Toro News Toro Approfondimenti Paleari messo alla porta: da primo inatteso a terzo. Il rischio della scelta

Paleari messo alla porta: da primo inatteso a terzo. Il rischio della scelta

Andrea Novello
L'avventura del portiere classe '92 sta per volgere al capolinea dopo due stagioni intense

Dalla panchina alla porta, dalla porta alla porta. L'avventura di Alberto Paleari al Torino sta per volgere al termine proprio in queste ore, con il passaggio all'Aek Larnaca, a Cipro. Si chiude così un'avventura durata due anni e andata ben oltre le aspettative iniziali, soprattutto considerando che il classe '92 era arrivato sotto la Mole come semplice gregario. A 33 anni, compiuti 34 lo scorso 29 agosto, Paleari ha vissuto quella che è stata probabilmente la stagione più importante della sua carriera, diventando molto più di un secondo portiere. In campo, infatti, la sua esperienza granata è stata una vera e propria montagna russa, con tanti alti e qualche inevitabile basso. Ma è soprattutto nello spogliatoio che Paleari ha lasciato il segno, diventando un uomo-simbolo della salvezza conquistata nella scorsa stagione e uno dei giocatori più apprezzati dall'ambiente.

Poi, in estate, le scelte del club hanno cambiato tutto: prima la decisione di puntare sul giovane Diego Mascardi, poi l'arrivo di Lucas Perri. Di fatto, per Paleari non c'era più spazio e il Torino lo ha accompagnato verso l'uscita, costringendolo a cercare una nuova avventura. Non verrà probabilmente ricordato come uno dei migliori portieri della storia recente del Toro, ma il giudizio non può essere soltanto tecnico. Paleari ha saputo conquistarsi qualcosa di molto più difficile: l'affetto della gente. È arrivato da gregario e se ne va da protagonista, dopo aver vissuto da vicino una delle stagioni più delicate della storia recente granata. Dalla panchina alla porta, dalla porta alla porta: il suo viaggio al Torino finisce così, ma difficilmente verrà dimenticato dai tifosi.

Caricamento correlate...

Prima vice-Israel poi numero uno

Paleari arriva al Toro nell'estate 2024 come vice Milinkovic-Savic, dopo due stagioni in Serie B e una in C con il Benevento. La prima annata è quella del classico secondo portiere, vissuta alle spalle del serbo e chiusa con una sola presenza, nella sconfitta per 3-2 contro la Lazio del 19 settembre. Il terremoto arriva l'estate successiva, quando Milinkovic-Savic lascia il Torino per il Napoli e l'allora ds Vagnati individua in Franco Israel dello Sporting Lisbona il suo sostituto. L'inizio dell'uruguaiano, però, è tutt'altro che semplice: il 5-0 subito a San Siro contro l'Inter alla prima giornata e poi un infortunio dopo appena sette partite spalancano le porte a Paleari.

Per il classe '92 è l'occasione della vita e lui la sfrutta nel migliore dei modi. Cinque giornate consecutive da titolare, senza mai sfigurare e anzi diventando protagonista nel derby contro la Juventus, terminato 0-0: in quella partita Paleari è il migliore in campo, con diversi interventi decisivi a sbarrare la porta ai bianconeri. Israel torna a disposizione e riprende per due partite il posto da titolare, ma a metà dicembre arriva la scelta definitiva: Paleari si prende la porta del Toro e non la lascia più fino alla fine del campionato. Da semplice vice a titolare, dunque, nel giro di pochi mesi. Paleari diventa uno dei volti della rincorsa alla salvezza e soprattutto il simbolo di una squadra che a un certo punto della stagione aveva iniziato a rischiare davvero grosso. Il suo rendimento e la sua personalità gli permettono di conquistare la fiducia dell'ambiente, trasformando quella che sembrava una soluzione d'emergenza nella scelta più affidabile tra i pali. Una parabola che rende ancora più particolare il suo addio al Torino: arrivato per fare il secondo, se ne va dopo aver conquistato la porta e soprattutto l'affetto dei tifosi, con cui è sempre stato disponibile per una foto o un autografo.

Cosa perde il Toro con la partenza di Paleari?

"Paleari, un ragazzo a cui rinnoveremo il contratto e farà da chioccia per chi arriverà". Così parlava Gianluca Petrachi di Paleari alla presentazione di Abate. Parole che oggi assumono un peso particolare, perché con l'arrivo di Mascardi a inizio ritiro sembravano avere perfettamente senso: un giovane portiere alla prima esperienza in Serie A affiancato da un uomo d'esperienza, capace di accompagnarlo nella crescita. Non a caso i due si sono alternati durante le amichevoli estive. Poi, però, il mercato ha cambiato tutto. L'operazione per Lucas Perri dal Leeds United, già ben avviata a inizio agosto, si è concretizzata proprio sul finire della sessione e in un'estate Paleari è passato dall'essere il primo portiere inatteso a diventare il terzo.

Per Paleari sarebbe stato probabilmente ingeneroso accettare quel ruolo dopo la stagione disputata in Serie A. Anche perché il Toro aveva e ha a disposizione Lapo Siviero e, ironia della sorte, anche l'ancora infortunato Israel. La scelta di puntare su un portiere di caratura internazionale come Perri è legittima e comprensibile, così come lo era l'idea di chi riteneva sufficiente il duo Mascardi-Paleari. Il punto, però, è un altro: con Paleari il Torino non perde soltanto un portiere, ma soprattutto un uomo dello spogliatoio, uno di quei giocatori capaci di trasmettere sicurezza e tenere unito il gruppo nei momenti più complicati. E in una squadra giovane e profondamente rinnovata come quella di Abate, una figura del genere avrebbe potuto avere un peso non indifferente.

Il calcio, però, è fatto anche di cicli che finiscono. E certe storie vanno vissute, concluse e soprattutto ricordate per quello che hanno rappresentato. Paleari lascia il Torino dopo essere arrivato da semplice vice e aver conquistato, quasi inaspettatamente, la porta e l'affetto dei tifosi. Non sarà ricordato soltanto per le parate, ma per il modo in cui è riuscito a diventare parte del Toro. E forse è proprio questo ciò che il club rischia di perdere più di tutto.

Caricamento raccomandazioni...