Michael Kayode ha scelto noi, prima che noi scegliessimo lui
Lo vedi giocare con una semplicità e una forza che sono alla base delle origini del successo del calcio. È l'innato che si forma nei cortili e negli spazi angusti dove solo i sogni sono senza limiti. Lo vedi giocare e ti chiedi come sia stato possibile che per avere una chance sia dovuto andare all'estero, addirittura nella sfolgorante "Premier League". Il campionato più ricco, difficile e tecnico del mondo ha avuto fiducia in lui, mentre noi lo abbiamo ignorato.
Mentre benedici l'Inghilterra e il suo culto per le occasioni da dare, lo vedi fare una rimessa laterale con un lancio di quaranta metri, una cosa mai vista su un campo di calcio. È una catapulta foriera di nuovi schemi e possibilità di gioco. Va avanti indietro sul campo come non ci fosse un domani sotto la pioggia torrenziale di Bursa, il ragazzo nato nella piemontesissima Borgomanero, ma figlio di genitori nigeriani. Le sue gambe assecondano l'ottimismo del suo spirito. Lo senti parlare nell'intervista del dopopartita, ed è un cadenzare di parole pulite e chiare, figlie di una evidente educazione all'essere morigeratamente cristallino e rispettoso della forma.
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Dal sottofondo semantico arriva una leggera cadenza sabauda/novarese, segno di una infanzia legata ad un luogo. Michael Kayode è uno di quei miracoli che dovrebbe far riflettere, e renderci anche un po' fieri del nostro saper dare un destino chi arriva da noi alla ricerca di un destino diverso. Probabilmente qualcuno dovrebbe chiedere scusa per averlo "dimenticato" fino ad oggi, e spero anche qualcuno finalmente spieghi come ciò sia stato possibile. Il suo gol alla Turchia è stato un urlo proveniente dal cuore del Mediterraneo, che è la nostra casa. Dobbiamo riflettere sul serio su cosa vogliamo essere, sulla nostra vera identità.
Un tempo non eravamo così impauriti, un tempo il cuore si univa alla ragione e usciva qualcosa che cominciava a parlare italiano. Michael Kayode pur potendo giocare con la Nigeria, una delle nazionali africane più forti, e che ha provato ad averlo a tutti i costi, ha scelto di giocare con l'Italia. Ha scelto noi, pur nel momento peggiore della storia del nostro calcio. Ha scelto noi, che se non fosse stato un forte calciatore, forse non lo avremmo scelto. Forse ancora sarebbe lì ad aspettare la cittadinanza italiana. Una delle cose più amabili dello sport, è che ci racconta continuamente che potremmo essere migliori di come siamo. Abbiamo cose belle che camminano con noi...
CARMELO PENNISI - Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.
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