Alcuni dettagli interessanti in base al movimento di palla: così Abate spiega ai suoi la linea difensiva
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"Aspetta, aspetta, aspetta... Vai!". Così Raimondi più e più volte nel corso della mattinata. Un diktat ricorrente nel primo allenamento di venerdì 24 luglio: una costante attesa del momento giusto per seguire il movimento della palla. Volendo inquadrare due parole chiave in quest'ultima seduta tenuta in prima persona da Ignazio Abate e dal collaboratore Gabriel Raimondi si potrebbero menzionare "fuorigioco" e "intensità". La prima legata alle specifiche date ai giocatori granata per perfezionare movimenti già visti negli scorsi giorni. La seconda perché non c'è stato scampo: le pretese di Abate sono rimaste molto alte.
Dalla teoria alla pratica: il metodo induttivo di Abate
Prima una situazione statica, guidata, autoesplicativa. Quindi l'applicazione in un contesto verosimile. Per spiegare i movimenti della linea Abate ha dapprima predisposto due esercizi analitici: in un primo momento era richiesto alla linea difensiva a tre, dopo essere risalita da una situazione di cinque contro tre, di seguire il movimento del pallone in un'ipotesi di scarico dal fondo verso un elemento esterno posto sulla trequarti incaricato di crossare. Proprio qui, l'attesa: dal momento del controllo del giocatore arretrato, Raimondi ha preteso un secondo e mezzo in media di attesa sulla linea del limite dell'area. Poi la fuga: nel momento del cross la linea doveva correre verso il centro dell'area. L'obiettivo era quello di far scappare gli avversari in fuorigioco ed evitare una concentrazione davanti alla porta difesa da Paleari e Mascardi.Un secondo esercizio analitico ha visto i granata preparare la situazione opposta: una situazione di passaggio filtrante dall'esterno verso il fondo con conseguente cross. Allora il movimento della difesa, questa volta in linea completa a cinque, è stato l'opposto: la richiesta di Abate per la difesa era di scappare verso l'interno dell'area, seguendo i movimenti degli attaccanti.
Il situazionale: i movimenti uniti
Quindi i due esercizi uniti in un unico situazionale. Abate ha disposto i giocatori in campo in maniera completa: dieci in fase di possesso, undici (con anche il portiere, dunque) in fase di non possesso. In quest'occasione si sono osservati i movimenti della linea difensiva in base al movimento della palla. Il compito della linea era quello di mantenere la stessa altezza della palla, spostandosi quindi in area in caso di palla aperta lunga sugli esterni. Con un limite: la linea del limite dell'area di rigore. In caso di palla più arretrata, la linea a cinque si fermava, facendo uscire soltanto i marcatori uomo su uomo: i quinti in caso di palla molto esterna, altrimenti i braccetti con palla più centrale, quindi il difensore al centro in caso di palla verticale, ma con una salita meno accentuata. E in caso di riconquista? "Se la riconquistiamo c'è da aprirsi", ha ribadito più volte Abate: se la fase di non possesso diventa fase di possesso, l'indicazione è di dare ampiezza alla squadra in modo da allargare lo spazio da marcare per gli avversari. E in tutti questi esercizi, l'intensità è stata massima. Non un momento di pausa. Palla fuori? Ecco un'altra palla dentro dall'altra parte. Positiva la risposta dei granata.© RIPRODUZIONE RISERVATA