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Toro, l'Italia ha bisogno anche di te. Cosa puoi fare?

Davide Bonsignore
Saranno ancora Mondiali senza Italia, il sistema calcio è da rifondare. Cosa possono fare i granata?

"È tutto sbagliato", recitava un trend della scorsa estate. Ed è la frase perfetta per descrivere il sistema calcistico italiano. Per la terza volta consecutiva la Nazionale maschile italiana non andrà ai Mondiali e parlare di fallimento o di delusione significa usare eufemismi. Siamo di fronte a una situazione sportivamente tragica, forse il punto più basso della storia di questa grande Nazionale che per quattro volte ha fatto gioire un popolo intero. E ora, più che mai, c'è bisogno di fare qualcosa. Un discorso che vale anche per le società di Serie A. Ogni club nel proprio "piccolo" deve farsi un esame di coscienza e chiedersi se realmente non possa fare di più per tenere presente anche le esigenze della Nazionale. Tra queste non fa eccezione il Torino.

Il Torino di allora e di ora: le parole di Bava

Lo scorso settembre ai microfoni di TN Radio passava una figura che ha sempre lavorato con i giovani e che per un lungo periodo ha avuto a che fare con quelli granata: Massimo Bava. Può essere interessante partire proprio da un estratto del suo discorso per approfondire alcune tematiche: "Avere un centro sportivo è fondamentale. Robaldo, Filadelfia e Orbassano insieme fanno Zingonia. Il problema è che sono distaccati. Quando un allievo esce dallo spogliatoio e vede passare Zapata si emoziona. Si crea un senso di appartenenza. Nella gestione mia e di Benedetti i ragazzi che passavano al Torino erano per la maggior parte italiani. Perciò andavamo a raccontare del Torino, quello storico. [...] La gestione attuale sta facendo bene, perché vincere due scudetti, Under 17 e Under 18... Chapeau. Non è mai facile. Lo fanno con una politica diversa della mia e di quella di Benedetti, perché i Barreca, i Gyasi, gli Aramu, i Buongiorno: piemontesi, torinesi... ce ne saranno meno. Ma su questo si può fare una critica anche al mio caro amico Pantaleo Corvino, che ha 17 stranieri su 18 in Primavera. E poi ci lamentiamo. Ma queste sono strategie di società, né giuste, né sbagliate. Non si sa. Si sa solamente chi porta dei risultati. In dieci anni noi abbiamo cresciuto giovani, 210 dei quali oggi sono tra i professionisti".

Discorso strutture: completare al più presto il Robaldo

Un primo argomento affrontato dall'ex DS e responsabile del settore giovanile granata Massimo Bava è legato alle strutture. Nel contesto granata, questo discorso assume una rilevanza molto particolare. Il Torino è un club che vive della propria storia, che ha fatto del granata e della propria filosofia un punto fondamentale del racconto, sia all'esterno che all'interno. Costruire strutture adeguate che diano ai giovani ragazzi tutti gli strumenti idonei per la loro crescita e che avvicinino l’una all’altra le varie categorie aumenta il senso di appartenenza e stimola i ragazzi a crescere. Il Torino ci sta provando con il Robaldo, ma dopo tantissimi anni il centro sportivo è ancora da completare, come abbiamo raccontato in questo articolo.

Giovani italiani: si può migliorare? Assolutamente sì

Un altro argomento affrontato da Bava, senza voler muovere critiche all'attuale gestione del settore giovanile, è quello della nazionalità dei tesserati. L'ex DS granata ha spesso sottolineato l'importanza che dà alla territorialità delle squadre: un percorso portato avanti all'epoca nel Torino, insieme a Benedetti, e che anche ora, al Catanzaro, non dimentica. Differente è la gestione dell'attuale responsabile del settore giovanile Ruggero Ludergnani. Difficile non apprezzare il suo lavoro - "se ci fossero 28 ore in una giornata, le userebbe tutte lavorando per il Toro", raccontava il tecnico Primavera Baldini ai nostri microfoni, e noi non possiamo che essere d'accordo - ma certamente la metodologia è diversa. Nella formazione Primavera, e poi scendendo nelle categorie, è aumentato il numero di stranieri che vestono la maglia granata. "Sono strategie di società, né giuste, né sbagliate". Inevitabile sottolineare che ci sono tanti aspetti di cui tenere conto, ma aumentare il numero di italiani nelle proprie giovanili è qualcosa che anche il Torino potrebbe e dovrebbe fare come parte integrante del movimento calcistico italiano.

Gestione dei giovani: bisogna rischiare di più

La terza e ultima riflessione va fatta relativamente al passaggio dalle giovanili alla prima squadra e riguarda di certo non solo il Torino, ma il sistema calcio italiano.. "In Germania si tende a far esordire prima i giovani. Nella mia Under 21, per esempio, quasi tutti giocano già titolari in Bundesliga", sono le parole dell'italo-tedesco Nicolò Tresoldi, classe 2004 in forza al Club Brugge, che dovrebbero suscitare più di qualche riflessione. Oggi siamo portati a considerare giovani emergenti calciatori di 23-24 anni, che, invece, negli altri campionati europei avrebbero magari già 3 o 4 anni di esperienza. Ampliando il discorso dovremmo chiederci se forse, in Italia, non rischiamo troppo poco. Se forse, in Italia, non abbiamo paura di far esordire i giovani nascondendoci dietro all'ormai sentita e risentita frase "ma è facile bruciarli". Ed entrando nello specifico del contesto granata, chiediamoci: dove il Toro può rischiare di più? Buongiorno ha fatto un percorso di livello, ma fino ai 22 anni non ha mai trovato veramente spazio nelle rotazioni. Allora si prendano oggi i vari Dellavalle, Cacciamani, Gabellini e si corra qualche rischio. Si prendano domani i vari Bonacina, Ballanti, Sandrucci e si faccia lo stesso. Perché con la paura di bruciare i giovani, alla fine, non li si accende mai.

Caso Casadei: perché non gioca

Da ultimo, il caso pratico. Nella rosa del Torino, tra i giocatori di proprietà, soltanto uno è arruolabile dalla Nazionale. Paleari non potrà puntare alla maglia azzurra, Biraghi è a fine carriera mentre Marianucci a giugno tornerà a Napoli. C'è anche Prati, ancora tutto da scoprire ma che ha già dato un accenno di un giocatore che con il tempo potrà acquisire importanza. L'unico nelle ipotesi della Nazionale da qualche tempo è Cesare Casadei. Un giocatore ora amato dai tifosi e che quando in campo ha anche spesso convinto. Tuttavia, continua a non essere titolare inamovibile. Per lui il Torino ha speso cifre considerevoli nel gennaio del 2025 e all'inizio della sua esperienza in granata ha fatto la differenza. Con il tempo, però, non è arrivato l'atteso salto di qualità. Complice un ruolo ancora da scoprire. Nell'idea di Baroni Casadei doveva fare il mediano, ma le sue caratteristiche offensive ne hanno fatto una mezzala di inserimento. Con l'arrivo di D'Aversa, ancora, l'indecisione è tra quel ruolo e il trequartista. Quando avrà consolidato la sua posizione in campo, certamente Casadei sarà un giocatore di grande valore. Ha le qualità per entrare stabilmente nel giro della Nazionale. Quando l'aspetto tattico e quello caratteriale - "deve mettere nella quotidianità e in partita l’atteggiamento giusto”, ha dichiarato D'Aversa - saranno risolti, allora potrà veramente fare la differenza.