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Franco Selvaggi: “Il Toro faccia reset e metta il coltello tra i denti”

Roberto Ugliono

Esclusiva TN / Il doppio ex in vista di Torino-Udinese arrivò in granata dopo il Mundial del 1982 e ricorda Rossi: "Era disumano per bravura e semplicità"

Sabato Torino e Udinese si sfideranno all'Olimpico Grande Torino e in vista della sfida abbiamo deciso di contattare un grande doppio ex della sfida: Franco Selvaggi. Arrivò in granata nell'estate del 1982, dopo che aveva vinto il Mundial in Spagna con l'Italia, e nelle sue due stagioni si confermò una punta affidabile. Nella stagione 1983-84 decise il derby d'andata contro la Juventus (finì 2-1, Dossena sbloccò le danze e Cabrini firmò il provvisorio pareggio). La stagione successiva Selvaggi passò all'Udinese.

"Torino e Udinese contro, partiamo dal passato. Quali sono i momenti che si porta dentro delle due esperienze?

""Con il Torino ho vissuto esperienze più pregnanti. Quella squadra fino a sette otto giornate eravamo in lotta con la Juve e poi delle sconfitte fecero saltare il tutto. All’andata vincemmo il derby e al ritorno Platini con una doppietta ci fermò. All'Udinese sono stato bene, ma durò solo un anno".

"L’Udinese non è più quella dei tempi d’oro, è rimasto qualcosa di quella società? Si aspettava potesse tornare a lottare ogni anno per la permanenza?

""No onestamente. Naturalmente l’Udinese da vent’anni sta vivendo delle belle esperienze. È vero che vendeva, ma allo stesso tempo comprava grandi giocatori. Era un esempio. Aveva sempre un equilibrio e riusciva a tenere la squadra competitiva. Negli ultimi anni è più in difficoltà, qualche buon giocatore l'hanno tirato fuori, ma non come in passato".

"Il Toro dopo qualche exploit poi ha sempre vivacchiato a metà classifica. Cosa manca ai granata per stare stabilmente tra le prime 8?

""Chi prende il Toro sa che non può vivacchiare in Serie A. Negli ultimi anni le spese fatte non hanno portato giocatori che possano rispettare le aspettative dei tifosi, che non è che vogliono  lottare per lo scudetto, ma fare stagioni dignitose. Poi adesso è facile andare in Europa rispetto ai miei tempi e il Toro deve lottare per questi posti".

"Il Torino ultimamente sembra avere difficoltà nella continuità. Che idea si è fatto?

""Io sono amico di Giampaolo ed è un ottimo allenatore. Per me è sfigato, non può essere sempre recuperato all'ultimo (ride ndr). Tornando seri, ho letto le sue dichiarazioni sulle difficoltà nel possesso palla, ma penso che ce ne siano altre. Mancano rabbia o concentrazione se ti fai sempre recuperare, poi sicuramente ci sono difficoltà sul possesso palla, ma i problemi sono di testa per me".

"Cosa consiglierebbe ai giocatori del Toro per uscire da questa situazione e per ricucire con la tifoseria?

""Ai ragazzi proverei a far capire che la maglia del Toro va indossata con orgoglio. Io appena arrivai al Toro sentivo il peso della maglia del Grande Torino. Questa squadra ha storia e tradizione, ha un cuore diverso. Quel derby finito 3-2 vincemmo non grazie a noi, ma grazie alla Maratona e al pubblico. Sul 2-1 sapevamo che li avremmo battuti. Quello stimolo che dava la Maratona era diverso da adesso, che lo stadio non è mai pieno".

"Dalla partita di sabato cosa si aspetta? Vede una favorita?

""Il Torino senza pubblico patisce. A me piace tantissimo Belotti, per me è fortissimo. Se fosse servito bene farebbe sfaceli. Lui dev’essere un ragazzo bravissimo, perché chiunque al posto suo avrebbe chiesto la cessione per andare in una squadra più competitiva. Belotti invece è sempre rimasto e sta dando tutto al Torino. Tornando alla sfida, è una partita delicata anche dal punto di vista mentale, se manca la fiducia è difficile. Il Torino deve fare reset, mettere il coltello tra i denti e una volta in vantaggio dirsi 'da qui ora non passa nessuno'. Sarà una partita tosta, perché l'Udinese è una bella squadra che ha iniziato a fare risultati importanti e poi è molto organizzata".

"Ultima domanda sulla recente scomparsa di Paolo Rossi. Cosa perde il calcio italiano? Ha un ricordo particolare di lui?

""Era un ragazzo stupendo. Quando muore una persona per bene, non c’è tifo che tenga. Era disumano per la bravura e la semplicità. Qualsiasi tifoso si trovava con lui e si prendeva un caffè. Oggi è difficile trovare queste cose. È stato un amico fraterno di tutti noi. Sono affranto da questa perdita. Noi abbiamo un gruppo whatsapp con tutti i giocatori del Mondiale, ma non sapevamo nulla. Per non farci preoccupare non ci ha detto nulla, lui era anche questo, lottava in silenzio e non voleva farci star male".