente sottoscrivendo un abbonamento?

La risposta potrebbe risiedere nelle scelte avvallate in ambito sportivo ma come si sa nemmeno in tale ambito la società si è distinta, anzi forse è andata indietro come i gamberi. E in questo senso può risultare rischioso effettuare grandi scommesse come può essere quella di Ignazio Abate. Come affermato nelle scorse settimane, l'ex tecnico della Juve Stabia può rappresentare una bella suggestione ma bisognerà supportarlo per bene e i dubbi sulla capacità attuale della società di soddisfarlo sono più che leciti. Gianluca Petrachi sta facendo il suo, quello che gli riesce meglio, ovvero dare scosse molto decise all'ambiente, però le incognite restano innumerevoli, a partire dalla rosa con la quale il Torino si presenterà in ritiro a Pinzolo. Ripetere l'errore di Prato allo Stelvio con Marco Baroni sarebbe ancor più pericoloso tenendo conto del profilo di allenatore scelto. Essere governati da un procrastinatore seriale non aiuta ad accrescere la fiducia, anzi. E il rischio di essere ostaggi di questa situazione è elevatissimo, come ormai si percepisce da ogni cantone legato ai colori granata.