Toro News Toro Approfondimenti Bonus Europa nel contratto di Abate: semplice premio o obiettivo concreto?

Bonus Europa nel contratto di Abate: semplice premio o obiettivo concreto?

Andrea Novello
Il bonus legato all'Europa, nel contratto del prossimo tecnico granata, appare come un obiettivo non dichiarato

Manca ormai soltanto l’ufficialità, attesa nei prossimi giorni. Ignazio Abate sarà il nuovo allenatore del Torino. Il tecnico campano ha trovato l’accordo con Cairo e Petrachi dopo settimane di indiscrezioni e candidati accostati alla panchina granata: da Aquilani, poi approdato al Sassuolo, a un possibile ritorno di Juric, passando per piste più defilate come quelle di Di Francesco e Gilardino. Alla fine la scelta è ricaduta sull’ex allenatore della Juve Stabia, pronto a raccogliere l’eredità di D’Aversa, rimasto in attesa di una decisione dalla fine del campionato. Abate firmerà un contratto biennale da 800 mila euro netti a stagione, arricchito da una serie di bonus. Tra questi ce n’è uno che non è passato inosservato: quello legato alla qualificazione alle coppe europee. Ed è proprio questo dettaglio a meritare una riflessione.

È l’obiettivo non dichiarato, ma ci crediamo davvero?

Nel recente passato difficilmente abbiamo visto Cairo o gli allenatori del Toro esporsi a inizio stagione fissando traguardi precisi. Più spesso si è preferito parlare di crescita, di miglioramento rispetto all’anno precedente o di percorsi da costruire strada facendo. Questa volta, però, qualche indicazione potrebbe arrivare proprio dal contratto di Abate. La presenza di bonus legati all’Europa lascia intendere che, almeno sulla carta, l’obiettivo sia quello di avvicinarsi alle posizioni che valgono una qualificazione continentale. Non necessariamente l'Europa League, che a Torino manca ormai da troppo tempo, sia chiaro, ma almeno la Conference League. Realisticamente, però, quel bonus sembra più uno strumento per convincere Abate ad accettare la sfida e per premiarne un eventuale exploit, piuttosto che un obiettivo realmente alla portata nelle condizioni attuali. Perché, come sempre, tutto dipenderà dalla squadra che verrà costruita attorno al nuovo allenatore. E quella squadra sarà il risultato del mercato che Petrachi riuscirà a portare avanti con le risorse messe a disposizione da Cairo. È qui che nascono i dubbi. Negli ultimi anni il Torino ha spesso dato l’impressione di muoversi senza una vera pianificazione, tra occasioni inseguite all’ultimo momento e scelte poco coerenti con le esigenze tecniche della squadra. Per questo la fiducia resta limitata. Certo, il sogno di tornare in Europa continua a esistere: sarebbe il modo migliore per riportare entusiasmo in una piazza che da oltre un decennio aspetta di tornare protagonista anche oltre i confini nazionali. Ma il problema è proprio questo. A Torino non si è smesso soltanto di andare in Europa. Si sta lentamente smettendo anche di credere o di sognare, e non potrebbe essere altrimenti.