Toro News Columnist Loquor È guerra totale sul fronte della Fifa. È la fine di un'era?

È guerra totale sul fronte della Fifa. È la fine di un'era?

Carmelo Pennisi
Loquor / Era convinto di poter fare pressioni e ricatti su tutto e tutti attraverso il denaro

“Non debemus, non possumus, non volumus”

Papa Pio VII

Sta venendo giù tutto il suo potere, manco fosse stato fondato su della pessima argilla. Era convinto di poter fare pressioni e ricatti su tutto e tutti attraverso il denaro, ritenendo sul serio che la Fifa fosse diventata cosa sua. La “hybris” che colpisce prima o poi chiunque non rispetti la giustizia universale o gli dei, lo sta travolgendo senza pietà: Gianni Infantino si trova al capolinea del suo potere nel calcio mondiale. Certo, nelle ultime ore si è riunito a Rabat con alcuni “membri del consiglio di amministrazione presenti”(così recita il comunicato diramato dalla Fifa, Sarebbe interessante sapere chi fossero questi “presenti”. La nota è sembrata scritta con i toni da bunker sotto la Cancelleria di Berlino, quando i sovietici stavano per arrivare a prenderlo e Adolf Hitler continuava a spostare su una cartina, sotto lo sguardo dei suoi ufficiali allibiti, Divisioni che ormai non aveva più), cercando di mettere in piedi un mea culpa credibile quanto i messaggi onirici che ogni giorno Donald Trump verga sul suo social “Truth”. Fa sorridere particolarmente un passaggio del comunicato: “è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al buon governo, al giusto processo”. La semantica, se usata bene, in genere può aiutare, ma qui siamo al parossismo del ridicolo, alla convinzione che basta dire una cosa e la reazione scaturita da una tua azione cessa di colpo. Non è così, naturalmente. Non lo poteva neanche immaginare nelle sue ipotesi più funeste fino a qualche settimana fa, mentre sorrideva tronfio di finta gloria accanto a Donald Trump durante la finale del mondiale di calcio, una fine così. Quel mondiale dove in ogni stadio quando le telecamere lo inquadravano, venivano giù montagne di fischi. Lui sorrideva ingolfato nella sua “hybris” e scrollava le spalle; “tutta passa”, avrà pensato, ma l’aver frainteso il “panta rei” eracliteo è stata la rovina di molti. La storia è maestra, seppur da sempre dotata di pochi alunni disposta ad ascoltarla. Le città americane che hanno ospitato l’ultimo mondiale lo hanno denunciato, credeva di liquidarle tutte con un milione di dollari e queste si stanno preparando per attaccarlo alla giugulare. Il presidente della Federcalcio giordana, fratello del re di Giordania,, lo ha accusato platealmente sui social di ogni tipo di cosa(tra cui quello di essere un corruttore), ma soprattutto di non aver versato la quota di soldi previsti per la partecipazione della sua nazionale alla “Coppa Araba” in Qatar. La risposta di Infantino, rivelata dal dirigente sportivo giordano e ovviamente non ufficiale, è stata che se la Giordania non si impegna a votarlo alle nelle elezioni per il rinnovo della presidenza Fifa del prossimo aprile , la pendenza potrebbe non essere rispettata. Difficile rintracciare tanta tracotanza ricattatoria nella storia dello sport, che pur di pagine brutte e oscure ne ha avute in quantità, e stupisce lo spregio manifesto alla natura costitutiva democratica del suo incarico. Ora Donald Trump lo evita persino al telefono; con il fallimento di mettere nelle sue mani, attraverso Joshua Kushner(i fratelli Kushner, l’altro è Jared, hanno superato di gran lunga il concetto di “Bravi” manzoniani, e “Don Rodrigo” è una mammoletta rispetto a Donald Trump. I grandi scrittori, e Alessandro Manzoni lo è stato, sono abili nel rendere archetipi senza tempo i loro personaggi), il destino economico del calcio mondiale, il dirigente sportivo svizzero non gli serve più. Anche diversi suoi consulenti e collaboratori si stanno distanziando e alcuni addirittura dimettendo.

