Le sorprese tattiche di Abate non finiscono: ecco un'altra possibilità per la manovra di costruzione

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Se la geometria non era un reato per Renato Zero, non si capisce perché dovrebbe esserlo per Ignazio Abate. Pensieroso sulla scrivania con la penna e i campetti, Abate cerca nuove disposizioni per il proprio Torino. O almeno, noi vogliamo immaginarcelo così. In realtà, molto più probabilmente, l'esperienza ultraventennale sui campi da calcio, da giocatore prima e da allenatore poi, hanno fatto sviluppare al tecnico un'esperienza che sorprende chi non ha vissuto il rettangolo da gioco così da vicino. Come questa mattina hanno colpito e interessato le dinamiche difensive in situazioni di palla mobile sul perimetro dell'area di rigore, così hanno fatto le geometrie di costruzione alternate da Abate. Senza possibilità, come dice la canzone, di considerare il triangolo a priori, ma vedendolo, piuttosto, come una soluzione necessaria.

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Gli schemi di Abate: è tutta una questione di forme

Nel pomeriggio di venerdì 24 luglio si è creata curiosità tra gli spettatori dell'allenamento di Abate per le due disposizioni provate. La seduta dei granata si è aperta con un esercizio analitico basato su passaggi rapidi nello stretto. Quindi un situazionale. Il tecnico granata ha disposto su una lunghezza di sessanta metri circa due squadre: una in fase di marcatura, inizialmente composta da otto giocatori, successivamente da nove. L'esercizio, però, era costruito per la squadra in fase di possesso. Una squadra completa: dieci uomini, con alcuni interpreti fissi e altri che ruotavano.

L'obiettivo dell'esercizio era partire da una situazione di possesso palla arretrato, superare la prima pressione senza nessuna possibilità di allargare il gioco e successivamente, una volta elusa la marcatura della prima linea, scaricare sugli esterni che, puntando l'uomo, dovevano creare una situazione pericolosa. La situazione è stata subito chiara, già da un primo sguardo al campo: questo è apparso segnato con i prolungamenti dell'area in verticale (a creare il rettangolo a disposizione per superare la prima pressione, senza possibilità per i trequartisti di uscire dallo stesso) e con la linea della trequarti, insuperabile all'indietro dai quinti, ai quali era richiesta da Abate una posizione molto alta.

Il rombo di Abate: la spiegazione

A stupire sono state le indicazioni di Abate. Alternativamente al classico 3-4-2-1, con un doppio play impegnato a guidare la manovra di costruzione fornendo passaggi alla retroguardia, Abate si è concesso al rombo. Una tecnica interessante, costruita dalla stessa situazione di partenza: il play reale (Luongo) si abbassa centralmente, l'altro centrocampista (Gineitis prima, Ilic poi) si allarga, uno dei due trequartisti (Casadei) si abbassa a fare la seconda mezz'ala mentre l'altro (Adams prima, Oristanio poi) si accentra sotto punta. Una disposizione trasformata, dunque, da un 3-4-2-1 a un simil 3-1-5-1, con le due mezzali e il trequartista che nella fase di manovra centrale si stanziavano sulla stessa linea.

Facilmente comprensibile, a questo punto, il protagonismo di Luongo: "Segui la palla", gli ha chiesto frequentemente Abate, indicando il classe 2008 come punto di riferimento per le triangolazioni nella manovra di costruzione. E allora agli altri: "Dobbiamo ritrovare lui". Quando la palla si spostava nelle zone laterali arretrate, il compito delle mezz'ali era quello di allargarsi per facilitare il disimpegno. In ogni situazione, però, la ricerca del centrocampista più arretrato era costante: "Tutti voi giocate per trovare il play" ha detto spesso Abate. E un gioco, con un principio valido per tutti gli elementi coinvolti, i cui movimenti in fase di uscita siano dettati dalla pressione avversaria: "Tutti dobbiamo dare disponibilità, seguiamo la pressione". La curiosità verso uno schema che verosimilmente si potrà osservare nell'amichevole contro il Cittadella si accompagna a una domanda: come riusciranno gli uomini di Abate ad alternare il rombo al più classico 3-4-2-1? Lo scopriremo.

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