Toro News Toro Approfondimenti Torino-Como 1-3, Abate Cam: si poteva incidere di più con i cambi?

Torino-Como 1-3, Abate Cam: si poteva incidere di più con i cambi?

Federico Marchesi
Una sconfitta che fa parte del percorso? Il Toro è stato all'altezza di confrontarsi con una grande squadra? Le impressioni date da Abate contro il Como

Un Torino che ha tenuto testa al Como per 80 minuti. Si potrebbe riassumere così la gara andata in scena ieri sera all'Olimpico Grande Torino. Peccato davvero per la rimonta finale che ha sciupato una serata che sembrava incanalata nei binari giusti. Il Toro ha avuto la mentalità giusta nell'affrontare una squadra dal livello qualitativo superiore, non rinunciando a sfuriate offensive e a giocare a viso aperto quando si trattava di avere il pallone tra i piedi. I granata hanno usato poi un blocco basso quando si trattava di lasciare il possesso alla squadra lariana. Ignazio Abate l'aveva preparata bene, calcolando in modo ottimale quando era il caso di affondare il colpo e quando di arretrare il baricentro. E il fortino firmato Comuzzo-Ismajli-Coco ha retto l'urto della marea comasca, arginando, anche sfruttando un po' di fortuna, la premiata ditta Nico Paz-Douvikas-Caqueret/Baturina, almeno fino al minuto 80. Poi la difesa ha iniziato a fare acqua da tutte le parti ed è arrivato il trittico di reti dei lariani. Dalle indicazioni emerse dalle scelte iniziali, dai cambi e dalle dichiarazioni post partita si può tracciare un quadro della gara dell'ex Juve Stabia.

Quando la difesa non c'è, il Como e Nico Paz ballano. Ma il Toro c'è e la mano di Abate si vede

E' un blackout che fa riaffiorare ricordi poco piacevoli in quel di Torino. A differenza del passato però il momento di smarrimento è arrivato alla fine di una partita gagliarda, di intensità e applicazione, giocata con la testa alta ma al contempo difendendosi dal ritmo e dalla produzione offensiva di marca lariana. Il tecnico ex Primavera del Milan ha in mano la squadra e ha annunciato prima che iniziasse il match di essere intenzionato a non nascondersi e stare solo dietro, ma anche di proporre calcio, contro chi, in questo momento, è più avanti del suo Toro. Il concetto di coraggio ritorna, perché il Torino è stato sfrontato al punto giusto e ha prodotto diverse azioni pericolose, come le occasioni di Belghali, Vlasic, Simeone e Gineitis. Coraggio sì, ma non incoscienza. Quando il pallone era tra i piedi dei giocolieri del Como, i granata aspettavano bassi, chiudendo bene le maglie al centro, costringendo la squadra di Fabregas a ricorrere alle corsie laterali.
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Se c'è una nota negativa sicuramente è che questo atteggiamento ha portato il Toro ad essere leggermente troppo passivo nel corso del secondo tempo e di andare in apnea troppo presto. E a quel punto la qualità dei giocatori lariani è emersa, con il triplo schiaffo che ha tramortito un Torino che fin lì non aveva demeritato. Certo la retroguardia, soprattutto con Coco e Ismajli, nell'ultimo tratto di match, è stata deficitaria ed è andata in confusione e il gruppo comasco ha approfittato della situazione per fare breccia e trovare i 3 punti. C'è da dire che se la formazione iniziale è probabilmente la migliore che l'allenatore poteva schierare, considerando le indisponibilità, e che denotava anche nei fatti la volontà di attaccare e non essere timidi, con un Gineitis in meno e una cerniera meno quantitativa e più qualitativa formata dal duo Braganca-Fitz-Jim in più, lo stesso non si può dire per i cambi.

I cambi non invertono la rotta: il Toro ha in mente il cammino ma ha perso per 10 minuti la bussola

Oristanio e Ilkhan sono esenti dal discorso, perché hanno avuto troppo poco tempo per poter incidere. Ma, a differenza delle ultime uscite, questa volta le sostituzioni hanno inciso meno del previsto. Se facendo entrare Gineitis l'intenzione era quella di fare legna in mezzo al campo per rompere il ritmo alto e pressante del Como, che saliva sempre più in cattedra con il passare dei minuti, l'idea ci poteva stare (ed effettivamente il lituano non si è comportato affatto male). Ma fa storcere il naso la scelta di togliere uno dei migliori fino a quel momento: Fitz-Jim. E' vero sono stati aggiunti centimetri e muscoli alla mediana, ma si è perso un po' il brio e l'imprevedibilità che garantiva l'olandese. Detto che il lituano ha disputato in realtà uno spezzone di gara discreto, il quesito principale riguardo alle modifiche a gara in corso sorge con il cambio di Patterson, che ha rilevato un buon Cacciamani. Il rendimento di Couto è salito con la sostituzione e non può essere un caso che entrambi i primi due gol dei lariani siano arrivati da un assist proveniente da quella fascia. Lo scozzese è stato troppo timido e ha subito la vivacità del brasiliano. Infine, riguardo a Kulenovic, che ha rimpiazzato un Simeone versione lottatore, purtroppo non è riuscito a trovare il guizzo che gli aveva permesso di trovare due reti in due partite tra Bologna e Udinese e in più con il suo ingresso la squadra granata non è più riuscita a risalire.

Abate usa più la carota del bastone con i suoi ragazzi: da buon capitano della sua ciurma granata

Nonostante la sconfitta finale e la delusione, Ignazio Abate ai microfoni nel post-gara ha usato parole al miele per la sua squadra: "Ai ragazzi ho poco da recriminare. Hanno avuto un grande spirito, hanno fatto una grande fase difensiva. A tratti hanno gestito la palla molto bene. Senza dimenticare che di fronte avevamo una grande squadra". L'ex Ternana ha inoltre ribadito quanto il Toro abbia rischiato poco in rapporto al livello tecnico dell'avversario che aveva davanti, aggiungendo: "sull'atteggiamento avevo pochi dubbi dei miei ragazzi. Oggi era importante rimanere compatti, sapevamo loro volevano entrarci dentro tra le linee. Abbiamo difeso molto bene, rischiato poco. Peccato per il primo gol subito". Dichiarazioni che evidenziano quanto il Toro e soprattutto l'ex Milan abbiano chiaro il cammino che gli si presenta davanti ed abbiano in mano le redini della situazione. La testa è già al Frosinone. Parola d'ordine: andare allo Stirpe e vendere cara la pelle, per aggiungere uno step di crescita al percorso congiunto.
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