Toro News Toro Approfondimenti Baldini accende la polemica: "Il Como non è italiano?" Ma forse non stiamo capendo...

Baldini accende la polemica: "Il Como non è italiano?" Ma forse non stiamo capendo...

Andrea Novello
Le parole del Ct dell'Under 21 accendono il dibattito, ma forse...

Le parole di Silvio Baldini sul Como hanno acceso il dibattito, ma vanno lette nella loro completezza. Il commissario tecnico dell'Under 21, nella conferenza stampa di presentazione alle due sfide per la qualificazione agli Europei, parlando della sfida tra Frosinone e Como, ha spiegato: "Ho fatto il tifo per Alvini, perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como". Una stoccata evidente, soprattutto pensando alla netta differenza degli italiani presenti nelle due squadre. Tanto che cinque componenti della selezione del Ct dell'Under 21 sono giocatori del Frosinone. Ma Baldini, nello stesso intervento, ha anche definito il Como "la squadra che gioca il miglior calcio in Italia". Sono due concetti che possono stare insieme: si può apprezzare il calcio di Fabregas e, allo stesso tempo, ritenere che il Frosinone rappresenti maggiormente un certo modello di valorizzazione italiana.

Il Como offre una prospettiva diversa

Il dato, oggi, è evidente: Kean, Ricci e Liberali sono i soli tre italiani del Como convocati in Naizonale, i primi due da Mancini e il terzo da Baldini. Certo, bisogna sottolineare che tutti e tre siano arrivati in estate, anche in funzione della lista Champions, e che ad oggi abbiano trovato poco spazio nelle rotazioni del tecnico spagnolo. Non è dunque il caso di raccontare una realtà diversa da quella che è: il Como ha costruito una rosa fortemente internazionale. Ma fermarsi a questo dato significa guardare soltanto una parte della storia. Forse quella sbagliata o meno giusta. Perché il club ha scelto un modello preciso, che funziona, portando in Italia giocatori, idee e una cultura calcistica internazionale attraverso il lavoro di Fabregas. E parallelamente sta investendo sul proprio settore giovanile: nella Primavera del Como, 10 degli 11 giocatori di movimento sono italiani. È una prospettiva diversa, forse più lunga, ma proprio per questo non può essere giudicata soltanto guardando quanti italiani giocano oggi in Serie A.

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Due modelli con uno stesso obiettivo?

E qui entra in gioco anche la provocazione dell'opinionista Fabrizio Biasin, che, in risposta a chi dice "il Como non fa nulla per il calcio italiano", ha sottolineato come il club lariano, pur avendo pochi italiani in prima squadra, stia provando a costruirli in casa - diversamente da tante altre squadre del nostro campionato, questo è un dato di fatto - attraverso una "programmazione a lungo termine" . È una visione diversa, ma neanche troppo distante, da quella del Frosinone, e soprattutto non necessariamente incompatibile con l'obiettivo di far crescere il calcio italiano. Il punto non è stabilire quale modello sia quello giusto: il calcio italiano ha bisogno sia di club che valorizzino immediatamente i nostri giocatori, sia di società capaci di portare idee nuove e costruire strutture per il futuro. Per questo criticare il Como sul numero di italiani è legittimo, così come lo è preferire il modello Frosinone. Ma sottovalutare o liquidare il progetto costruito da Fabregas e dalla società lariana non avrebbe molto senso: il vero giudizio, soprattutto sul settore giovanile, arriverà più avanti.
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