Impressioni a caldo da Torino-Udinese
È la seconda volta consecutiva che mettiamo quest'uomo in copertina. E, forse, non eravamo neanche pronti ad ammetterlo. Dopo l'incoronamento di Pedro l'11 agosto 2015, l'uomo della provvidenza del Torino rischia seriamente di diventare Sandro Kulenovic. E ad Abate e ai tifosi granata, forse, va davvero bene così. Perché la prima vittoria casalinga in stagione, al termine di una partita tutt'altro che piacevole, porta la sua firma.
Torino-Udinese 2-1: Abate la riprende, sempre con la panchina...
Vince e parzialmente convince questo Torino che, nonostante una partita soporifera per più di qualche momento, porta a casa tre punti fondamentali nella prima vittoria casalinga nell'era Abate. Un primo tempo ad uso quasi esclusivo dei bianconeri che, costretti a rincorrere per la marcatura in tap-in di Bragança, dopo soli sette minuti trovano il pareggio con Ekkelenkamp. Il Torino alza la testa in più di un'occasione in una ripresa comunque non da 8 in pagella ma trova un fondamentale miglioramento nel ritmo con i cambi. Tra questi, proprio Kulenovic quello decisivo, per una marcatura nuovamente fortuita del croato che, a prescindere da tutto, salva il match e regala una vittoria fondamentale ai suoi.Torino-Udinese, impressioni a caldo
Non volendo dedicare ogni copertina in questo articolo a Kulenovic, non si può non partire esprimendo due considerazioni in una. Dalla disposizione in campo del Torino arriviamo alla conclusione che, pur non essendo, nuovamente, un tecnico del Torino riuscito a portare avanti fino in fondo la propria idea tattica, dall'altra parte sembra che, alla fine, Abate abbia lo stesso ritrovato la propria ideologia tattica. Perché se è vero che la difesa a quattro non sembrava nelle intenzioni a priori del tecnico - nonostante ci sia stato qualche iniziale tentativo già in ritiro - dall'altra parte Abate sta rispettando una promessa che aveva fatto: creare un Torino trasformista, in grado di modellarsi in base all'avversario ma soprattutto in base alla fase del match. Così un Toro innovativo ha cominciato la gara con un 4-4-2 che tramite un Belghali più offensivo e un Oristanio più accentrato ha potuto facilmente trasformarsi in quel 3-4-2-1 che tanto sembrava caro all'ex Juve Stabia dai primissimi giorni a Pinzolo (del resto la difesa a tre l'aveva sempre accompagnato nei suoi primi trascorsi nel professionismo).Fatte le doverose e, per i più appassionati, interessanti premesse tattiche, è anche doveroso considerare come, alla fine, Abate sia riuscito a cambiare la partita con i cambi. Come già successo a Firenze, come già successo a Bologna, anche nella prima vittoria casalinga uno zampino importante l'hanno messo i subentrati: in particolar modo, Vlasic, Ilkhan e Kulenovic. Gli ingressi di questi tre giocatori hanno modellato in maniera significativa la disposizione in campo dei granata ma soprattutto i movimenti e le possibilità a disposizione in una fase del match particolarmente delicata come quella del passaggio dal pareggio al vantaggio, poi trasformatosi in definitivo.
E a questo punto, sì, vale la pena riparlare di Kulenovic. Perché è vero che, ancora una volta, siamo qui a parlare di "Kule"; ma è anche vero che, per sfruttare la fortuna, bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto. E Sandro Kulenovic l'ha fatto in due occasioni. Prima conquistando una situazione fondamentale a Bologna, facendosi poi aiutare dalla papera di Skorupski. Quindi, contro l'Udinese, sfruttando un fraintendimento clamoroso tra Okoye e Bertola e infilando un pallone carambolatogli addosso direttamente in porta - con più di qualche sospiro per una finalizzazione un po' più angolata del previsto... In ogni caso, è suo il merito di aver cambiato due partite. E su quattro punti è forte il suo zampino. Come è forte quello di Ilkhan, sempre prezioso per un Torino che forse potrebbe dargli più spazio, mentre spera che l'affaticamento muscolare sia solo questo. Come forti sono le immagini di Simeone e Cacciamani, con il primo che, stoicamente, ha resistito fino a fine match con i crampi; il secondo la cui immagine non può che essere una corsa di incredibile resilienza per portare il pallone più lontano possibile. Al 95'. Dopo novantacinque minuti di fatica.
Ha ragione Abate quando dice che questo Torino, mentalmente, sembra aver trovato spunti importanti. "Oggi la squadra ha dimostrato di volerla portare a casa in tutti i modi: con questa mentalità possiamo fare bene", ha spiegato a fine partita. E non si può che dargli torto. Come non si può evitare di considerare, però, che serve anche un cambio di marcia in un'altra direzione. Perché alla fine, quei rischi che Abate ha negato, nel corso del match ci sono stati. E alcune imprecisioni - si vedano la posizione sprovveduta di Coco sul gol di Ekkelenkamp o la dormita generale al 7' - alla lunga possono essere letali per una squadra ancora così imperfetta. Se non altro, "gettare il cuore oltre l'ostacolo" vuol dire porre le basi giuste per una strada che è ancora inevitabilmente lunga.
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