Le vostre lettere: "La più grande speranza per noi tifosi del Toro"
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Oggi la lettera porta la firma di Silvio Fraccari: "Cairo in politica? Ecco perché l'ambizione del nostro Presidente è la più grande speranza per noi tifosi del Toro"
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Gentile direttore,
ho letto le parole pronunciate da Urbano Cairo durante la recente presentazione dei nuovi palinsesti di La7: ‘Nella vita non si sa mai, tutto è possibile’, ‘Io in politica? Tutto è possibile, non si può mai escludere niente’. Quanto riportato dalla stampa ha riacceso l’interesse sull’ipotesi di una sua possibile discesa in campo nella politica italiana. Ma se i palazzi romani per il momento guardano all’eventualità con distacco (lo fecero anche in occasione della discesa in campo di Silvio Berlusconi), il sottoscritto (come penso la maggioranza dei tifosi granata) ha drizzato le antenne per un motivo opposto: la speranza che questa sia la svolta decisiva per la tanto invocata cessione del Torino FC da parte del patron granata. Dietro i sondaggi riservati commissionati tempo fa all'istituto SWG su una sua eventuale discesa in campo, si nasconde infatti un paradosso che tocca da vicino il futuro del Torino. Per fare il "grande salto" in politica è evidente che Urbano Cairo debba prima risolvere un "serio problema". E questa, per noi tifosi, sfiniti da anni di basso profilo e delusioni, appare essere la notizia migliore da molto tempo a questa parte. Nell’eventualità dovesse decidere di scendere nell’alone politico, questa scelta potrebbe convincere Cairo a vendere veramente il Torino per un evidente problema d'immagine. Chi punta a presentarsi agli elettori come imprenditore capace di rilanciare il Paese e portare efficienza, non può permettersi un cortocircuito comunicativo come quello ormai permanente in atto con la tifoseria della squadra di cui è proprietario e Presidente.
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Nella politica l’immagine è tutto. Entrare in campagna elettorale mentre sul web sei perennemente criticato (eufemismo) e allo stadio di casa sei contestato novanta minuti con striscioni, fischi e cori, sarebbe un suicidio politico. A differenza del suo mentore Silvio Berlusconi, che nel 1994 usò un Milan stellare e vincente come formidabile volano di consensi, per il patron granata il Torino oggi rappresenta un costo d'immagine enorme. Per Urbano Cairo, insomma, il Toro oggi è una zavorra politica. Quella narrazione di efficienza e crescita che Urbano Cairo vorrebbe e dovrebbe vendere al Paese, si scontra frontalmente con il sentimento di una piazza che da vent'anni si sente intrappolata in un limbo senza ambizioni calcistiche.
Gli avversari politici non aspetterebbero altro che cavalcare il muro contro muro con la tifoseria granata per metterlo in difficoltà. Qualora fosse confermata l’ambizione di Cairo di scendere in politica, per evitare che la contestazione incrini la sua immagine, è evidente che il disimpegno dalla proprietà del Torino FC sia una scelta necessaria e quasi obbligata. Per una volta, l'ambizione personale di Urbano Cairo e il desiderio viscerale di noi tifosi granata convergono verso lo stesso identico obiettivo. Fino a quando Cairo non troverà quel compratore che dichiara di cercare per il Torino FC, la sua discesa in campo rischia di rimanere congelata nei cassetti. Abbiamo quindi un motivo in più per seguire le vicende politiche: se il cartello "Toro vendesi" dovesse finalmente trasformarsi in un contratto firmato, la politica italiana troverà un nuovo candidato (magari anche utile visto la qualità oggi rappresentata da chi occupa molti seggi in Parlamento) e noi tifosi ritroveremmo finalmente la libertà di sognare.
Grazie e buon lavoro alla redazione
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