Toro News Toro Approfondimenti Abate inganna tutti: l'analisi tattica di un modello già visto

Abate inganna tutti: l'analisi tattica di un modello già visto

Davide Bonsignore
La spiegazione tattica del modello di Abate che ha permesso al Torino di pareggiare a Bologna: sarà il mantra della sosta?

Stadio Dall'Ara, Bologna-Torino. Sul cronometro "67:09", sulla lavagnetta luminosa tre numeri rossi e tre numeri verdi. Abate rivoluziona ancora il Torino. Al 68' di una gara che si era messa in salita per i granata, con la rete del felsineo Bernardeschi, il tecnico della formazione ospite ha selezionato i cambi per stravolgere i propri connotati: fuori Comert, Braganca e Vlasic; dentro Belghali, Ilkhan e Oristanio. Da quel momento in poi comprendere la disposizione assunta dal Torino non è cosa facile. Più interessante è, però, analizzarne i movimenti. E da lì trarre alcune conclusioni a livello di numeri.

I movimenti del nuovo Torino di Abate

Tutto parte da una necessità: quella del Torino di ribaltare la gara. Servivano nuovi movimenti, che fossero meno prevedibili dalla retroguardia felsinea. Abate allora ha scelto di inserire un giocatore con compiti da play puro come Ilkhan, svincolando Mandragora da oneri di questo tipo. E infatti dal 68' in poi l'ex Fiorentina è stato assolutamente libero di alzarsi e supportare la manovra offensiva. Quindi ha chiesto a Patterson di svolgere un doppio ruolo estremamente prezioso: con l'ingresso di Belghali, lo scozzese, scalato a sinistra, doveva comportarsi da braccetto e da terzino contemporaneamente, non facendo mancare le sovrapposizioni da quinto. Una di queste, al 72' stava dando il la per un rigore quasi conquistato da Oristanio. Il primo. E anche all'algerino, in effetti, era richiesta una fase simile, seppure libero da uno dei tre ruoli: o terzino, o quinto. Infine ha inserito Oristanio con il compito di svariare tra la posizione di trequartista esterno e quella di centrale: il numero 11 granata parte largo, quindi si accentra e suggerisce gli scambi, di posizione e di palla. Questi movimenti hanno favorito il protagonismo delle punte, facilmente intercambiabili: con una prima punta come Kulenovic, Simeone era più libero di attaccare lo spazio. E, in effetti, spesso e volentieri il più arretrato tra i due è stato il croato.
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Difesa a tre o difesa a quattro?

A fronte di questi movimenti, tracciare un unico modulo non è difficile. È impossibile. L'impressione è che il Torino abbia scelto, dal 68' in poi, di partire con una difesa a quattro e un rombo centrale, formando un 4-3-1-2. In effetti, in molte occasioni, soprattutto in fase di non possesso, l'abbassamento di Belghali sulla linea di Ismajli, Coco e Patterson creava questa disposizione, con Mandragora e Cacciamani al fianco di Ilkhan, e Oristanio a supportare le punte. Molto più frequentemente, però, soprattutto in fase di possesso (la più quotata nell'ultiima frazione di gara), si è mostrato chiaro l'inganno di Abate: facendo passare il tutto per una rivoluzione, per una novità, il tecnico granata ha ripristinato lo statu quo ante, tornando al proprio 3-4-2-1. Più alto Belghali, più stretto Patterson; Oristanio e Simeone a supporto di Kulenovic (con un ruolo intercambiabile tra i due, come già sottolineato).

E non è finita qui, in realtà: spesso l'abbassamento di Ilkhan quasi sulla linea dei difensori e la scelta di Mandragora di supportare più da vicino la zona avanzata hanno portato il Torino a visualizzare un doppio rombo, con il numero 8 da perno. Un primo costituito da mediano esterni e mezz'ala, un secondo creato da quest'ultimo insieme ai due trequartisti e la punta. Un movimento, questo, particolarmente interessante, che ha permesso al Torino di creare sostanza sia nelle zone centrali sia in quelle laterali.

In realtà, non è una novità...

L'inganno, già espresso, di Abate è lampante se si recuperano alcuni articoli vecchi: era il 22 luglio, data di Torino-Alcione Milano, quando parlavamo di una formazione cangiante tra difesa a tre e difesa a quattro. Due giorni dopo menzionavamo il rombo. Insomma, che Abate fosse un tecnico in grado di cambiare, di modellarsi sulla base dei giocatori, degli avversari e delle necessità l'avevamo già compreso. Non era forse chiarissimo che avesse deciso, per risollevare un inizio di stagione faticoso, di rispolverare alcuni movimenti già visti in ritiro a Pinzolo che sembravano essersi persi con il passaggio al 3-5-2. Tra difesa a tre e difesa a quattro, l'impressione è netta: questa sembra la veste migliore che il Torino possa indossare. O almeno, i risultati indicano questo.
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