Impressioni a caldo da Torino-Roma
Vincere e convincere, non devono sempre andare di pari passo. Questo Torino non ha vinto contro la Roma, ma per alcuni tratti del match ha convinto. Paga lo scarto tra le due formazioni quella di Ignazio Abate che esce a testa bassa dalla gara casalinga contro i giallorossi di Gasperini, ma con una consapevolezza: serve ripartire dalla qualità che i granata sono stati in grado di far vedere. E, in questa direzione, scegliere i giocatori giusti per perseguire questo obiettivo.
Torino-Roma 0-2: Abate paga un errore tecnico e lo scarto di qualità
Non c'è dubbio: era da preventivare una partita particolarmente difficile, sulla carta e in campo. Il pallino del gioco l'hanno avuto prevalentemente gli ospiti, con la formazione granata che si è spesso chiusa, cercando le modalità migliori per ripartire. Questo è accaduto soprattutto nel primo tempo: i padroni di casa, allo studio caso per caso delle soluzioni più offensive verso la squadra di Gasperini, si sono accorti di essere più pericolosi facendo il proprio gioco, in impostazione e costruzione dal basso. Il mantra del "buttare la palla il più lontano possibile" si stava rivelando inutile, se non nocivo. Anche se, alla fine, nocivo si è rivelato anche un errore tecnico di Lucas Perri proprio nel tentativo di avviare una nuova situazione di costruzione dal basso.Nella ripresa la formazione granata è uscita, di più e meglio. Complice un tasso qualitativo incrementato e di parecchio, con gli inserimenti di Bragança e Cacciamani prima e di Ilkhan poi, i granata hanno saputo essere precisi e di qualità per larghissimi tratti nel corso della ripresa, costruendo e risultando pericolosi per una squadra che ha comunque confermato la propria superiorità. E l'ha fatto anche nel finale del match: il gol di Pisilli ha chiuso i giochi, risultando più pesante per l'immagine del match, lato granata, che per il risultato.
Torino-Roma 0-2, le impressioni a caldo
La prima impressione, madre di qualunque altra seguirà, è quella di un Torino che deve necessariamente cominciare a fare risultati, anche sporcandosi talvolta, ma che non può al tempo stesso non ripartire da molte delle cose che si sono viste nel corso della serata. "Aggrapparsi alla qualità", una soluzione della quale Brocchi si è sincerato a più riprese nel postpartita, trovando il consenso di Abate prima e di Mandragora poi. In effetti, questo è chiaro. Lo era a Firenze, lo è anche oggi: se il Torino si snatura, fa veramente male. Campanili alla "viva il parroco" e tentativi fortuiti di costruire gioco solamente in maniera sporca non sono parte di questa squadra, che inevitabilmente paga dazio: il gioco che può funzionare è un gioco qualitativo, ma per un gioco qualitativo ci va tempo, soprattutto se gli interpreti devono entrare nella migliore condizione. Questa è la chiave.Il Torino, infatti, è cresciuto a dismisura quando Braganca e Cacciamani hanno aggiunto la propria qualità. E l'ha fatto anche quando Abate ha inserito un altro palleggiatore come Ilkhan. Una qualità che a centrocampo, osservando i sopra citati unitamente a Mandragora e Fitz-Jim, evidentemente c'è. E con la sesta prestazione negativa in sei partite da parte di Gineitis, una reiterata impressione è la difficoltà di comprenderne la titolarità. Ma l'esempio di oggi del portoghese probabilmente vedrà i suoi risultati già a partire dalla gara contro il Bologna.
In ultima istanza, una riflessione è doverosa: quale ruolo deve avere l'attaccante di Abate? L'opinione pubblica nel postpartita di Torino-Roma si è schierata in attacco rispetto alla prestazione del "Cholito" Simeone. E in effetti l'argentino ha sbagliato un paio di occasioni che avrebbero potuto invertire l'esito di questo match. Dall'altra parte, però, non si può considerare il sontuoso lavoro compiuto da Simeone nel corso di tutta la gara: se il Torino ha portato a casa una buona partita, certo lo deve anche alla prestazione del proprio attaccante. Il duello tra connazionali con Balerdi è stato protagonista dell'intera gara, con l'ex Fiorentina che è stato in grado di vincerlo in più occasioni. Abbassandosi molto, facendo a spallate, proteggendo palla e smistando il possesso, Simeone ha favorito il gioco di Abate, partecipando nella stragrande maggioranza delle occasioni che si sono rivelate pericolose. Insomma, molto bene ma è mancato il gol. Che per un attaccante non è cosa da poco.
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