NEL SEGNO DEL TORO

Un difensore chiamato Trincea

Stefano Budicin

Nel segno del Toro / Torna la rubrica di Stefano Budicin

Angelo Cereser nasce a Eraclea il 6 aprile del 1944. Abile e grintoso, ancora oggi lo si ricorda come uno dei più grandi calciatori granata di tutti i tempi. Fin da piccolo dimostrò di essere appassionato del pallone, oltre che talentuoso. Cominciò a farsi le ossa nelle giovanili del San Donà, con cui esordì in prima squadra nel campionato di serie D.

Appena diciottenne, viene scelto dal Torino nel 1962, ed entra in campo in qualità di difensore. A parte una breve parentesi con il Bologna, la maggior parte della sua carriera professionistica è legata al club piemontese.  

Lo sapevate che il suo soprannome era "Trincea"? Il riferimento era chiaro: chiunque si fosse avvicinato alla "trincea" controllata da Cereser se la sarebbe vista brutta. Chiunque ci avesse provato sarebbe stato respinto. Molto semplicemente. E Cereser questa trincea la tracciava davvero, segnandone il perimetro con una penna immaginaria e sapendo perfettamente quanto fosse grande.  

 Nella stagione '70-'71, il tecnico Cadè scelse di affidare a Cereser l'onere di calciare i rigori. Malgrado Trincea non spiccasse certo per avere due piedi capaci di tirare delle mine con una precisione da chirurgo. Anzi, veniva spesso detto che avesse i "piedi ferri da stiro". Quando venne il momento di calciare i rigori, però, Cereser ne centrò quattro su quattro, in una specie di frenesia miracolosa. Il primo lo inflisse al Varese, portando il Toro a vincere 3 a 1. Il secondo e il terzo ai bianconeri in occasione di un derby, finito 3-3. Per l'occasione, un compagno di squadra si chinò di fronte a lui e mimò il gesto di lustrargli le scarpe. L'ultimo rigore lo calciò contro il Verona, assicurando una vittoria che permise ai granata di evitare la retrocessione. 

La militanza con il Toro durò 13 anni. Con quella maglia Ceser vinse la Coppa Italia due volte. La prima nell’annata ‘67-‘68 e la seconda nel ‘70-’71.

Un uomo talentuoso e prodigo di entusiasmo, Trincea non si risparmiò mai in nessuna delle oltre 300 partite che giocò nella sua carriera. Forte, fiero, duro a tratti e sempre generoso, il suo scopo era contribuire al benessere della squadra. Come dice lo stesso Cereser "la regola numero uno era: aiutare i più deboli della squadra; la  regola numero due: portare rispetto per tutti, dai colleghi all’allenatore fino ai custodi del campo. La forza del gruppo si percepiva a pelle”

Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

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