“Sic Transit Gloria Mundi”(così passa la gloria del mondo), ripeteva in passato il Cerimoniere durante l’incoronazione del nuovo Pontefice. Serviva a ricordargli la necessità di restare umili, che la grandezza terrena è fragile e di breve durata. Il “memento mori”(il ricordati che devi morire, usato anche dai “Frati Trappisti” come promemoria quando si incrociano nei corridoi del convento)non è una locuzione triste, bensì un invito a dare valore al presente, alla convenienza di comportarsi da persone perbene. La “Hibris” è il pericolo, ed è stupefacente quanto la cultura occidentale sia attraversata da un filo che parte dalla Grecia Classica, si snoda per la Palestina Giudaica, passa per l’Antica Roma Latina e quella Pontificia, per poi far “atterrare” tutto in quel che noi oggi definiamo Occidente, ma soprattutto in tutto quello che definiamo Europa. Gianni Infantino ha dimenticato ciò, ecco perché ogni sua ambizione sta deflagrando in un crepuscolo poco edificante. Seppur la fine di un satrapo scellerato fa sentire bene, non bisogna mai perdere la costanza all’allerta.

Infatti in Uefa sta prendendo corpo la candidatura per le elezioni Fifa del prossimo aprile di Nasser Al-Khelaifi, un uomo uso a sorridere costantemente, anche poco prima di darti una martellata sugli zebedei. Ho conosciuto abbastanza bene Al-Khelaifi, tanto di consigliare di stare molto accorti prima di consegnarli le chiavi del calcio mondiale. La mossa congeniata da Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa, è pericolosa ma non banale, e si va a calare nei difficili rapporti che intercorrono almeno dal 2017 tra Qatar ed Arabia Saudita, ed è un ulteriore calcio negli stinchi ad Infantino che in Qatar ha stabilito la sua residenza. Al-Khelaifi non viene da una famiglia dell’establishment qatariota e nemmeno da una famiglia benestante, infatti il padre era un pescatore di perle. La sua fortuna è stata quella di saper giocare molto bene a tennis, utile a regalargli da giovane la possibilità di far presto amicizia con Tamim bin Hamad Al Thani, che in seguito sarebbe divenuto l’ottavo Emiro del Qatar. Grazie alla “sliding doors” procurategli dal tennis, oggi Al-Khelaifi ha più incarichi che vita a disposizione. Difficile capire in quale modo potrebbe assolvere bene un compito così coinvolgente come quello di presidente della Fifa. La cosa più sconcertante, nel caso di una sua elezione a Zurigo, consisterebbe in uno dei più macroscopici conflitti di interessi mai visti. A cosa sarebbe servito, dunque, cacciare Gianni Infantino? La mossa di Ceferin su Al-Khelaifi serve per dividere il mondo arabo, tradizionale serbatoio di voti, insieme a quello africano, dell’attuale presidente della Fifa, in modo da porre eventualmente più di un problema a Moahammad bin Salman, da cui Infantino si aspetta un aiuto, che sarebbe assai rilevante negli equilibri geopolitici del calcio, nella lotta apertasi con le federazioni europee. Il gioco, come detto, è pericoloso considerato quanto attualmente sia una polveriera il mondo medio orientale nel suo complesso.

Da qui si dovrebbe comprendere, ancora una volta, come il calcio non sia solo un gioco. Servirebbe un intervento della politica europea, ma solo Andy Burnham, al momento, ha avvertito la responsabilità di farsi sentire: “il football appartiene ai tifosi, è sempre stato così e sempre lo sarà”, ha detto il premier inglese dopo lo svelamento da parte della stampa americana del piano di privatizzare i profitti del campionato del mondo di calcio. Alla fine si ritorna ancora una volta in Qatar, dove anche Gianni Infantino vi ha posto la sua residenza. Il piccolo e ricchissimo emirato nel tempo si è trasformato nell’Isola di Tortuga del terzo millennio; lì ogni sorta di bucaniere, vero o presunto, vi ha trovato riparo per i suoi forzieri e i suoi affari. Succede anche questo nell’occidente che ha mosso guerra all’Iran, ma che nello stesso tempo si fa corrompere con facilità imbarazzante dal denaro qatariota, prodigo nel finanziare insieme all’Iran i movimenti sciiti di “Hezbollah” e “Houthi”. Chi è in guerra con chi, quindi? Anche la lotta per la presidenza della Fifa potrà servire a rispondere a questa domanda. Così hanno ridotto il calcio.


CARMELO PENNISI - Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.